XFactor 12: Castelli in aria – Le pagelle del quinto live show

Siamo finalmente arrivati agli inediti, il punto finale (ma non troppo) del percorso artistico dei talenti di XFactor. Per la prima volta nella storia della trasmissione i concorrenti si sono esibiti solo con il proprio pezzo, senza cantare nient’altro. Il risultato è stato al di sopra delle aspettative, con tanti buoni pezzi.  Ma andiamo a valutare.

Los Angeles (Luna): Si parte subito con il botto. Un buon testo rap cucito come un abito addosso alla sua interprete che, seppur sia divorata dall’ansia, riesce a portare a casa. Un ritornello molto orecchiabile che strizza l’occhio agli ultimi successi pop-rap che tanto han fatto bene in radio. Martellante al punto giusto ed adatto a far volare alto la piccola sarda. Promosso. Voto: 8.5

Cielo Inglese (Renza Castelli): E’ senza dubbio l’inedito più complicato del lotto, e difatti viene eliminato. Una melodia non così appetibile, delicata, dolce, come è sempre stata lei nel corso di tutto il programma. Arriva in punta di piedi e ti prende nel ritornello, pieno di leggeri virtuosismi e abbastanza ricordabile. Particolare. Voto: 7+

La fine del mondo (Anastasio): Il miglior inedito del programma per distacco. Un testo spaziale, anche se soffre di alcuni napoletanismi (“scendetemi di dosso” per esempio è agghiacciante), il beat dà in testa e ti prende, mettendoti una voglia di vivere incredibile, il flow scorre come un fiume. Ormai ho finito le parole per Anastasio. Voto: 9.5

Non ti avevo ma ti ho perso (Sherol Dos Santos): Una voce sprecata. Solo questo si può pensare del tremendo inedito di Sherol. Il testo è anche carino e sentito, rivolto al padre, ma la musica…Una produzione che sembra fatta con l’Attack, mettendo insieme una canzone Disney con un pezzo del Cocorico. Spreco. Voto: 4.5

Like The Rain (Naomi): Un pezzo che ha tutte le potenzialità per essere un perfetto estratto di un musical. Arioso, orchestrale, potente, che esalta tutte le doti da conservatorio della campana. Peccato che è probabilmente l’unico degli inediti che non mi viene voglia di riascoltare. Ed è un peccato perchè io ho una profonda ammirazione per l’interprete. Ma Fortunato Zampaglione ed il produttore di Bocelli stavolta non fanno centro. Voto: 5+

Don’t Stop Me (Bowland): Il brano è particolare, di un genere che non ha mai avuto molti proseliti in Italia. Solito loro trip ipnotico, con sfumature progressive, che ci ha fatto innamorare degli iraniani. Uno stile che o piace o non piace e personalmente a me piace molto. Voto: 8

Piume (Leo Gassmann): Non ci siamo. Il giovane figlio d’arte esordisce nel mercato discografico con un brano che prende a piene mani dalla tradizione del canto pop italiano. Non sarebbe neanche un male se non fosse che canzoni con queste stile ne abbiamo fin troppe. Potrebbe essere un pezzo presente nella discografia di un Renga o di un Nek, senza troppi problemi. Se è un bene od un male decidetelo voi. Voto: 6

Cherofobia (Martina Attili): Nonostante non ci sia più la base solo acustica, il pezzo resta la hit funzionale che è sempre stata. Un bellissimo brano, intenso, che narra uno spaccato di vita importante e che fa vibrare i cuori di tutti quelli che ormai la sanno a memoria. Speriamo mantenga le vibes che l’han portato fino a questo punto. Voto: 9

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Nicolò Giusti

Classe 1996, amo la musica da sempre e seguo qualsiasi cosa la riguardi. Aspettando dal 2011 la vittoria di un'altra under donna ad XFactor, continuo ad ascoltare quasi ogni genere. Editorialista per Recensiamo Musica dal dicembre 2016 mi occupo di XFactor e dello spazio emergenti.

Nicolò Giusti

Classe 1996, amo la musica da sempre e seguo qualsiasi cosa la riguardi. Aspettando dal 2011 la vittoria di un'altra under donna ad XFactor, continuo ad ascoltare quasi ogni genere. Editorialista per Recensiamo Musica dal dicembre 2016 mi occupo di XFactor e dello spazio emergenti.

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