Recensione del nuovo album d’inediti di Sugar

C’è voglia di libertà nel nuovo lavoro discografico di Zucchero, una libertà soprattutto musicale di poter esprimersi in modo sincero per mezzo di canzoni libere che, contemporaneamente, riflettono tutta la paura e la preoccupazione del tempo presente della musica e della società. E’ per questo che il nuovo album dell’artista emiliano ha trovato una sintesi perfetta nel suo titolo, D.O.C., arrivato all’ultimo momento utile proprio per traghettare il senso di genuinità, quotidianità e libertà di questo album.

Non è un caso, infatti, che il singolo apripista del progetto sia stato proprio Freedom, brano dotato di un potente appeal internazionale donato dalla co-scrittura di Rag’n Bone Man che investe Zucchero di un sound contemporaneo e spesso sporcato da un’elettronica mai così presente nei lavori precedenti del bluesman di Roncocesi. All’interno dell’album è contenuto, poi, anche My Freedom, versione totalmente anglosassone del brano che così acquista ancor più credibilità. Di libertà e di ricerca di una via per uscire dal buio del presente racconta anche il pezzo d’apertura del progetto, quella Spirito nel buio che continua ad esplorare musicalmente l’introduzione dell’elettronica al fianco delle vie del blues, del soul e del gospel da sempre care a Zucchero ma che di recente erano state messe in secondo piano rispetto ad altre esigenze sonore.

Non manca, naturalmente, l’energia tipica della produzione di Fornaciari che torna a sfogare tutta la sua verve di musicista in Soul mama che dal vivo risulterà una vera bomba a mano pronta ad esplodere. Malgrado il beat alto e l’energia dell’arrangiamento elettronico con le tastiere in primo piano non si dimentica il focus testuale di questo progetto: “lei m’ama anche se qui tutto frana”. E questa critica al mondo e all’attualità esce allo scoperto in brani come Vittime del cool (resa poi, anche, in inglese con il titolo di Someday pur perdendo gran parte della sua forza), che se la prende apertamente con la società dell’apparenza e dei consumi (“non c’è innocenza, purezza non direi: solo apparenza, poca sostanza” o “ormai che tristemente nessuno è quello che è”), e Badaboom (Bel Paese), che, invece, si rivolge alla scena politica (“ruba dai che il tempo è buono […] che c’è di strano se non ti perdono?“) e a cui si collega, in un certo senso, anche Sarebbe questo il mondo, che con piglio malinconico e soffuso si chiede se davvero l’uomo d’oggi debba trovarsi sprovvisto di ogni reale possibilità.

La versione romantica e intima di Zucchero si fa strada tra brani come Cose che già sai (e la sua versione internazionale di Don’t let it be gone), in cui entra in gioco anche la voce melodiosa di Frida Sundemo che canta all’unisono di Sugar dall’inizio alla fine del brano, o Tempo al tempo, in cui torna a riproporsi in chiave minimalista la collaborazione autorale con Francesco De Gregori (con cui scrisse la perla di ‘Diamante’).

A concludere il racconto di questo progetto sono La canzone che se ne va, che racconta la fuga dell’amore per mezzo dello sfumarsi di una canzone che, poi, sul finale risorge come un’araba fenice stravolgendo le carte con un coro gospel che modifica la dinamica e si sposa alla perfezione con la voce blues di Zucchero, Nella tempesta, che individua lo smarrimento negli affari di cuore per i quali anche la forma canzone si costringe ad una forma minimale ed intensa, e Testa o croce, in cui, invece, ad emergere è un istinto rock-blues totalmente condizionato dai sapori dell’elettronica.

Questo album di Zucchero è un progetto che più di molti altri si potrebbe definire un concept: in ogni brano di questo disco emerge prepotentemente il concetto di bilico, di mancanza di certezze o di sicurezze. Fornaciari si sente in pericolo, si sente perso in un mondo che socialmente ha perso quei valori con i quali è cresciuto e che oggi sente mancare con sempre maggior forza. La preoccupazione e lo smarrimento, però, non sono rivolti soltanto verso la società di oggi ma, per un certo verso, anche verso la musica: Zucchero sceglie di tornare con coerenza e fermezza alle sue radici blues e soul pur unendoci il sapore dell’elettronica e, da un certo punto di vista, rischiando di scollarsi dall’attualità radiofonica e di mercato. E’, forse, proprio per questa sua libertà nelle scelte e per il coraggio di raccontare la paura di un tempo che tutti sanno non essere così spensierato che questo di Zucchero è un grande lavoro, un lavoro che racconta uno Zucchero nuovo e fedele alla tradizione allo stesso tempo, uno Zucchero ancora capace di ricercare nuove strade musicali e di riflettere sul mondo che lo circonda con senso critico e personale.

Migliori tracce | My freedom / Vittime del cool / Sarebbe questo il mondo

Voto complessivo | 8/10

Tracklist |

  1. Spirito nel buio
    [Zucchero]
  2. Soul mama 
    [Zucchero]
  3. Cose che già sai feat. Frida Sundemo
    [Zucchero – Zucchero, Frida Sundemo]
  4. Testa o croce
    [Zucchero, Davide Van de Sfroos – Zucchero]
  5. Freedom
    [Zucchero – Rag’nBone Man, Steve Robson, Martin Brammer]
  6. Vittime del cool
    [Zucchero – Eg White, Mo Jamil]
  7. Sarebbe questo il mondo
    [Zucchero]
  8. La canzone che se ne va
    [Zucchero, Pasquale Panella – Zucchero, Daniel Vuletic]
  9. Badaboom (Bel Paese) 
    [Zucchero]
  10. Tempo al tempo
    [Zucchero, Francesco De Gregori – Zucchero]
  11. Nella tempesta
    [Zucchero]
  12. My freedom
    [Zucchero – Rag’nBone Man, Steve Robson, Martin Brammer]
  13. Someday
    [Zucchero – Eg White, Mo Jamil]
  14. Don’t let it be gone feat. Frida Sundemo
    [Zucchero – Zucchero, Frida Sundemo, Joel Humlen]

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Di Ilario Luisetto

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