Adriano Moretti: “” – INTERVISTA

Adriano Moretti

A tu per tu con Adriano Moretti per parlare del suo primo Ep intitolato “Era mai”, disponibile dallo scorso venerdì 19 giugno 2026. La nostra intervista

È uscito venerdì 19 giugno “Era mai” (ne abbiamo parlato qui), il primo Ep di Adriano Moretti, prodotto da Dre Loa e distribuito da ADA Music Italy. Il progetto è stato anticipato dai singoli “Gioco del contrario” e “Corridoi”, due brani che hanno introdotto il pubblico alle atmosfere sonore e alle tematiche che caratterizzano l’ascolto.

Composto da otto tracce, “Era mai” accompagna l’ascoltatore in un viaggio emotivo attraverso le fasi che seguono la fine di una relazione e le conseguenze che questa lascia nella vita di chi la vive. Ecco cosa ci ha raccontato in questa nostra intervista.

⁠“Era mai” è il titolo del tuo primo Ep. Come si è sviluppato il processo creativo di questo tuo biglietto da visita discografico?

«Il processo creativo di “Era mai” si è sviluppato nell’arco di un anno e mezzo insieme al mio produttore, Dre Loa. È un progetto nato dall’esigenza di raccontare tutto ciò che succede dopo la fine di un amore. Volevo partire da un’esperienza personale, ma allo stesso tempo cercare di dare voce a tante persone della mia generazione che si ritrovano a vivere quel limbo emotivo che arriva dopo una relazione importante.

Hai scelto di raccontare la rottura attraverso otto tappe diverse. Quanto la musica è stata terapeutica e catartica in questo processo?

«La musica è stata profondamente terapeutica perché, tra tutte le forme d’arte con cui mi esprimo, come la recitazione o la scrittura comica, è l’unica che mi permette di parlare davvero dei miei sentimenti. È il linguaggio più intimo che ho a disposizione e rappresenta la parte più autentica del mio immaginario artistico. Attraverso questo Ep ho potuto dare voce a emozioni che probabilmente non sarei mai riuscito a raccontare in un altro modo».

A livello musicale attingi molto dagli anni ’70 e ’80. Che tipo di lavoro c’è stato in studio dietro alla ricerca del sound?

«La ricerca di un sound ispirato agli anni ’70 e ’80 nasce prima di tutto da un gusto personale, perché sono cresciuto ascoltando quella musica. Credo che quelle sonorità, con le loro chitarre, i synth e gli arrangiamenti, riescano a trasmettere perfettamente le emozioni che volevo raccontare: nostalgia, malinconia, ma anche un piccolo spiraglio di speranza. In un certo senso, richiamano un passato che, mentre lo vivevamo, ci faceva semplicemente sorridere, ma che oggi guardiamo con molta più nostalgia. In studio tutto è venuto in modo molto naturale. Dre Loa, il mio produttore, è un chitarrista straordinario e questo ha reso più semplice trovare le melodie e le sonorità giuste per dare all’EP un’identità precisa e coerente».

Sei anche attore e content creator. Che ruolo ha la musica nei tuoi interessi e quando hai capito che poteva essere la tua strada?

«La musica è sempre stata una presenza costante nella mia vita. Avendo il mio migliore amico, Dre Loa, che fa il produttore, ho passato tantissimo tempo in studio tra scrittura, registrazioni e nuove idee. All’inizio era semplicemente uno spazio dove dare sfogo ai miei sentimenti, quasi per gioco, come un hobby. Con il tempo, però, mi sono reso conto che la musica poteva diventare una parte importante del mio percorso artistico. Quello che era nato come un passatempo si è trasformato, passo dopo passo, in qualcosa di sempre più serio, fino a diventare un progetto professionale».

⁠Quali ascolti e quali artisti hanno accompagnato e influenzato la tua crescita?

«Per questo progetto mi sono lasciato ispirare da artisti molto diversi tra loro. Sicuramente Mk.gee è stato uno dei riferimenti principali, insieme ai The Police e a Phil Collins. Allo stesso tempo ho ascoltato molto anche la scena indie italiana, con artisti come Calcutta, Giorgio Poi e Thegiornalisti. Sono influenze diverse, ma credo che insieme abbiano contribuito a definire l’identità sonora di “Era mai”».

⁠Tornando al tema dell’Ep, ti è capitato di pensare che, in fin dei conti, la relazione più complicata che possiamo instaurare nel corso della vita sia quella con noi stessi?

«Sì, credo che alla fine la relazione più complicata che possiamo avere sia proprio quella con noi stessi. A un certo punto ci ritroviamo a combattere ogni giorno con le nostre paure, le insicurezze e le paranoie che la mente ci costruisce. E sono proprio questi blocchi emotivi che finiscono per condizionare anche le relazioni che vengono dopo, perché continuiamo a guardare al passato, a un periodo in cui ci sentivamo più genuini, più liberi, più capaci di amare senza difese. Il problema è che spesso ci convinciamo che quella felicità non possa più tornare e, senza accorgercene, siamo noi stessi a metterci i bastoni tra le ruote. Crediamo di non poter più amare con la stessa intensità della prima volta, quando invece il vero ostacolo è il rapporto che abbiamo con noi stessi e con le nostre paure».

Per concludere, quali elementi e quali caratteristiche ti rendono orgoglioso del risultato finale di “Era mai”?

«La cosa che mi rende più orgoglioso di “Era mai” è che è un progetto completamente indipendente, nato senza seguire logiche di mercato, senza pressioni, strategie o aspettative legate ai numeri. È un disco che nasce esclusivamente dal bisogno di esprimermi e di raccontare qualcosa di vero. Ho cercato di far arrivare quello che avevo dentro nel modo più sincero possibile, direttamente dal mio cuore a chi avrà voglia di ascoltarlo. Ed è proprio questo l’aspetto di cui vado più fiero: sento di stare davvero bene solo quando realizzo qualcosa che mi fa sentire libero, autentico e senza il peso delle aspettative. Credo che “Era mai” rappresenti esattamente questo».

Scritto da Nico Donvito
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