X Factor 2026, tutto quello che c’è da sapere sulla ventesima edizione ai nastri di partenza
Da giovedì 10 settembre riparte la caccia ai dodici talenti della ventesima edizione. Al tavolo di X Factor 2026 Francesco Gabbani, Jake La Furia, Paola Iezzi e la new entry Irama, con Giorgia per il terzo anno alla conduzione
Vent’anni e non sentirli. X Factor è pronto a riaccendere i motori con l’edizione 2026. La nuova stagione dello show Sky Original prodotto da Fremantle parte giovedì 10 settembre su Sky e in streaming su NOW, con una lunga fase di selezione destinata a condurre verso i dodici protagonisti che si contenderanno settimana dopo settimana il palco dei Live Show.
Il percorso prenderà il via con le Auditions, articolate in tre puntate. È il primo vero contatto tra i concorrenti e il tavolo dei giudici. Il meccanismo resta quello consolidato: per superare la fase servono almeno tre sì. Superata la prima selezione, si passa ai Bootcamp. Qui la difficoltà aumenta sensibilmente: per accedere alla fase successiva serve l’unanimità dei quattro giudici. Quattro sì netti, dunque. In caso contrario, il tavolo potrà discutere e cercare un accordo. Ma ogni giudice avrà anche a disposizione una delle carte più potenti dello show: l’X Pass.
Poi arriverà il momento più delicato: le Last Call. I giudici avranno scelto gli artisti da portare nella propria squadra e li ascolteranno per la terza volta. Sul palco ci saranno tre sedie vuote. I concorrenti selezionati potranno accomodarsi, ma nulla sarà davvero definitivo. Quando le sedie saranno occupate, lo studio cambierà colore e diventerà rosso.
È il segnale che dà il via al meccanismo degli switch: un nuovo artista può entrare e costringere il giudice a far alzare qualcuno che sembrava già dentro. Ed è qui che la tensione sale al massimo. Dal 22 ottobre inizierà la fase dei Live Show, ogni giovedì, sul palco del Teatro Repower di Milano. Qui il meccanismo cambierà ancora: le prove, le assegnazioni, gli arrangiamenti e la capacità di stare sul palco diventeranno parte integrante della sfida.
Uno dei momenti più attesi sarà, come sempre, quello degli inediti, realizzati anche quest’anno con la collaborazione di Warner Music Italy, partner del programma nel percorso che accompagna i concorrenti verso la loro prima vera esperienza discografica. E poi arriverà la finale. Dopo due edizioni consecutive nella suggestiva cornice di Piazza del Plebiscito a Napoli, il gran finale tornerà a Milano. L’appuntamento è fissato per giovedì 3 dicembre all’Unipol Forum di Assago, il grande tempio della musica dal vivo milanese.
Ma, prima delle luci, dei grandi ospiti e degli inediti, ci sono loro: i ragazzi che arrivano davanti al tavolo dei giudici con una canzone, una storia e una quantità variabile di sogni e paure. E proprio su questo si gioca una delle sfide più interessanti della ventesima edizione. Perché trovare un talento non significa necessariamente riconoscere soltanto una bella voce. Significa capire chi hai davanti, cosa gli manca, cosa può diventare e soprattutto quale percorso sia davvero adatto a lui.
È il filo rosso che accomuna le parole della conduttrice Giorgia e dei giudici Paola Iezzi, Jake La Furia, Francesco Gabbani e della new entry Irama, da noi raccolte alla vigilia della nuova stagione.
X Factor 2026: la parola alla conduttrice e ai giudici, l’intervista
Giorgia, ancora una volta il volto che accoglie
A guidare il viaggio ci sarà ancora Giorgia, per il terzo anno consecutivo padrona di casa di X Factor. Il suo compito, però, non si esaurirà davanti alle telecamere. Se il tavolo dei giudici rappresenta il momento del verdetto, il backstage sarà ancora una volta il luogo dell’attesa, della tensione e delle emozioni più fragili.
E proprio qui, secondo Giorgia, deve entrare in gioco il vero fattore X di una conduttrice: «Deve avere l’empatia per relazionarsi soprattutto alle ragazze e ai talenti che vengono a presentarsi, che si preparano, stanno per salire sul palco».
Giorgia avrà anche un’altra funzione: quella di collante tra i giudici. Un ruolo che, almeno sulla carta, quest’anno dovrebbe essere piuttosto semplice: «Qui non ce n’è bisogno perché siamo tutti già perfettamente incollati già all’origine. Ci troviamo benissimo. Fra di noi c’è grande armonia».
Paola Iezzi: «Servono empatia e anche sani no»
Per Paola Iezzi, alla sua terza edizione e reduce dalla vittoria dello scorso anno con Rob, il compito di un giudice parte dall’empatia, ma non può fermarsi lì.
«L’empatia è una caratteristica abbastanza importante per chi è giudice», spiega. Ma subito dopo arriva l’altra faccia della medaglia: la severità del giudizio. Perché voler bene a un artista, o anche soltanto comprenderne le difficoltà, non significa necessariamente dirgli sì.
Un giudice deve riuscire a separare l’emozione del momento dalla valutazione del percorso: «Una persona può avere anche un talento immenso ma non saper sostenere quel percorso in quel momento lì. Magari gli serve qualche anno in più per rodarsi, per stratificare il proprio background. Devi avere banalmente la capacità di essere fermo nel tuo giudizio per quanto ti faccia male, lotti con te stesso, di dire anche dei sani no».
Jake La Furia e il talento da accompagnare
Per Jake La Furia, al terzo anno al tavolo, il fattore X ha invece a che fare soprattutto con la capacità di leggere le persone. Non esiste un’unica ricetta per tutti. E forse proprio questa è una delle consapevolezze più importanti per chi deve diventare mentore di un gruppo di artisti: «La capacità di interfacciarsi con i concorrenti e capire quale percorso ognuno ha bisogno di fare rispetto a un altro».
C’è chi ha bisogno di essere accompagnato passo dopo passo e chi, al contrario, necessita soltanto di una guida capace di organizzare e valorizzare qualcosa che già possiede. «Alcuni hanno bisogno di essere proprio accompagnati, alcuni hanno bisogno semplicemente di una gestione di quello che sanno già fare», osserva Jake.
Francesco Gabbani: ogni artista è un caso diverso
Anche Francesco Gabbani, alla sua seconda esperienza a X Factor, insiste sulla necessità di saper leggere la situazione: «Avere la capacità di interpretare la circostanza e interpretare chi hai di fronte».
Per il cantautore, dunque, la parola decisiva è adattamento: «Ogni cantante, ogni artista ha delle sue peculiarità, delle caratteristiche che possono passare magari dalla tecnica, dalla preparazione, magari invece assolutamente al contrario. Quindi avere la capacità di adattarsi al contesto, alla circostanza».
Irama entra nel tavolo: «Non voglio rompere l’equilibrio»
La novità più evidente è Irama, al debutto assoluto come giudice. Dopo l’esperienza sanremese, le prime incursioni televisive e una carriera discografica costruita a colpi di certificazioni e grandi numeri, il cantante si trova per la prima volta dall’altra parte del tavolo. Non più soltanto artista da giudicare, ma anche chiamato a giudicare.
«Essendo un gruppo molto consolidato e che funziona così bene, magari non aggiungere niente, cercare di inserirmi e di dare anche un punto di vista semplicemente in più. Spero di inserirmi con delicatezza, però far valere anche la mia voce e il mio punto di vista» dice l’artista.