Audio 2: “Passione e qualità sono le nostre prerogative” – INTERVISTA

A tu per tu con il duo campano, in uscita con il singolo “Amici per amore” in duetto con Ivana Spagna

Venticinque anni di carriera e non sentirli, questo lo spirito con cui Gianni Donzelli ed Enzo Leomporro, in arte Audio 2, celebrano questo traguardo e le loro personali nozze d’argento con la musica. In questo quarto di secolo vantano prestigiose collaborazioni, da Mogol a Little Tony, passando per Adriano CelentanoMina, alla voce di quest’ultima hanno affidato ben dodici pezzi, tra cui ricordiamo: “Neve”, “Si che non sei tu”, “Raso”, “Rotola la vita”, “Non è niente”, “Non c’è più audio”, “Naufragati”, “Metti uno zero”, la nota “Acqua e sale”, “Specchi riflessi”, “Io ho te”“Cu ‘e ‘mmane”.

A partire dall’8 marzo è disponibile in rotazione radiofonica e in digital download il loro nuovo singolo Amici per amore, realizzato in duetto con Ivana Spagna, brano che anticipa l’uscita del loro album “432 hz”. In occasione di questo importante ritorno abbiamo raggiunto telefonicamente i due artisti partenopei, per ripercorrere il loro percorso lastricato di successi e grandi soddisfazioni, sempre sotto il segno della passione e della qualità.

Partiamo da “Amici per amore”, cosa rappresenta per voi questo nuovo singolo?

Gianni: «È una canzone che racconta un argomento già insito nel titolo, a volte ci si ritrova nella condizione di dover scegliere tra questi due sentimenti, pur di non perdere un rapporto si tende a mettere in primo piano l’amicizia rispetto all’amore che é più fragile, proprio per evitare di ritrovarsi a dover rinunciare ad entrambe le cose».

Enzo: «Rappresenta l’inizio di questo nostro nuovo progetto discografico, suggellato dall’importante collaborazione con Ivana, insieme a lei siamo riusciti a dare maggiore risalto alle parole. E’ un tema interessante e sempre attuale, ognuno di noi ha la sua idea a riguardo e trovo giusto che sia così».

La domanda è d’obbligo: può esistere l’amicizia tra uomo e donna?

Gianni«A mio avviso può esistere in alcuni casi, sicuramente è molto difficile per una questione ancestrale, l’unico modo è che non ci sia attrazione da nessuna delle due parti, è necessaria una componente di disinteresse totale, sia di natura sessuale che intellettiva, devono sussistere dei parametri e venirne a mancare altri, è faticoso ma possibile».

Enzo: «L’amicizia pura tra uomo e donna può pure esistere, rappresenta la perfezione ed è una rarità ma, dal mio punto di vista, in una relazione amorosa se c’è complicità si può parlare anche di amicizia, anzi aiuta a tenere in vita più a lungo un rapporto».

Com’è nata la collaborazione con Ivana Spagna?

Gianni: «Quando abbiamo finito il brano abbiamo intuito che potesse essere perfetto per la sua cifra stilistica. Sono quelle idee, intuizioni che ti arrivano all’improvviso, così abbiamo deciso di farglielo ascoltare e a lei è piaciuto immediatamente».

Enzo: «Una volta terminata la canzone, ci siamo chiesti quale voce femminile potesse interpretarla al meglio, abbiamo subito pensato ad Ivana, lei è rimasta molto colpita in particolare dal ritornello e da lì ha deciso di inciderla con noi. Man mano che ci stiamo conoscendo e incontrando sempre di più si rafforza la nostra amicizia».

Avete appena festeggiato i 25 anni di carriera, qual è il vostro personale bilancio?

Gianni«Sicuramente positivo, in questi anni abbiamo avuto una serie di gratificazione sia personali che dal punto di vista autoriale, abbiamo collaborato con Mina, Adriano Celentano, Little Tony, Mogol, abbiamo fatto parte della colonna sonora di due film di Leonardo Pieraccioni, insomma tanti belli incontri. Un consultivo totalmente positivo, se potessi tornare indietro rifarei esattamente tutto allo stesso modo».

Enzo: «Un bilancio fantastico, in primis perché abbiamo realizzato il nostro sogno riuscendo a fare musica a tempo pieno, trasformando una grande passione in un vero mestiere. Sin dall’inizio della nostra carriera abbiamo ricevuto importanti soddisfazioni, più di quanto potessimo immaginare. Abbiamo collaborato con artisti mitologici, partecipato a ben tre edizione del Festivalbar, non possiamo proprio lamentarci (sorride, ndr)».

Facciamo un passo indietro e ripercorriamo insieme il vostro percorso, com’è avvenuto esattamente il passaggio da autori a duo musicale?

