Carmen vuole essere “Più forti del ricordo” ma risulta troppo offuscata – RECENSIONE

Recensione del primo album d’inediti della giovane Carmen

La prova del nove arriva, prima o poi, per tutti. Artisti compresi. E’ arrivata anche per la giovanissima Carmen Ferreri (qui la nostra recentissima intervista), voce potente e cristallina emersa dall’ultima edizione di Amici di Maria de Filippi, che, un po’ in ritardo rispetto ai propri colleghi, è tornata a farsi sentire a marzo 2019 con un nuovo progetto discografico. Più forti del ricordo non è per la giovane interprete siciliana solo un nuovo disco ma è anche il primo lavoro completamente inedito della sua carriera e, di conseguenza, anche un biglietto da visita fondamentale per il suo percorso che verrà.

Più forti del ricordo, però, è un disco che non ha affatto le idee chiare, che non sa davvero da che parte dirigersi e che non fa che creare parecchia confusione e mediocrità attorno alla vocalità e alla personalità di un’interprete fin troppo giovane per riuscire ad imporsi davvero.

Per chi l’aveva conosciuta all’interno della scuola televisiva di Amici, Carmen si era rivelata essere interprete intesa e matura con una vocalità importante da supportare con le canzoni giuste per riuscire a distinguersi all’interno del grande universo delle interpreti femminili del genere pop anni ’90. In questo senso, in effetti, il tentativo di Non è amore, il primo estratto radiofonico del progetto, si rivela azzeccato e sufficientemente a fuoco: una lenta ballata pop all’italiana con l’apertura del pianoforte e la voce soffusa che poi, nel corso del brano, acquista di spessore e volume per sottolineare tutta la sofferenza che il testo vuole comunicare. Una storia di una donna adulta che viene distrutta da un “amore” ossessivo. Una storia che ripercorre la cronaca di Cisterna di Latina ma che, purtroppo, potrebbe adattarsi a tanti altri episodi di cronaca. Carmen interprete con gusto e con la giusta rabbia dando al proprio timbro vocale quel graffio che sa di consumato e di verità il problema, però, risulta essere la sua giovanissima età che difficilmente la rende credibile come interprete di un brano così intenso. Un gran bel pezzo, una bella voce ma manca quella scintilla emotiva che avrebbe davvero convinto appieno.

Ecco questa strada artistica che, tutto sommato, si prefigurava essere come la più giusta da seguire per una ragazza come Carmen viene improvvisamente abbandonata e sdoganata da un disco che adotta scelte incomprensibili, poco lungimiranti e, al contrario, parecchio riempitive ed impersonali. Manifesto di quanto detto è Chissà se mi pensi, l’ennesimo duetto in cui una bella e giovane interprete finisce tra le grinfie di un rap-pop che confeziona la classica canzoncina insipida. GionnyScandal ne è l’artefice in questo caso. Riuscite a trovare delle differenze dalle coppie di Shade-Federica Carta o di Fedez-Michielin? Sostanzialmente non ce ne sono con l’aggravante che questi arrivano dopo parecchi altri episodi trovando quindi l’effetto sorpresa già ampiamente sfruttato.

Nelle rimanenti 8 tracce del disco si viaggia, in balia del vento, tra questi due estremi presentando buoni episodi siglati dalle migliori penne del più giovane autorato italiano alternati a trascurabili proposte difficilmente assimilabili all’universo artistico più proprio di Carmen. A questo proposito Sabato subito esplora il mondo degli up-tempo pop in cui entra in gioco l’elettronica e colori musicali troppo simili ad altre realtà che ben poco hanno a che fare con la giovane ugola siciliana. Parte bene Più forti del ricordo che nella strofa d’apertura propone tutta l’intensità autorale di cui è capace Giordana Angi per poi distruggerla in un ritornello tutto distorto dai sintetizzatori.

Anche Virginio Simonelli, che già aveva collaborato con Carmen per il suo precedente EP, cade nella tentazione di un pop più radiofonico che, però, saggiamente non si spinge eccessivamente oltre permettendo alla vocalità di trovare il proprio spazio in una passabile Punto a capo che, va detto, almeno rispetta l’essenza artistica della sua interprete (pur presentando, anche qui, una produzione piuttosto grezza e grossolana). Su questa stessa scia si collocano anche Lorenzo Vizzini con la sua non imperdibile Sei bellissima così ed i fratelli Verrienti (coadiuvati da Giulia Capone) con Stanne fuori, che potenzialmente si avrebbe potuto virare verso un più personale arrangiamento sporcato di soul e jazz.

Le cose migliori, eccetto l’importante singolo di lancio, arriva dall’universo più tradizionale ed intimo in cui primeggia la penna di Giovanni Caccamo, presente in tracklist con la sua Al di là del mare che fa leva su di una bella orchestrazione che riscopre (finalmente) anche gli archi che, però, qui devono fare i conti su di una modulazione vocale eccessiva. A volte si può interpretare anche sottraendo invece che cavalcare sempre l’onda. Azzeccatissima è anche l’atmosfera di Cose così in cui il rapporto a due viene raccontato con raffinatezza dai Verrienti-Capone sbocciando poi nel ritornello in cui anche qui la vocalità si fa sentire tutta.

A chiudere è, forse, la sorpresa più gradita del progetto: Mi manchi prima di morire, la bella ballata pop scritta interamente da Alessio Bernabei che, potrebbe sembrare assurdo, alla sua prima prova autorale azzecca la canzone giusta per l’interprete che si trova a cantarla. Il rapporto a due si consuma sotto i colpi dei ricordi passati che rivivono con coscienza e la giusta intenzione in un ritornello che si fa cantare con facilità e piacevolezza.

Nel complesso questo Più forti del ricordo è un disco che si rivela come davvero poco a fuoco: una buona ugola, ancora tutta da svezzare e da modulare nella sua potenza espressiva, viene sprecata per brani che non la rispecchiano e che la confondono con altre esponenti nettamente diverse. Non tutti possono cercare e cantare il tormentone radiofonico, non tutti possono cantare la canzone up-tempo: ne va della credibilità artistica di voci che, indiscutibilmente, hanno ciascuna il proprio raggio d’azione. Nei più felici episodi dell’album, però, si riflette, in controcanto, l’incapacità di trovare una bella canzone pop all’italiana che possa passare alla storia ed identificare davvero Carmen all’interno del panorama discografico attuale che, già particolarmente popolato di artisti canterini, ha, ora più che mai, bisogno di canzoni memorabili più che di belle voci che in fretta vengono rimpiazzate. La voce c’è, il repertorio latita. Ahimè.

Miglior traccia: Non è amore

Voto complessivo: 6.2/10

Video-recensione: (in aggiornamento)

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

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