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Una playlist di 10 canzoni nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne

25 novembre. Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un tema, purtroppo, agli onori delle cronache e che è stato spesso affrontato anche nelle canzoni. Alcune sono passate con grande successo dal palco del Festival di Sanremo, come “Vietato morire” di Ermal Meta o “L’amore rubato” di Luca Barbarossa. Una, “Donna“, ha segnato la rinascita di una delle nostre più grandi interpreti, Mia Martini. Altre ancora sono diventate delle hit radiofoniche, come “Io di te non ho paura” di Emma.

Oggi ci vogliamo però concentrare su alcune “chicche” che hanno trattato l’argomento e che non hanno ottenuto la stessa visibilità dei brani citati precedentemente. Sono storie che parlano di sofferenza, dolore, morte, ma anche di coraggio, rinascita e speranza. E che meritano di essere ascoltate per dare voce a tante, troppe donne, che non ce l’hanno più.

Alex Britti – Perchè |

Nasce da un’esperienza vissuta da vicino dal cantautore, trovatosi in un parco pubblico ad assistere alla scena di un uomo che prendeva a pugni la propria donna, a cui lo stesso Alex ha portato il primo soccorso. A colpirlo di più è stato il terrore della vittima all’idea di denunciare il marito. Così il brano, oltre a raccontare un “amore malato” che “chiamarlo amore non si può“, vuole rivolgere a tutte le donne un sentito invito a denunciare il proprio carnefice. Perchè “se una donna perdona comunque e non urla la sua verità, non potrà aiutarla nessuno e la vita non ritornerà“.

Anna Tatangelo – Rose spezzate |

Con la sua delicatezza vocale e un’interpretazione di grande caratura emotiva, Anna porta in scena la storia di una donna rinata dopo i tanti abusi subiti (“Ho una casa nuova e nuovi amici“), ma che non riesce ancora a scrollarsi di dosso i ricordi del proprio aguzzino: “Qualche notte ancora sento le sue mani, che non so fermare, che mi fanno male“. Un brano che ha, in qualche modo, un filo diretto con quello di Alex Britti perché, anche qui, la protagonista all’inizio ha avuto paura di denunciare: “Poi la mia vergogna dentro gli ospedali, dove ho imparato anche a recitare quella scusa scema che non so spiegare, come ‘son caduta sola per le scale‘”.

Antonio Maggio feat. Gessica Notaro – La faccia e il cuore |

Amici dal 2013, quattro anni dopo Antonio vede Gessica tra le notizie principali del telegiornale: è stata sfregiata con l’acido dal suo ex fidanzato. A quattro mani con Ermal Meta, le scrive quindi questa canzone, chiedendole anche di cantarla insieme. Funziona il connubio e funziona, soprattutto, la storia di una donna “ancora in piedi“, a cui è stato “sciolto il sorriso” ma che risponde con “quello di riserva“, non piegandosi al dolore.

Arisa – Abbi cura di te |

In pochi sanno che la prima Arisa, quella fresca, disimpegnata e sbarazzina di “Sincerità“, nel suo album di debutto dava voce a una storia di violenza psicologica con al centro la gelosia malata di un uomo che chiudeva in casa la propria donna per paura degli sguardi altrui: “Questo andare a letto presto che ancora m’imprigiona“. È una protagonista come quella cantata da Anna Tatangelo: pur con i ricordi del passato ancora inevitabilmente presenti, ha trovato la forza per rinascere (“E adesso guardo le mani e le sento più libere, cerco e ritrovo la voglia di ridere“).

Brunori SAS – Colpo di pistola |

La grande capacità autorale di Brunori emerge tutta in questo brano dove la violenza viene raccontata dal punto di vista di un aguzzino che minimizza i suoi atti (“E poi perchè è fuggita chi lo sa, forse perchè cercava un po’ di libertà, ma io non la tenevo prigionera, la incatenavo solo verso sera per stare un po’ con lei“) fino allo sconvolgente finale: “E poi perché l’ho fatto non lo so, forse per non sentire ancora un altro no uscire dalla sua bocca dorata, prima l’ho uccisa e dopo l’ho baciata“.

