A tu per tu con il giovane cantautore romano, in uscita con il singolo intitolato “Ti volevo raccontare

Tempo di nuova musica per Enrico Fiore, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Cannella (qui la nostra precedente intervista), artista classe ’95 che abbiamo imparato a conoscere nel corso di questi ultimi anni, seguendolo sin dai suoi primi passi musicali. “Ti volevo raccontare” è il singolo scelto per accompagnarci in questa strana estate 2020, un brano che colpisce per le sonorità tutt’altro che balneari, una scelta che si lascia particolarmente apprezzare visto l’ingente quantitativo di tormentoni che popolano l’intera stagione. Un pezzo introspettivo e riflessivo, che non mancherà di stupire ascolto dopo ascolto.

Ciao Enrico, bentrovato. Partiamo da “Ti volevo raccontare”, che sapore ha per te questo pezzo?

«Questo è un pezzo ingannevole secondo me, perché magari sentito da fuori può risultare un brano “estivo”, perché ha un ritornello molto orecchiabile, in più si parla di festa in riva al mare, di un posto tropicale, tutta una una serie di riferimenti che possono rimandare a quel genere di brani se lo si ascolta in maniera un po’ disattenta. Invece rappresenta per me un bel pezzo di vita, nelle strofe parlo in maniera molto intima in prima persona, mi sono aperto a livello umano come forse non avevo mai fatto prima, mettendo in luce le mie debolezze, le mie paure e i miei limiti. Sono felice di essere riuscito a raccontarmi in un modo così sincero e fedele alla realtà, così come sono contento che il brano sia stato recepito bene dal pubblico, anche perché è coraggioso farlo uscire in un momento come questo».

Tra l’altro esce in un’estate che non sarà di certo come le altre, personalmente come te la immagini?

«Spero vivamente che si possa tornare alla normalità il prima possibile, vedo già una situazione migliore, anche se è un po’ difficile farsi un’idea chiara di come stia andando, in giro leggi mille cose, notizie anche differenti tra loro. Molti settori sono stati colpiti, quello musicale in modo particolare, per quanto mi riguarda essere uscito con un singolo senza possibilità di portarlo in giro, se non in pochi e piccoli contesti, è molto limitante. Mi auguro che le hit estive dei miei colleghi possano essere cantate a squarciagola al mare da più persone possibili, per quanto non sia un fan dell’estate, perché comunque fa parte della normalità delle cose».

E che questo non sia un pezzo estivo lo si capisce anche guardando le immagini del video diretto da Lorenzo Piermattei. Per via del giubbotto, dal vento, dal cielo coperto e dal mare un po’ agitato. Cosa avete voluto aggiungere a livello narrativo con questa clip?

«Intanto video è un tributo visivo a “Yellow” dei Coldplay, amo molto quella canzone. Sì, abbiamo voluto dare questa impronta per nulla estiva, con la malinconia tipica del mare d’inverno e la difficoltà del camminare cantando controvento. Volevo trasmettere anche con le immagini la stessa sensazione che si ha quando cerchi di metterti a nudo, perché volevo che il messaggio arrivasse in modo sincero, anche se dopo mi sono ammalato per due giorni».

Nel testo dici “a fare a pugni con la vita, un po’ le prendo e un po le dò”. Ecco, nel tuo quotidiano, ti reputi più un buon picchiatore o un abile incassatore?

«Un abile incassatore, penso si capisca dalla natura dalle mie canzoni, da come mi pongo, sono sicuramente una persona che non ha mai schivato il dolore, mi ci son sempre buttato di testa, l’ho vissuto appieno e l’ho metabolizzato penso e spero nel modo giusto. Sicuramente tendo ad essere altruista, sono una persona buona e rispettosa, in un ambiente dove non è facile esserlo. Quindi, mi ritengo un abile incassatore, non sono mai stato un picchiatore, preferisco vivermela la vita piuttosto che cercare di fare lo squalo di turno. Ho ricevuto anche io le mie delusioni sentimentali e lavorative, come penso tutti, per cui sono uno che casca ma che si rialza facilmente».

Da ascoltatore, sei solito cibarti di un genere musicale in particolare o ti reputi fondamentalmente onnivoro?

«Assolutamente onnivoro, passo dalla trap, sia americana che italiana, al cantautorato anni ’60, ’70 e ’80, fino al pop più moderno. Sono cresciuto ascoltando principalmente rap, tipo Marracash, i Club Dogo e Fabri Fibra, la cosiddetta scena milanese che poi si è imposta anche qui a Roma. Ascolto molta musica inglese, britpop ma non solo, mi piace la dance, veramente di tutto. L’unica cosa che non amo particolarmente è il reggaeton, devo essere sincero, trovo molto funzionali i miscugli. Giusto l’altro giorno ho sentito la nuova di Achille Lauro che mi ha fatto volare, apprezzo molto le robe sperimentali e coraggiose».

“Foro italico” e “Ti volevo raccontare” rappresentano i primi due estratti dal tuo secondo album di prossima uscita, cosa dobbiamo aspettarci a riguardo?

«Guarda, “Foro italico” e “Ti volevo raccontare” sono due pezzi che sanno agli antipodi, molto diversi fra loro, sia a livello di tematiche che per quanto concerne il sound. Musicalmente parlando, il disco avrà dei richiami sonori ben precisi, ci saranno dei synth che legheranno le tracce, rendendo più incisivo e omogeneo l’ascolto, con Marta Venturini abbiamo fatto davvero un bel lavoro per rendere tutto ancora più riconoscibile. Rispetto al precedente progetto “Non siamo stati l’America”, scritto dopo la fine di una mia precedente storia, i nuovi brani subisco un’influenza più positiva dovuta all’inizio di una nuova relazione, partita un po’ in sordina a causa della mia confusione e delle mie idee poco chiare. Successivamente il rapporto ha preso una piega diversa, di conseguenza potete aspettarvi un Cannella meno sofferente, più legato al presente, ho scritto l’album stando meglio e questo si percepirà».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«E’ una domanda che non mi sono mai particolarmente posto, essendo giovane credo che la mia musica possa essere apprezzata principalmente dai miei coetanei e da ragazzi più piccoli. Sinceramente spero di avere un pubblico più vasto possibile, tante persone più grandi mi scrivono e apprezzano le mie canzoni. La musica non ha età però, allo stesso tempo, penso sia giusto puntare ai giovani, coltivarli nel tempo come hanno fatto grandi artisti del calibro di Vasco Rossi, J-Ax, Max Pezzali, che sono riusciti a plasmare ed unire più generazioni. Il sogno di un artista, alla fine, penso sia quello di emulare un percorso di questo genere, sia in termini di longevità che di consenso».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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