Carmen Ferreri: “Ho imparato ad ascoltarmi di più e a fidarmi del mio istinto” – INTERVISTA

Carmen Ferreri

A tu per tu con Carmen Ferreri per parlare del suo nuovo singolo “Donne de fuera”, disponibile dallo scorso venerdì 26 giugno 2026. La nostra intervista alla cantante siciliana

È disponibile in radio e in rotazione radiofonica “Donne de fuera”, il nuovo singolo di Carmen, nome d’arte di Carmen Ferreri, pubblicato da Ballandi Music e distribuito da Sony Music Entertainment.

Il brano segna l’inizio di un nuovo capitolo artistico per la cantautrice siciliana, caratterizzato dall’incontro tra radici mediterranee e contaminazioni internazionali. Dopo il secondo posto ad Amici 17, Carmen prosegue il proprio percorso musicale inaugurando una fase di profonda maturità espressiva e rinnovamento stilistico.

“Donne de fuera” è un brano intenso e magnetico che racconta di donne impossibili da trattenere e da dimenticare: figure libere, custodi fiere di storie e di ferite profonde. La canzone affonda le proprie radici in antichi racconti popolari e leggende tramandate di generazione in generazione, giunti fino alla nonna dell’artista e successivamente rielaborati da Carmen Ferreri stessa.

Attraverso immagini fortemente evocative che oscillano tra le dualità di madre e figlia, strega e fata, amante e sposa, emerge l’universo di un femminile misterioso, ancestrale e indefinibile. In questo scenario il mare si fa memoria, distanza e desiderio.

Con un perfetto equilibrio stilistico tra tradizione e contemporaneità, Carmen Ferreri trasforma il dialetto e l’immaginario folk in un messaggio potente, intenso e universale, dando vita a un brano capace di parlare a pubblici diversi senza perdere il legame con le proprie origini. Ecco cosa ci ha raccontato in questa nostra intervista.

“Donne de fuera” apre un nuovo capitolo del tuo percorso artistico. Come definiresti questo momento della tua carriera?

«Per me questo singolo segna un vero cambiamento. Lo vivo come un nuovo inizio. È un brano che mi rappresenta profondamente, perché nasce dalle mie radici ma guarda avanti. Oggi sento di avere meno paura di mostrarmi per quella che sono e credo che questa sia la mia fase più autentica, sia artisticamente che umanamente».

Hai composto il brano con Stefano De Donato. Quali riflessioni e quali stati d’animo lo hanno ispirato?

«Lavorare con Stefano De Donato è stato un privilegio. È uno di quegli artisti che riescono a mettere la propria esperienza al servizio della musica e dell’identità di chi hanno davanti. Ha ascoltato il mio immaginario con grande sensibilità e mi ha aiutata a trasformarlo in musica senza snaturarlo. Da lì siamo partiti per raccontare immagini, ricordi e storie che porto dentro da sempre. Volevamo dare voce a una femminilità libera, forte e difficile da definire. È un brano nato in modo molto istintivo, lasciandoci guidare soprattutto dalle emozioni. È stata una collaborazione preziosa e da lui ho imparato tanto».

Le tradizioni popolari spesso vengono considerate qualcosa da custodire, mentre nel tuo caso sembrano diventare materia viva da reinventare. Cosa ti affascina di preciso del dialogo tra memoria e presente?

«Mi emoziona pensare che qualcosa di antico possa continuare a vivere senza restare fermo. Le tradizioni non hanno senso se rimangono chiuse in un cassetto: mi piace prenderle, ascoltarle e dare loro una voce nuova. Credo che il passato possa diventare un modo sincero per raccontare il presente. In “Donne de fuera” ho voluto far rivivere il patrimonio orale della mia famiglia antiche leggende mediterranee tramandate di generazione in generazione rielaborate e rese vive».

Nel brano il dialetto non appare come una scelta nostalgica, ma come un codice contemporaneo. Hai la sensazione che oggi ci sia una nuova libertà nell’utilizzare le proprie radici linguistiche nel pop e nella musica in generale?

«Per me il dialetto è una lingua emotiva. Ci sono cose che riesco a dire solo così. Non lo vivo come un ritorno al passato, ma come uno strumento vivo, capace di raccontare il presente. Io trovo una nuova libertà in questo. In Donne de fuera mischio il siciliano all’italiano con suoni moderni, perché credo che il dialetto possa essere un codice contemporaneo potente. Se oggi c’è più libertà nell’usare le proprie radici è una cosa bellissima, perché significa poter essere autentici senza rinunciare alla propria identità».

Il tuo percorso è iniziato davanti al grande pubblico con Amici. Guardando la Carmen di allora e quella di oggi, qual è il cambiamento che ti rende più orgogliosa?

«La consapevolezza. All’inizio sentivo il bisogno di dimostrare qualcosa, oggi sento il bisogno di raccontarmi. Ho imparato ad ascoltarmi di più e a fidarmi del mio istinto. Credo che questa libertà si percepisca anche nella mia musica ed è il cambiamento di cui vado più fiera».

L’inedito “Donne de fuera” fa parte di un progetto più ampio o lo consideri un episodio isolato? In altre parole, credi che questa sia più un’epoca di singoli o di album?

«“Donne de fuera” è sicuramente l’inizio di un percorso. C’è la volontà di pubblicare altri brani prima di racchiuderli in un eventuale album e ogni brano racconta un pezzo di quello che sto vivendo, messi insieme, costruiscono un’identità precisa. Oggi il modo di vivere la musica è cambiato, ma per me la cosa più importante resta avere qualcosa di vero da raccontare. Non so ancora dove mi porterà questo viaggio, ma so che voglio seguirlo fino in fondo».

Per concludere, qual è la lezione più importante, l’insegnamento più grande che senti di aver imparato dalla musica fino ad oggi?

«La lezione più grande è stata imparare a essere me stessa con forza e passione. La musica mi sta insegnando che non bisogna avere fretta di diventare qualcuno. Prima bisogna capire chi si è. Ho capito che la sincerità arriva sempre prima di tutto: le canzoni più belle, almeno per me, sono quelle che nascono quando smetti di voler impressionare qualcuno e inizi semplicemente a dire la verità».

Scritto da Nico Donvito
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