“Zazà” di Niccolò Agliardi e Aida Cooper: te la ricordi questa?

Zazà Niccolò Agliardi e Aida Cooper

Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Zazà” di Niccolò Agliardi e Aida Cooper

La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 2008 con “Zazà” di Niccolò Agliardi e Aida Cooper.

Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.

Ti sblocco un ricordo: “Zazà” di Niccolò Agliardi e Aida Cooper

Oggi torniamo indietro al 2008, Niccolò Agliardi pubblica il suo secondo album in studio, “Da casa a casa”, e a chiudere il disco c’è una delle sue canzoni più belle, seppur meno conosciute. Si intitola “Zazà” e, sì, il riferito è al famoso ispettore Zenigata antagonista del celebre ladro gentiluomo Lupin.

Il brano si apre con un parlato da brividi recitato da Aida Cooper: “Ho incontrato Zenigata in città e credo che stia male davvero. Lupin è sempre stato la sua condanna quando era vivo, oggi che è scomparso per sempre lo è ancora di più. La perdita di un obiettivo, di una ragione per alzarsi la mattina e lottare per qualcosa, fosse anche il nostro miglior nemico, è l’assenza più grande che possiamo provare. Sono Margot e ho ricevuto questa lettera da Zazà”.

Si apre così poi il cantato di Agliardi, che interpreta il commissario nelle strofe, mentre il ritornello suggestivo e avvolgente vede la Cooper, una delle vocalist più importanti della scena nazionale e non solo, vestire i panni di Margot, nota nel manga e nell’anime anche come Fujiko, in un caldo e malinconico abbraccio, una nenia profonda quanto dolente che ripete e si interroga: “Ah, se muore Lupin, Zazà che fa?”.

Il brano, come si può dedurre dall’introduzione parlata, affronta la tematica della perdita dal punto di vista della mancanza di un senso, di quel fragile equilibrio che crolla quando smettiamo di combattere per o contro qualcosa. Agliardi canta con un tono disarmato, nudo, quasi dimesso. È il commissario che non rincorre più e che si presenta al funerale del suo eterno rivale col cappotto invernale addosso, sotto un sole che sa di fine estate e inizio smarrimento.

Zazà” non è solo un omaggio poetico al mondo narrativo creato dallo scrittore francese Maurice Leblanc, ma una parabola umana intensa e delicata. È una canzone che andrebbe ascoltata in silenzio, per poter sentire sulla pelle il calore di quella piazza assolata e udire in lontananza il suono di quelle “sirene che suonano in cielo”.

Il testo di “Zazà” di Niccolò Agliardi e Aida Cooper

Ci sono anch’io,
in questa piazza assolata. Anch’io.
In un silenzio irreale.
Disorientato e sudato nel mio cappotto invernale.

Finisce qui,
al funerale di un grande nemico,
la mia rincorsa infinita.
E non vederlo in manette bruciava. Però riempiva la vita.
AH, SE MUORE LUPIN, ZAZà CHE FA?
AH, SE MUORE LUPIN, ZAZà CHE FA?
PENSA A COME METTERE INSIEME QUEL CHE RESTA DEL GIORNO 
PENSA A COME METTERE INSIEME QUEL CHE RESTA DEL GIORNO
E DI QUEL POCO CHE HA.. 

Ci sono anch’io.
E tremo come un bambino. Anch’io.
Che ho da inventarmi il futuro.
Per non avere più un senso al risveglio, un motivo, un lavoro.

E prego anch’io.
Perché stavolta non c’entro io.
Hai fatto tutto da solo.
E non l’hai perso quel vizio e le sento
le sirene che suonano, suonano in cielo…

AH, SE MUORE LUPIN, ZAZà CHE FA?
AH, SE MUORE LUPIN, ZAZà CHE FA?
PENSA A COME METTERE INSIEME QUEL CHE RESTA DEL GIORNO.PENSA A COME METTERE INSIEME QUEL CHE RESTA DEL GIORNO.
E DI QUEL POCO CHE HA.. 

Dovrei…
Dire alle persone che amo, che le amo.
Credere a un satellite oppure a uno sciamano.
Prendere le medicine in modo regolare.
Prendere coraggio e le bollette da pagare.
Scegliere a chi dare le chiavi di riserva.
Rallentare in tempo prima di una curva.

AH, SE MUORE LUPIN, ZAZàCHE FA?
AH, SE MUORE LUPIN, ZAZà CHE FA?
PENSA A COME METTERE INSIEME QUEL CHE RESTA DI SÉ. 
PENSA A COME METTERE INSIEME QUEL CHE RESTA DI SÉ.
CHE COSA RESTA, CHISSà?

Rimango io,
con quella strana espressione, io.
Di chi ha finito la scuola.
E si ritrova tra i denti il sapore della carta stagnola.

Scritto da Nico Donvito
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