Gianni: «È stato un meccanismo quasi invertito, con Enzo scriviamo canzoni sin dagli anni ’80, calcola circa duecento. Dopo aver bussato alle porte delle varie etichette discografiche, dopo tanti anni di girovagare c’è venuta l’idea di inviare direttamente ad un artista alcune delle nostre canzoni, presupponendo che avesse non una sensibilità superiore ma sicuramente diversa. Mina si è subito innamorata di “Neve”, l’ha incisa e portata al primo posto in classifica, consequenzialmente suo figlio Massimiliano ci ha chiesto di ascoltare altri nostri pezzi. Abbiamo fatto una cernita di trentasei canzoni, e da lì è arrivato il nostro primo disco. Una storia molto semplice ma altrettanto bella».

Enzo: «Abbiamo mandato a Mina una cassetta con alcune nostre canzoni, tra cui “Neve”, Massimiliano Pani è rimasto colpito dalle registrazioni e ci ha proposto di poter realizzare un progetto discografico insieme, invitandoci a pensarci. Noi, che non aspettavamo altro (ride, ndr),  abbiamo accettato senza battere ciglio, eravamo al settimo cielo, da quel preciso momento ha avuto inizio il nostro sogno».

Dal principio hanno impressionato sia la timbrica vocale di Gianni che le sonorità in qualche modo vicine al mondo di Lucio Battisti, qualcuno vi ha anche accusato di copiare il suo stile. Come avete vissuto questo paragone? Perché da un lato può rappresentare un onore, dall’altro alcune critiche possono dare pure fastidio

Gianni: «Guarda, quello che posso dirti è ciò che ripeto dal lontano 1974, ovvero da quando ho cominciato a fare musica. Il fatto di essere accostato a Lucio Battisti è un grande onore, per me lui era ed è il Mozart del ‘900, un compositore avanguardista, una spanna sopra tutti gli altri. Nel mio caso c’è una somiglianza vocale per una questione estremamente naturale, essendoci formati negli anni ’70 abbiamo involontariamente percepito e subito la sua forte presenza artistica, proprio come tantissimi altri colleghi, soprattutto a livello di scrittura. Lucio ha influenzato la maggior parte dei cantautori italiani, anche quelli più blasonati, ricordo un’intervista fatta a Vasco Rossi in cui lui disse: “se Battisti non fosse esistito sicuramente non esisterei nemmeno io”. Molte assonanze tipiche della sua scrittura sono presenti nelle composizioni di Eros Ramazzotti, Claudio Baglioni e molti altri, chiaramente nel nostro caso la somiglianza vocale gioca a nostro sfavore. Personalmente l’ho vissuta sempre con grande tranquillità».

Enzo: «Delle critiche ne abbiamo sempre fatto tesoro, soprattutto di quelle costruttive, quello che chiediamo è di andare al di là della somiglianza vocale, non fermarsi a giudicare con superficialità, perché fa sempre più comodo non approfondire un argomento piuttosto che analizzarne i vari aspetti. Battisti è il comune denominatore della maggior parte dei cantautori italiani, è nel DNA di tutti. Da parte nostra c’è sempre stata attenzione e una grande autocritica, siamo sempre molto attenti ad evitare passaggi di note che possono ricordare composizioni di Lucio, anche quelle meno famose, cosa che magari altri colleghi abitualmente non fanno, ma nessuno se ne accorge, noi dobbiamo fare maggiormente attenzione».

Tant’è che dieci anni fa avviene l’incontro con Mogol, che firma con voi dieci brani inediti per il vostro ultimo album in studio, intitolato “MogolAudio2”. Com’è stato lavorare con il padre di tutti i parolieri?

Gianni: «E’ stato un onore innanzitutto, una grande esperienza di vita oltre che professionale, ho avuto modo di capire, studiare e semplicemente osservare una filosofia di scrittura diversa. Inutile dire che Mogol ha scritto alcune delle più belle canzoni italiane, per noi è stata una grande esperienza e un’immensa soddisfazione».

Enzo: «Effettivamente è il papà di tutti i parolieri, è stato magnifico. Ti racconto una cosa molto particolare, devi sapere che noi avevamo realizzato dei provini delle canzoni in finto inglese, per lasciare a lui ovviamente la stesura del testo. In vari passaggi lui è riuscito a scrivere esattamente le frasi che avremmo scritto noi, è incredibile ma è così».

Se ho contato bene avete composto ben dodici canzoni per Mina, tra cui spicca la celeberrima “Acqua e sale” in duetto con Adriano Celentano. Che rapporto vi lega alla regina della musica italiana?

Gianni: «Con Mina abbiamo avuto una strettissima collaborazione per i primi dodici anni della nostra carriera, spazio entro il quale abbiamo scritto tutte queste canzoni. Il rapporto è tutt’ora molto naturale tranquillo, oserei dire quasi goliardico, derivato dalla grandissima umiltà di questa artista che non ci ha mai fatto pesare la sua grandezza. Pensa che quando scelse di cantare la nostra prima canzone è stata lei a chiamare a casa mia per darmi personalmente la notizia. Ti lascio immaginare il grande stupore e l’emozione nel ritrovarsi improvvisamente al telefono con una leggenda della musica italiana».

