Raoul Casadei

Il mondo della musica piange la scomparsa del musicista romagnolo

In questo ultimo sabato d’inverno, oggi 13 marzo, rivolgiamo l’ultimo saluto a Raoul Casadei, musicista noto per il suo cinquantennale impegno per il liscio, eredità presa dallo zio Secondo Casadei, violinista soprannominato lo Strauss della Romagna.

Nato a Gatteo il 15 agosto del 1937, dopo il diploma alle magistrali ha esercitato la professione di maestro per quasi vent’anni, alternando l’attività didattica con l’impegno musicale assieme all’orchestra di famiglia, la famosa Orchestra Casadei.

Nel 1971, dopo la morte dello zio, si incarica della conduzione del gruppo, riuscendo nell’impresa di continuare ad esportare il genere liscio in giro per il mondo. Tra i brani che ha composto, ricordiamo: “Ciao mare“, “Simpatia“, “La mazurka di periferia”, “Romagna e Sangiovese”, “Musica solare”, “Romagna capitale” e “Tavola grande”.

Risale al 1974 l’unica partecipazione dell’Orchestra Casadei al Festival di Sanremo con “La canta”, pezzo che viene eliminato nel corso della prima serata. Nel 1980 si ritira dal palcoscenico pur continuando a gestire l’orchestra da dietro le quinte, fino al definitivo passaggio dell’attività in favore degli figlio Mirko, avvenuto nel 2001.

E’ scomparso oggi, all’età di 83 anni, dopo essere stato ricoverato lo scorso 2 marzo per Covid. Ricorderemo Raoul Casadei per il suo entusiasmo, per essere riuscito a raccogliere un’eredità importante, continuando a portare con spensieratezza “Romagna mia”, composta in realtà dallo zio, e il resto del suo repertorio folk nelle sale da ballo di mezzo mondo.

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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