Caparezza Exuvia

Disponibile da venerdì 7 maggio il nuovo album dell’artista pugliese, scopriamone insieme tutti i dettagli

Si intitola Exuvia il nuovo progetto discografico di Michele Salvemini, in arte Caparezza. L’album è uscito per Polydor/Universal Music lo scorso 7 maggio 2021. A quattro anni dall’uscita di Prisoner 709, il cantautore di Molfetta torna con l’ottavo capitolo della sua epopea musicale, un lavoro ricco di autenticità, ragionato in ogni sua piccola sfaccettatura.

«Per me realizzare questo disco è stato più difficile del secondo. – racconta in conferenza stampa – Se si ha a che fare con i contenuti, con le cose da dire, dopo che ne hai fatti sette, arrivare a trovare nuovi stimoli per farne un’ottavo non è semplice. Mi sono messo nuovamente alla prova cercando di raccontare di me, del mio disagio, piuttosto che continuare a pungolare nel sociale».

Ha deciso di intraprendere una fase del suo percorso, che definisce ironicamente “scomfort zone“: «Il mio disco precedente era ambientato in una prigione e si concludeva con la mia evasione. La narrazione di questo album parte da quel momento. Il carcere è alle mie spalle e la foresta è davanti a me, pronta ad accogliermi. Un luogo dove perdersi e ritrovarsi, meravigliosa di giorno e terrificante di notte».

«Ogni brano è una riflessione sul mio passato, sul mio presente e sul mio futuro e racconta i miei passi avanti, i miei passi falsi, i miei passi indietro. Tante persone che mi seguono hanno pensato che questo potesse essere il mio ultimo disco. In realtà ho immaginato questo nuovo percorso come una trilogia: “prigionia”, “fuga” e “libertà”. Ora che l’ho detto, però, dovrò inventarmi qualcos’altro (ride, ndr)».

A proposito della scelta del titolo, Caparezza precisa: «L’exuvia è la muta dell’insetto, ovvero ciò che rimane del suo corpo dopo aver sviluppato un cambiamento. Quando osservo i miei video, quando ascolto le mie canzoni e quando rileggo i miei testi penso sempre che non mi appartengano più. Persino la realtà che mi circonda mi appare immobile, senza anima, cristallizzata nel tempo».

Caparezza Exuvia

«Questo disco vuole essere una fuga dalla mia exuvia, una sorta di iniziazione alla vita in una forma diversa. E’ la celebrazione del rito di passaggio, come accade nelle tribù indigene quando un individuo passa dalla fase giovanile a quella adulta affrontando rituali che prevedono prove di resistenza atroci. Il mio rito di passaggio è stato immaginare un viaggio espiatorio nella foresta».

E per quanto riguarda se stesso, aggiunge: «Non ho trovato un equilibrio con il mio acufene, sto ancora lottando, ma non ne parlo più nelle canzoni, l’ho fatto con “Larsen” ma senza piangermi addosso. Ho voglia di essere ascoltato e non compatito, quindi non spingo mai su questo acceleratore», confessa l’artista, prima di aprirsi in una riflessione sull’attuale momento storico.

«Il Covid, come evento pandemico che ha scombussolato la vita di tutti, non è entrato nel disco o ci è entrato in minima parte, ci sono giusto un paio di canzoni che sono entrate in corsa durante il lockdown. Per me un album è un’opera, non una serie di singoli, quando è pronto si esce. Sono contento di averlo fatto adesso, anche se ci fosse stato un evento bellico in corso, penso che sarei uscito lo stesso»

Nel corso della sua carriera, Caparezza ha sempre seguito l’istinto, mutando sempre con autenticità: «Non è il mio scopo avvicinarmi al pubblico, anche quando facevo cose come “Fuori dal tunnel” o “Vieni a ballare in Puglia”. Non posso sentirmi condizionato da chi mi ascolta, faccio semplicemente il mio mestiere, riferendomi esclusivamente al mio sentire». 

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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