Biondo

A tu per tu con il giovane artista romano, in uscita con il suo nuovo progetto discografico intitolato “3.33

Una vera e propria crescita personale sfociata in una piena consapevolezza, potremmo descriverlo così il nuovo percorso artistico di Simone Baldasseroni, alias Biondo, artista che ricordiamo per la sua partecipazione alla 18esima edizione di “Amici” di Maria De Filippi, oltre che per i suoi primi due progetti discograficiDejavu ed Ego. Si intitola “3.33” l’album che segna il suo ritorno musicale, un lavoro completo e ricco di sfumature, stati d’animo, storytelling e narrazioni differenti.

Ciao Simone, bentrovato! Partiamo da “3.33”, ci racconti come si è svolto il processo creativo di questo lavoro?

«Senza ombra di dubbio, per la realizzazione di questo lavoro ho avuto a mia disposizione molto più tempo, perché per miei precedenti dischi ero molto pressato delle label e da tutta una serie di situazioni burocratiche, quelle che vanno poi contro alla musica stessa. In poche parole mi avevano praticamente costretto a realizzare il mio precedente album “Ego” in soli tre mesi. In più ero molto più piccolo, in quel periodo stavo in fissa con R’n’B, mentre oggi ascolto musica diversa, dal pop al jazz. In questo album c’è una contaminazione di generi che mi da l’impressione di aver realizzato un qualcosa di completo».

Tra le tracce spicca “20 novembre”, un bel pugno nello stomaco no? Quanto hai dovuto scavare in profondità e a mani nude per portare in superficie un pezzo come questo?

«Quella canzone è pesantissima per me, fino all’ultimo giorno ero indeciso se inserirla o meno, perchè veramente rappresenta una sorta di seduta dallo psicologo. Si tratta di un insieme di sfoghi, in ogni strofa parlo di qualcosa: dagli amici che mi hanno tradito alla mia ex, passando per le conseguenze della fama. Sono fiero del risultato e dei numerosi feedback che sto ricevendo a proposito di questa canzone in cui mi sono aperto un bel po’».

Dal punto di vista testuale, questo disco è un melting pot di tematiche, di stati d’animo e di situazioni di vita. Com’è avvenuto il processo di scrittura?

«Fa tutto parte del mio vissuto, tutto ciò che ho scritto l’ho toccato con mano o visto guardandomi attorno. Essendo una persona molto sensibile, io assimilo molto, in più ho una memoria molto fotografica e traggo spunto da mille situazioni anche non mie, ma che di riflesso vivono i miei amici».

Per concludere, quali elementi e quali caratteristiche ti rendono realmente orgoglioso del risultato finale di questo album?

«Che finalmente ho realizzato un album completo. Quando mi capita di riascoltarlo mi accorgo che non c’è un aspetto di cui non vado fiero, anche il pubblico ha apprezzato questa mia evoluzione e quando leggi questo tipo di messaggi di apprezzamento vuol dire che hai fatto centro!».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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