Maneskin 2021

Recensione del brano vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo

Zitti e buoni” è il brano che è entrato dritto nella storia del Festival di Sanremo perché ha trionfato l’anno in cui il Covid sembrava potesse essere l’unico protagonista anche nella città dei fiori. Invece così non è stato e i Maneskin se ne sono presi ogni merito sbaragliando la concorrenza.

Zitti e buoni è un manifesto di libertà, di voglia di essere se stessi a dispetto di ogni cosa, e i Maneskin (qui il link alla nostra ultima intervista) di questo hanno già più volte dato prova .

Il brano inizia in maniera irriverente, con un riff di chitarra e una cassa in quattro che fa da intro alla voce di Damiano, che parla di “loro”, di tutti quelli che guardano da una serratura o che si innalzano a guru dell’onniscenza. Il messaggio arriva dritto ma buono: “siamo fuori di testa ma diversi da loro“, come a dire “siamo sbagliati ma non siamo come voi“.

La voce di Damiano è in gran forma emotiva ed espressiva: nella seconda strofa arriva una carrellata serrata e cattiva di tutto quello che l’io sbagliato ha imparato sulla propria pelle, perché così fanno quelli fuori di testa. Questa volta essere diversi è bello, ciò che è sbagliato diventa giusto e parlare diventa sbagliare. Questo è il motivo per cui il messaggio non solo arriva dritto agli occhi e alle orecchie ma anche acquisisce un significato più grande.

La ribellione per i Maneskin non è nel fare quello che gli pare, ma nel non aver paura di seguire la propria strada senza temere il giudizio degli altri. Sembra banale eppure diventa di fondamentale importanza, in una società in cui tutti vogliono essere come qualcun altro e alla fine nessuno diventa qualcuno. Tra fotocopie di stereotipi che a loro volta sono fotocopie di stereotipi, i Maneskin buttano il cuore oltre l’ostacolo e vincono Sanremo con un bel porcaputtana.

Si vuole fare una riflessione sull’istinto: nel linguaggio e nella musica, perché questo è il motivo per cui vestiti come quattro Ilona Staller, i Maneskin hanno impugnato il loro trofeo.

Zitti e buoni” è il modo giusto per dare qualcosa, non solo dire. Il coraggio dell’istinto, dell’essere se stessi e sbagliare, ma imparare dopo e fregarsene oggi, questo è il fattore X del brano. Chissà quanti avranno pensato che questo testo li rappresenta, chissà quanti possono avere voglia di dire una parola di troppo quando è necessaria o semplicemente voltare le orecchie dall’altra parte quando serve, a dispetto di tutto e tutti.

Il rock serve perché serve ogni tanto essere un po’ meno bravi ragazzi e un po’ più guerrieri. Soprattutto serve il rock fatto bene, quello che, come questo, scombussola le orecchie e non ti lascia nessun amaro in bocca. Non siamo davanti ad un esempio di operazioni di marketing ben riuscite: qui siamo davanti a quelle cose che funzionano perché è tutto giusto e messo al posto giusto. Questi coatti simpatici sanno suonare, Damiano sa cantare e lo ha dimostrato anche più di tanti cantanti navigati. Sono belli e fighi e sono giovani. E non solo, sanno dimostrare di avere qualcosa da dire con la loro musica. Anche un “porcaputtana” davanti ad una vittoria a Sanremo è una cosa da dire, la stessa che pensano tutti ma che nascondono dietro un “grazie a tutti e saluti alla famiglia”. Se vi da un certo fastidio la libertà di linguaggio, se vi sentite un certo prurito da Mughini quando ci sono i Maneskin in tv, allora ascoltatevi “Zitti e buoni” perché voi siete esattamente quelli.

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Zitti e buoni |  Testo

Loro non sanno di che parlo
Voi siete sporchi, fra’, di fango
Giallo di siga fra le dita
Io con la siga camminando
Scusami, ma ci credo tanto
Che posso fare questo salto
E anche se la strada è in salita
Per questo ora mi sto allenando

E buonasera, signore e signori
Fuori gli attori
Vi conviene toccarvi i coglioni
Vi conviene stare zitti e buoni
Qui la gente è strana tipo spacciatori
Troppe notti stavo chiuso fuori
Mo’ li prendo a calci ‘sti portoni
Sguardo in alto tipo scalatori
Quindi scusa mamma se sto sempre fuori, ma

Sono fuori di testa, ma diverso da loro
E tu sei fuori di testa, ma diversa da loro
Siamo fuori di testa, ma diversi da loro
Siamo fuori di testa, ma diversi da loro

Io ho scritto pagine e pagine, ho visto sale poi lacrime
Questi uomini in macchina non scalare le rapide
Scritto sopra una lapide, in casa mia non c’è Dio
Ma se trovi il senso del tempo risalirai dal tuo oblio
E non c’è vento che fermi la naturale potenza
Dal punto giusto di vista, del vento senti l’ebrezza
Con ali in cera alla schiena ricercherò quell’altezza
Se vuoi fermarmi ritenta, prova a tagliarmi la testa perché

Sono fuori di testa, ma diverso da loro
E tu sei fuori di testa, ma diversa da loro
Siamo fuori di testa, ma diversi da loro
Siamo fuori di testa, ma diversi da loro

Parla, la gente purtroppo parla
Non sa di che cosa parla
Tu portami dove sto a galla
Che qui mi manca l’aria
Parla, la gente purtroppo parla
Non sa di che cosa parla
Tu portami dove sto a galla
Che qui mi manca l’aria
Parla, la gente purtroppo parla
Non sa di che cazzo parla
Tu portami dove sto a galla
Che qui mi manca l’aria

Ma sono fuori di testa, ma diverso da loro
E tu sei fuori di testa, ma diversa da loro
Siamo fuori di testa, ma diversi da loro
Siamo fuori di testa, ma diversi da loro

Noi siamo diversi da loro

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Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

By Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

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