Carmen Consoli – La signora del quinto piano |

Violenza e denuncia sociale si incrociano in questo brano di Carmen Consoli. Se le protagoniste di Alex Britti e Anna Tatangelo hanno paura di denunciare, qui c’è invece una donna che trova il coraggio di farlo dopo che il suo ex le ha descritto con precisione il rituale con cui la seppellirà e trovandoselo inoltre ogni sera sotto casa “con un martello in mano“. Allarme però ignorato dai funzionari della Questura e la “signora del quinto piano” verrà poi “ritrovata murata nel bagno“.

J-Ax feat. Boomdabash – Beretta |

J-Ax sdogana la legittima difesa in questo pezzo che incrocia le atmosfere fresche e reggae della band salentina con le sue rime dure e crude. Si parla di una ragazza costretta a coprire “i lividi col trucco“, di inutili denunce al compagno (“Averlo denunciato a lei non è servito molto, anzi dopo le ha girato il polso e gliel’ha rotto“) e di una pistola (“Quindi lei gli ha fatto un buco nella testa da cui esce fumo“) che diventa per lei unico mezzo per liberarsi di quella situazione: “Lei manco le sente le differenze tra le manette e la fede al dito che aveva prima“. Un gesto finale che viene giustificato perché “di sicuro non la picchiera più“.

Loredana Bertè – Ho smesso di tacere |

Ligabue scrive per Loredana questo profondo testo ispirato proprio da una confessione della cantante, che ha svelato di essere stata violentata a 16 anni da un ragazzo che la corteggiava. Evidenti i riferimenti all’atto fisico (“Il suo fiato puzzava della bestia che ha dentro“) e alla figura ingannevole del “mostro”: “Sapete cosa è il buio, intendo quello vero? È un posto in cui non vedi chi hai vicino“. Brano preciso per una cantante che conosce il dolore e che sa come affrontarlo.

Marlene Kuntz – 111 |

Toni cupi, angusti, inquieti in questo racconto di un matrimonio subito minato dai primi tradimenti (“Lui imbroglione di tenace infedeltà alle bassezze la sua lenta deriva portò“) che all’inizio la donna perdona per poi, dopo tre anni, trovarsi un “amore nuovo“. Un fallimento coniugale che l’ex marito non accetta e che lo vede trasformarsi immediatamente in uno spietato assassino, interpretato da Cristiano Godano con un parlato che non può che lasciare scosso l’ascoltatore: “Ma quale orrore quando mi accorsi di averla uccisa prendendola a martellate, quale orrore quando m’accorsi d’averla punita massacrandola a martellate. Che mostro sono!“.

Simonetta Spiri – A un km da Dio

Ha sfiorato Sanremo, e l’avrebbe meritato, Simonetta con questo intensissimo brano che racconta la storia di una ragazza “pagata per sorridere a chi causa le mie lacrime” e “creata dall’angoscia di un emerito bastardo, che di giorno mi accarezza ma la sera è più vigliacco“. È una protagonista che però non si abbatte e riesce a riprendersi la propria vita grazie a quell’orgoglioso grido “Sono una donna!“. L’interpretazione viscerale e ricca di pathos della cantautrice sarda è perfetta per sottolineare prima la sofferenza e poi una grande voglia di rinascita.

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Nick Tara

Classe '92, ascoltatore atipico nel 2022 e boomer precoce per scelta: mi nutro di tradizione e non digerisco molte nuove tendenze, compro ancora i cd e non ho Spotify. Definito da Elettra Lamborghini "critico della sagra della salsiccia", il sogno della scrittura l'ho abbandonato per anni in un cassetto riaperto grazie a Kekko dei Modà, prima ascoltando un suo discorso, poi con la sincera stima che mi ha dimostrato.

By Nick Tara

Classe '92, ascoltatore atipico nel 2022 e boomer precoce per scelta: mi nutro di tradizione e non digerisco molte nuove tendenze, compro ancora i cd e non ho Spotify. Definito da Elettra Lamborghini "critico della sagra della salsiccia", il sogno della scrittura l'ho abbandonato per anni in un cassetto riaperto grazie a Kekko dei Modà, prima ascoltando un suo discorso, poi con la sincera stima che mi ha dimostrato.

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