Paolo Simoni

Recensione del nuovo album del cantautore

Quando è uscito “Anima” ci siamo resi conto che di Paolo Simoni si è sempre sentito e soprattutto ascoltato con il contagocce. Abbiamo scritto e anche intervistato l’artista (qui il link alla nostra ultima intervista) di cui adesso seguirà una recensione in pillole di questo lavoro che chiamarlo discografico sembra una mancanza di rispetto all’ispirazione artistica.

Con “L’anima vuole“, brano di apertura di questo progetto, si afferra subito il cuore del concept musicale. Si scava verso l’ essenza e si arriva, con parole dirette ma poetiche, al cuore. Paolo arriva da una formazione cantautorale che in questo duetto con Roberto Vecchioni lascia a chi ascolta un messaggio ben preciso: le belle canzoni si possono ancora scrivere e nessuna logica lo vieta. Vecchioni ha cantato un brano non suo, regalando a chi ascolta un’altra faccia dell’emozione con la propria interpretazione. Paolo, invece, racconta la propria, cantando il suo testo e accompagnando le parole con il solo aiuto del pianoforte, lo strumento più completo che esista in musica. Questo brano sarà un momento di riflessione per chiunque lo ascolterà, ognuno ci vedrà dentro la propria vita, il proprio vissuto e l’eterno passaggio di confine tra chi siamo stati e chi diventeremo.

Porno società” (qui il link della nostra recensione completa del brano), primo singolo estratto da “Anima“, propone un racconto scanzonato dell’oblio dell’umanità verso una deriva emotiva con il solo aiuto del pianoforte, appoggio ritmico e armonico che strizza l’occhio al jazz nell’esecuzione poco convenzionale. Non sarebbe una bella sorpresa se abitanti di altri mondi venissero a farci visita: scoprirebbero una società spenta dentro. Il tutto è cantato con ironia e un mezzo sorriso beffardo, di chi, in fondo ci vuole bene.

Paolo Simoni

Cuore di ragazzo” è uno dei brani più intimi e sinceri dell’album. Una ritmica costante del pianoforte che si muove solo modulando armonicamente, nel ritornello fa spazio a una riflessione di chi si guarda allo specchio e vede quello che è stato, alla luce di un cuore romantico. E’ notte, la città dorme ma la mente corre imperterrita verso la “nostra canzone d’amore alla radio“.  Vale la pena arrivare alla fine dei suoi 3 minuti e 57 secondi per ascoltare il fischiettio di una ninna nanna che cullerà ogni cuore di ragazzo.

In “Impara a vivere” torna l’utilizzo delle mani a scandire la ritmica del brano. Qui Paolo Simoni ci porta a rassegna una serie di cose giuste da non dimenticare. La vita è un cerchio scandito dall’amore. La ciclicità ci viene insegnata ogni volta che si ama, perché è quello il momento in cui si ricomincia da capo. Perdonarsi è la chiave per Paolo Simoni e, un passo alla volta, imparando a vivere, qualcosa cambierà, passo dopo passo, come un bambino che scopre il mondo. E quindi “se sei triste, canta una canzone“.

Non sono altro che un artista è il bambino in mezzo alla strada che aspetta la palla, l’artista farabutto innamorato che chiama il mondo “casa mia”. Con le orecchie a calamita, uno tra gli uomini che tenta solo la vita. Il funambolo sul filo di seta che ogni stella la vede cometa, il cane che vorrebbe scappare. Con i chiodi sotto i piedi e le mani piene di spine. Uno che ha voglia di giocare. Un visionario con la testa chissà dove, in quel dove in cui ho scelto di stare”. Qui non serve dire altro.

Arriva il momento di “E invece importa” che scuote l’ ascoltatore con una ritmica lontanamente irish: pianoforte,  cassa che scandisce ogni tempo musicale e un altro aspetto artistico di Paolo Simoni. Un brano bellissimo , pieno di punti esclamativi. Il dolore va mostrato, bisogna essere ciò che si è, non quello che si vuole essere. Tutto ha senso nella logica dell’introspezione, del dover arrivare al mondo riparando se stessi. Ogni cosa che pensavamo fosse inutile, invece importa, e va affrontata.

Amico mio“, racconta la storia di un uomo dei nostri tempi, ferito dal mondo. Ritorna il concept del “sii ciò che sei” e non aver paura. Non ci sono sbagli ma prove da superare e nessun senso di colpa per gli errori commessi. La redenzione di questo brano è l’ inversione del luogo comune “siamo quello che facciamo”. Per Paolo Simoni vige la regola del “siamo quello che pensiamo e quello che sogniamo o immaginiamo”. Basta includere nei propri sogni qualcuno per tendergli una mano e farlo sentire non più solo. Delicata e discreta, una vera canzone d’ amore dedicata all’amicizia.

In “Eterna estate” il pianoforte iniziale dice tutto: è un ricordo d’ infanzia che lascia spazio alla nostalgia e alla speranza di un nuovo incontro. “Là” ci si incontrerà ancora, a parlare  del futuro. E’ vero, il tempo cambia le persone, ma dove abitano i sogni non c’ è spazio per la tristezza. Lo special di questo brano ne raccoglie il cuore delle emozioni: un flusso di coscienza che riporta i ricordi là, in quell’ eterna estate.

4 Zampe” è un andantino dedicato ai nostri amici a quattro zampe, un racconto di dolcezza. Parole semplici quelle di Paolo Simoni, che racconta di un amore senza limiti.

Augh” arriva come un richiamo a “Per colpa di chi” di Zucchero, con una ritmica essenziale ma che non manca di niente. Paolo con questo brano chiude il cerchio aperto con “Porno società” e passa a rassegna storie di vita nella riserva umana, nella quale viviamo come in fila indiana, in attesa di un posto nella società. Resta però viva la voglia di un cambiamento, un ritorno al senso compiuto delle cose.

Per concludere, “Anima” è un lavoro maturo di un artista giovane ma compiuto, che prende la speranza e la divide in tante piccole parti, per regalarla tutta assieme a chi ascolta queste tracce che formano un puzzle perfetto. Non ci sono sbavature o brani messi lì tanto per riempire ma un urgenza artistica palpabile, nota dopo nota, parola dopo parola. Dieci e lode per un album da ascoltare per fare un passo avanti verso il bisogno di guardarci dentro che prima o poi tutti dovremo sentire.

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Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

By Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

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