Banfy, dopo il fenomeno virale di”Bam bam” torna con “Lady Laura”
Dalla roulotte alle classifiche, Banfy torna con “Lady Laura” e consolida uno dei percorsi più difficili da incasellare della musica italiana recente
Parla piemontese, scrive brani in napoletano, vive in roulotte. Appartiene alla comunità sinti, ha conquistato milioni di ascoltatori e trasformato un tormentone nato sulle piattaforme in un Disco di Platino. Basterebbe questo a definire la portata sociale, culturale e discografica di Valentino Casagrande, in arte Banfy, uno dei casi più anomali e interessanti emersi negli ultimi anni nella musica italiana. Fermarsi alla biografia, però, significherebbe non cogliere fino in fondo la dinamica linguistica, generazionale e musicale che questo artista è riuscito a innescare: un ragazzo radicato nel Nord Italia, cresciuto lontano dai centri tradizionali dell’industria, che sceglie il napoletano come lingua dei sentimenti, contamina il pop con una matrice sinti dichiarata e dimostra come la viralità, quando incontra una storia vera e una forte identità, possa diventare un fatto discografico concreto.
Con “Lady Laura”, il nuovo singolo pubblicato per Island e firmato insieme a Giovanni “Mitch DJ” Mencarelli, Mario Di Stefano, Daniele Signorini e Gabriele D’Asaro, Banfy apre una nuova fase del proprio percorso, andando oltre la prosecuzione di “Bam bam” e rendendo un successo nato dalla rete un percorso artistico strutturato e orientato alla contemporaneità. Dopo il riscontro ottenuto dal brano che lo ha imposto all’attenzione nazionale, fino alla certificazione Platino, l’artista torna con una canzone che conserva l’immediatezza comunicativa delle sue produzioni ma la porta su un terreno più romantico, melodico e apertamente sentimentale.
Dentro “Lady Laura” convivono più livelli. C’è il brano romantico, pensato per il pubblico che ha conosciuto Banfy attraverso TikTok e continua a riconoscerne la voce. C’è il singolo radiofonico, più curato nella produzione e più orientato a una fruizione trasversale. E c’è, soprattutto, il passaggio da un successo improvviso a una possibile continuità discografica, terreno su cui molti fenomeni digitali si fermano e su cui Banfy prova invece a misurarsi con una canzone pensata per restare oltre la rotazione veloce dei contenuti.
La sua storia, del resto, non coincide con quella di un semplice tormentone. Con “Bam bam”, realizzato con Sheridan, Banfy ha intercettato uno dei meccanismi più forti della musica di oggi: la possibilità che un brano diventi rilevante prima ancora di essere spiegato, analizzato o legittimato dai media. TikTok ne ha amplificato la presa, YouTube e Spotify ne hanno consolidato il consumo, il pubblico lo ha trasformato in repertorio quotidiano, ma la certificazione discografica ha segnato un passaggio ulteriore, perché ha dimostrato che quella viralità non si era esaurita in un frammento di pochi secondi, ma aveva prodotto un risultato misurabile e significativo.
Banfy è infatti uno dei rarissimi fenomeni nati dal circuito TikTok capaci di arrivare al Disco di Platino e di spostarsi poi in una dimensione discografica più ampia. Nel suo percorso rientrano collaborazioni e riconoscimenti che ne hanno allargato la portata: dal duetto con Nek all’omaggio ricevuto da Lorenzo Jovanotti, fino alle citazioni di artisti come Shiva e Anna. “Bam bam” ha inoltre trovato una nuova vita internazionale grazie alla versione con Dimitri Vegas & Like Mike e Gabry Ponte, collocando un brano nato da una dimensione popolare italiana dentro un circuito dance globale e mostrando quanto la riconoscibilità di Banfy possa attraversare registri sonori anche molto diversi.
La questione più interessante, però, riguarda ciò che Banfy rappresenta nel panorama italiano di oggi. La sua figura obbliga a guardare oltre le categorie abituali con cui viene raccontata la musica pop: non è soltanto un artista virale, non è soltanto un cantante vicino al neomelodico, non è soltanto un volto cresciuto sui social. È un artista sinti, piemontese, che canta in napoletano, vive una quotidianità lontana dall’immagine classica della popstar e porta nella musica mainstream un’identità solitamente poco raccontata, spesso marginalizzata o ridotta a stereotipo. Il suo successo, proprio per questo, ha una portata che supera il dato numerico: racconta un’Italia musicale più mobile, meno prevedibile, capace di far emergere voci nate fuori dai percorsi convenzionali e di riconoscerle quando riescono a intercettare un pubblico reale.
In “Lady Laura” questa complessità passa attraverso il corpo stesso della canzone: nella lingua, nella melodia, nel modo di pronunciare le parole, nella mescolanza di codici, nella scelta di rivolgersi a una figura femminile con una semplicità che non cerca sofisticazioni e proprio per questo arriva istantaneamente. Il brano racconta sì una passione immediata, un desiderio esplicito, un corteggiamento che si muove tra ironia, sensualità e sentimento, ma sotto la superficie leggera conserva la continuità di un percorso artistico molto meno casuale di quanto la parola “virale” potrebbe far pensare.