Yoseba

A tu per tu con il giovane artista campano, in uscita con il nuovo singolo intitolato “Illusione

Tempo di nuova musica per Giuseppe Cirillo, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Yoseba, artista pop urban in uscita con il singolo “Illusione”, prodotto da Nazo. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Giuseppe, benvenuto. Partiamo dal tuo nuovo singolo “Illusione”, che sapore ha per te questo pezzo?

«“Illusione” è il brano che mi ha cambiato la vita. Scriverne il testo mi ha permesso di sfogare una profonda delusione da poco affrontata nella mia vita: stavo vivendo un periodo “no”, e “Illusione” mi ha aiutato molto ad uscirne. In più, è stato il brano che ha riscontrato il maggior successo sulle piattaforme digitali, con oltre 4 milioni di visualizzazioni su YouTube, oltre 2 milioni di stream su Spotify e centinaia di migliaia di video su TikTok con l’audio della canzone, che ha spopolato uniformemente in tutta Italia. Mi ha poi permesso di entrare ufficialmente in Hokuto Empire, etichetta discografica distribuita da Sony del mio manager, Facchinetti, e mi ha così concesso di conoscere persone speciali con cui oggi condivido il mio percorso artistico». 

Un brano che sviscera le dinamiche di un rapporto sbilanciato, più fumo che arrosto. Cosa ti ha ispirato questo tipo di riflessione?

«“Illusione” nasce da un’esperienza vissuta da me in prima persona, grazie alla quale ho capito che non sempre quello che ci sembra amore è vero amore, e non sempre quello che all’inizio sembra faccia bene al cuore è quello che poi effettivamente farà bene per sempre. Un amore che, come dico anche nel ritornello della canzone, in realtà era solo un’illusione. Dietro una grande emozione non sempre ritroviamo vero amore, spesso vi si può nascondere qualcosa di negativo. L’importante è farne tesoro ed esperienza e non mollare mai: “Illusione” per me è proprio l’emblema che anche da una delusione si possono ottenere grandi risultati». 

Musicalmente parlando, pensi di aver raggiunto con questa traccia il sound che più ti rappresenta e che mette meglio in risalto la tua identità artistica?

«Sicuramente quello di “Illusione” è un sound che mi piace e sento mio, grazie al lavoro svolto dal producer Valerio Nazo, ma ritengo di essere molto versatile in questo senso. Essendo ancora agli inizi amo sperimentare e scoprire nuovi sound che potrebbero caratterizzare il mio stile. Ho tanta voglia di dimostrare quanto valgo con tanti altri brani e non con un’unica canzone».

Facciamo un breve salto indietro nel tempo, come e quando ti sei avvicinato alla musica?

«Canto sin da quando ero ancora un bambino, perché mi emoziona da sempre. Mi piaceva fare karaoke e ricordo che spesso mi chiudevo nella mia cameretta e immaginavo di essere su un grande palco. Purtroppo non ho mai studiato musica perché il mio sogno era quello di diventare un calciatore, e questo sogno, poi sfumato, mi ha tenuto lontano dal canto per un po’. Poi è arrivato il momento in cui ho deciso di mettermi in gioco in prima persona e scrivere una canzone. Organizzavo eventi e questo mi consentiva di frequentare club ed essere spesso immerso nell’ambiente musicale. Mi piaceva l’idea che un dj potesse riprodurre nel corso di una festa una mia canzone, così composi “Non mi interessa”, il mio primo brano, proprio per poter vivere l’emozione di sentire una mia canzone ad una festa.

Per la verità, non avevo idea di continuare il mio percorso musicale, perché sapevo quanto fosse difficile, e non avendo mai studiato ero consapevole di non avere neanche i mezzi giusti. Soltanto che ad un mese dall’uscita del brano mi ritrovai 70 mila visualizzazioni e ascolti su YouTube e Spotify, locali che mi proponevano di esibirmi, piccole redazioni giornalistiche che mi intervistavano, persone che mi chiedevano foto e autografi. Pensai “Ma cos’è questo sogno?”, e così decisi di proseguire scoprendo emozioni che non pensavo di poter vivere. Fu allora che capii che la musica è la mia vita». 

Quali ascolti hanno accompagnato e influenzato la tua crescita?

«Contrariamente a quanto si possa immaginare, io sono cresciuto con il cantautorato italiano, nonostante sia nato negli anni 2000. Vasco Rossi, De André, Battisti, De Gregori, Baglioni, Eros Ramazzotti hanno accompagnato la mia crescita e da piccolo mi piaceva cantare le loro canzoni. Poi, influenzato anche dai miei coetanei, mi sono appassionato ai testi dei rapper come Luchè, Marracash, Gué Pequeno. Tutti questi grandi artisti hanno contribuito alla mia formazione musicale e mi hanno reso quello che sono oggi». 

Qual è l’aspetto che più ti affascina durante la fase di composizione di un brano?

«Quando riesco ad esprimere in modo semplice, ma con rime ad effetto, quello che provo e ciò che ho intenzione di raccontare. Un altro aspetto affascinante per me è ascoltare per la prima volta in auto il brano registrato. Quella è un’emozione bellissima, indescrivibile». 

Yoseba

Come descriveresti il tuo rapporto con i social network?

«Purtroppo, o per fortuna, in questo momento i social network sono tutto. Un artista poco social non riuscirebbe a fare breccia in tutta la platea musicale, quindi sono molto attivo su tutte le piattaforme più usate e per la verità mi piace aggiornare i miei fan su tutto ed interagire con loro. Faccio molte dirette e rispondo sempre a tutti coloro che mi scrivono. Lo ritengo indispensabile soprattutto in questo periodo, in cui i contatti sono limitati al minimo a causa della pandemia. I social ci consentono di rimanere vicini, seppure in maniera digitale, e tutti ne abbiamo bisogno in questo momento». 

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«Oggi la mia musica si rivolge ad un pubblico pre-adolescenziale e adolescenziale, tra i 10 e 20 anni. In futuro mi piacerebbe allargare quanto più possibile il target, ma credo che questo sia il sogno di qualsiasi artista. Come ho già detto, da piccolo sognavo di diventare un calciatore e di giocare in uno stadio. Oggi posso dire che il mio sogno più grande è sempre quello di entrare in uno stadio, ma da cantante e con gli spalti pieni».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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