Enzo: «Un rapporto felice e molto tranquillo, lei è una grande artista che non si è mai sentita tale, una delle persone più modeste che abbia mai incontrato nella vita. Pensa che nel nostro secondo disco ci ha dato dei consigli per il finale di una canzone intitolata “Dentro ogni cosa”, noi volevamo chiamare una corista per mettere in pratica la sua intuizione e invece ha voluto cantarla lei, così su due piedi. Questa è Mina».

Dopo aver parlato tanto di voi, non posso non chiedervi: cosa ne pensate dell’attuale scenario musicale italiano? 

Gianni: «La velocità dei tempi di oggi non ti consente di valorizzare un talento, ogni predisposizione naturale va calibrata studiata e metabolizzata, oggi questo non accade con i talent show, l’esposizione ha superato il concetto di qualità, di studio, di gavetta e di perseveranza. Purtroppo mancano la passione e l’immaginazione che c’erano una volta, il sistema ti impone di entrare in un circuito, in un vortice. Qualcosa di buono c’è sicuramente, anche se personalmente non riesco ad emozionarmi come un tempo, trovo che l’arte e la musica siano passate in secondo piano». 

Enzo: «Oggi ci sono alcune cose belle, altre meno. Mi piacciono molto Ultimo, Ermal Meta, i Negramaro, Tiziano Ferro, tutti artisti che casualmente non hanno partecipato a talent show. Certo, ci sono alcune eccezioni come Marco Mengoni, Emma Marrone, Noemi e Alessandra Amoroso, ma la musica ha bisogno di altri spazi per valorizzare il talento dei ragazzi, soprattutto per quanto riguarda i giovani cantautori, per loro è davvero difficile emergere. Bisognerebbe tornare a dare peso all’arte».

Siete tra i pochi artisti che non hanno mai partecipato a Sanremo, una casualità o una scelta?

Gianni: «Guarda, in realtà non ci siamo proposti ogni anno, anzi, spesso ci siamo ritrovati in situazioni in cui non avevamo un album da presentare, se vai a Sanremo oltre all’inedito devi avere soprattutto un disco in uscita, altrimenti è inutile partecipare. È stata una pura casualità, quasi come una asincronismo tra la manifestazione e la nostra progettualità».

Enzo: «Noi siamo anomali sin dalla nascita, nella nostra carriera non abbiamo seguito mai nessun cliché. In passato i nostri discografici talvolta ci hanno proposto, ma non siamo mai stati selezionati. La verità è che per andare a Sanremo non serve presentarsi con un brano, deve essere l’organizzazione ad invitarti, altrimenti è inutile. Noi non abbiamo partecipato nemmeno come autori, diciamo che non è un caso e nemmeno una scelta, almeno nostra (ride, ndr), non abbiamo nulla contro il Festival, anzi, se ci invitano noi andiamo! E’ un’esperienza che ci manca».

A breve uscirà il vostro nuovo lavoro intitolato “432 hz”, cosa dobbiamo aspettarci a riguardo?

Gianni: «Uno stile puramente Audio 2, con una sorta di evoluzione sotto l’aspetto delle sonorità, con un ampio spazio alla qualità degli arrangiamenti. I brani li abbiamo scritti di recente e rappresentano quello che siamo diventati oggi, la nostra evoluzione. Sai, non è così facile spiegare le canzoni, per istinto si scrive ciò che si sente e, come si suol dire, ai posteri l’ardua sentenza».

Enzo: «Innanzitutto il modo come l’abbiamo registrato, proprio come dice il titolo a 432 hertz, ossia la frequenza della terra e dell’intero universo, nota come l’accordatura aurea caldeggiata da Giuseppe Verdi. Nel nostro Paese siamo i primi artisti ad incidere un album in questo modo, a livello mondiale secondi dopo i Pink Floyd con “Dark side of the moon”. In verità. alcuni musicisti italiani hanno già registrato dischi a 432 hertz, ad esempio il chitarrista Massimo Varini, ma parliamo di lavori strumentali, non di canzoni».

Per concludere, quale messaggio vi piacerebbe trasmettere al pubblico, oggi, attraverso la vostra nuova musica?

Gianni: «Un messaggio di passione, scritto con grande istintività e divertimento, è chiaro che quando non hai più vent’anni, se continui a fare questo mestiere, devi avere una parte di cervello rimasta relativamente giovane, quasi disincantata. Credo che il segreto sia non perdere quella leggerezza e quella naturalezza, mantenere lo spirito senza fronzoli e meccanismi, le mode non fanno per noi». 

Enzo: «Un messaggio di qualità, che non segue alcun tipo di tendenza, la scelta dell’accordatura è un po’ come avvalorare questa nostra scelta. Vorrei che le persone ascoltassero con attenzione questo nuovo disco, perché abbiamo utilizzato strumenti all’avanguardia e ci siamo avvalsi della collaborazione dei musicisti più quotati e importanti dell’attuale scenario internazionale. Da sempre, la qualità è la nostra prerogativa».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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