“A.I.U.T.O.”, l’introspettiva e sofferta richiesta de Le Deva – RECENSIONE

Disponibile a partire dallo scorso 29 novembre il nuovo singolo delle quattro talentuose artiste

La canzone della maturità, questo e molto altro ancora è “A.I.U.T.O.”, il singolo che segna il ritorno de Le Deva (qui la nostra recente intervista), quartetto femminile composto da Laura Bono, Verdiana Zangaro, Greta Manuzi e Roberta Pompa. Un brano importante che sviscera le debolezze dell’animo umano, colpendo sin dal primo ascolto, a cominciare dalla scelta del titolo scritto in maiuscolo con i puntini a separare ogni singola lettera, suggerendo l’acronimo dei cinque stati d’animo raccontati all’interno del testo, vale a dire: Angoscia, Inquietudine, Umiliazione, Tormento e Ostacolo.

Una richiesta di aiuto, dunque, sprigionata attraverso le quattro bellissime voci delle talentuose artiste, perfettamente a loro agio in questo genere di atmosfere. Dopo aver tracciato una nuova strada per l’elettropop made in Italy ed essersi messe alla prova con due ben riusciti pezzi estivi, L’estate tutto l’anno e Shangai, Le Deva tornano a quello spirito iniziale che aveva tracciato l’inizio del loro percorso, inaugurato con “L’amore merita” e “L’origine”, intrecciando l’intero discorso sulla comunicazione e sul messaggio, il tutto sempre coadiuvato da sonorità interessanti e contemporanee.

Chiunque viva una situazione di disagio, sia sulla propria pelle o nei confronti di persone vicine, non può restare indifferente di fronte a questa grintosa supplica, che racchiude al suo interno sia momenti di straziante dolore che un’invocazione a non darsi per vinti, a riprendere in mano la propria vita e ritrovare il coraggio di chiudere aiuto. In una società sempre più complicata, i momenti di malessere sono dietro l’angolo, stando ad una recente ricerca dell’eurodap, l’ansia e gli attacchi di panico sono in aumento, un fenomeno preoccupante ma, al tempo stesso, controllabile.

“A.I.U.T.O.” lo spiega molto bene, parlando di “speranze confuse tra mille paure”, in una continua ricerca della pace in tempi di guerra. Tutte queste sensazioni vivono all’interno di un brano che invita a riflettere sulla deriva sociale che, ahimè, l’intera umanità sta prendendo, al punto da spingerci a fingere di stare bene pur di non mostrare al mondo il nostro lato peggiore, ma chiudersi equivale ad arrendersi. La paura di avere paura, di mostrare agli altri le nostre fragilità, che ti porta ad ingabbiarti in una serie di scatole cinesi dal quale diventa complicato uscirne fuori.

Una canzone può e deve raccontare anche di questo, di quello che ci succede dentro e non parlare esclusivamente dell’esteriorità, di quello che le nostre mani possono toccare e di quello che i nostri occhi possono vedere. Un disagio invisibile difficile da spiegare a parole, che solo chi l’ha vissuto almeno una volta può riuscire a comprendere. Fare l’inventario delle proprie inquietudini non è un’impresa facile, ecco che entra in gioco la musica (così come qualsiasi altra forma artistica o disciplina di distrazione di massa), in grado di darti quell’aiuto necessario per spazzare via la nebbia dalla propria mente, anche perché i medicinali somministrati tendono ad aumentare la foschia, ti placano nell’immediato ma non ti portano un beneficio a lungo termine.

Se mi sono dilungato così tanto è perché questa non è una semplice canzone, di quelle che si ascoltano distrattamente in macchina o mentre fai la fila alla cassa del supermercato, bensì molto altro. Composta dal fedele Marco Rettani, da Alessandro Manzo e da Manuela Zero (che sta vivendo un momento di straordinaria forma creativa), “A.I.U.T.O.” è la traccia della consapevolezza de Le Deva, quattro artiste che, pur non avendo nulla da dimostrare a livello tecnico, continuano a mettersi in gioco sia musicalmentente che umanamente, portandoci in una dimensione parallela, inedita, terapeutica, introspettiva, viscerale, ispirata e piena zeppa di vivide suggestioni.

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A.I.U.T.O. | Video

A.I.U.T.O. | Testo

La stanza in affitto che non è la mia
mi parla di quello che so che non ho
le stelle attaccate sul muro
che brillano finte nel buio
mi fanno dormire tranquilla la notte

I sogni che faccio sono le speranze
speranze confuse tra mille paure
le birre che sanno d’amore
mi fanno sentire speciale
ma quando mi parlo allo specchio
non sembro migliore

Aiuto
quante paranoie che mi fanno male
prima di lasciarmi drogami
l’amore

Il piano scordato che suona la vita
racconta di tutti i segreti che ho
le foto incollate sul muro
che sanno di me all’infinito
le fisso nel vuoto
mi danno fastidio

Aiuto
quante paranoie che mi fanno male
prima di lasciarmi dammi
l’amore.

Le corse per strada che mi fanno bene
le notti che vanno più lente di un mese
le tue mani adesso che non ho più addosso
la casa che sembra più stretta
la notte che non sembra quella
e dove la trovo sta pace
che qui si fa solo la guerra

Siamo tutti zitti in silenzio
tutti fingiamo ridendo
e chi se ne frega del mondo
se poi te ne vai io mi arrendo
lasciamo stare mi arrendo
non mi toccare mi arrendo
non ti girare anche
quando mi senti gridare.

Aiuto
quante paranoie che mi fanno male
prima di lasciarmi trovami

Mi manca la presa sopra il pavimento
lo sento tremare cammino nel centro
mi vedo riflessa, pensiero violento
vertigini dentro quei fiori
e cemento parole nel vento

Aiuto
quante paranoie che mi fanno male
prima di lasciarmi drogami
aiuto
quante paranoie che mi fanno male
prima di lasciarmi drogami
amore

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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