Carmelo Piraino: “La musica è il più sublime volano” – INTERVISTA

A tu per tu con il cantante siciliano, fresco vincitore della decima edizione del Premio Donida

Si intitola “Il mio funerale” il brano che ha permesso a Carmelo Piraino di aggiudicarsi il titolo della decima edizione del Premio Donida (qui tutti i dettagli), concorso volto a ricordare il Maestro Carlo Donida Labati, autore delle musiche per svariate canzoni di successo. Come promesso nel nostro precedente articolo, abbiamo intervistato per voi il vincitore della rassegna.

Ciao Carmelo, sei il vincitore della decima edizione del Premio Donida. Titolo a parte, cosa ha rappresentato concretamente per te questa esperienza?

«In una parola condivisione! Conosco il premio Donida da circa sei/sette anni ho partecipato da autore più volte arrivando in finale. L’aspetto più rappresentativo per me non è mai stato la gara in sé ma le conoscenze, le contaminazioni che si instaurano ogni volta che ascolti inediti di altri ragazzi che nutrono la tua stessa passione e il rapporto umano che si crea con l’organizzazione, con i musicisti e soprattutto con il resto dei partecipanti che diventano compagni di viaggio piuttosto che competitor, la musica è il più sublime volano a che tutto questo si manifesti!».

“Il mio funerale” è il brano che hai presentato in gara, che valore ha per te?

«Il mio funerale rappresenta uno sfogo una sorta di testamento. Chiaramente in ottica ironico provocatoria nasce dalla sensazione di un momento particolare della mia vita dove tutto andava a rotoli e in una elucubrazione a cena con amici, complice un buon bicchiere di vino di troppo, discutevo di come il sistema spesso non ti consente di essere te stesso ne appoggia i tuoi sogni neanche nel finale di questo viaggio che è la vita quando non rispetteranno lo stile con cui hai vissuto omologandoti ad una cerimonia funebre uguale per tutti partendo dal modo di vestirti con quella giacca classica e i mocassini lucidi magari appena comprati per l’occasione quando invece tu per una vita sei andato in giro con le tue usurate snakers! Ecco!».

A chi ti senti di dedicare questa vittoria?

«Dal palco l’ho dedicata ai miei compagni di viaggio che erano lì come me da tutta la giornata venendo da le più disparate parti d Italia. E lo ribadisco la dedico a loro. Ma anche alla passione per la musica al Cet di Mogol, ai miei insegnanti Alfredo Rapetti, Giuseppe Anastasi e Carlotta, Giuseppe Barbera e a tutte le occasioni di confronto e di condivisione che ho avuto con le persone con cui ci siamo incrociate in questi anni e con cui abbiamo scritto tantissime canzoni. Se leggeranno questa intervista sapranno a chi mi riferisco».

Quando e come hai scoperto la tua passione per la musica?

«Tardi circa 19 anni dopo il diploma una chitarra scordata o meglio dimenticata in un angolo della mia stanza regalata a mio fratello qualche anno prima per la comunione mi incuriosì. E più che una passione vera fu una sfida perché a casa mia nessuno suonava e io quando lo vedevo fare a scuola ai compagni per le classiche manifestazioni di natale o eventi simili ne fascino pensando che non ne ero portato per DNA. E quindi iniziai!».

Quali ascolti hanno accompagnato e influenzato la tua crescita?

«Inizialmente per un approccio anche facile alla chitarra Ligabue è stato uno degli ascolti più “macinati”. Però anche i vecchi Litfiba, i Guns N’ Roses, “November rain” è una delle mie canzoni preferite, poi appassionandomi e studiando gli ascolti sono diventati variegati.oggi ascolto di tutto il bello è il brutto senza pregiudizi!».

Qual è l’aspetto che più ti affascina nella fase di composizione di una canzone?

«È quel momento alchemico in cui entri in una specie di stato di trans una dimensione altra in una specie di “tunnel creativo” come amo definirlo di cui hai percezione solo dopo quando rientrando in te ti accorgi di essere stato altrove! Chi scrive sa di cosa sto parlando».

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali e/o sogni nel cassetto?

«Ho scritto tante canzoni da autore e ho collaborato con tanti artisti emergenti. Adesso ho messo assieme una decina di canzoni quelle che più mi rappresentano sia vocalmente melodicamente che artisticamente e sto lavorando per farle diventare un album. Naturalmente “Il mio funerale” ne è un assaggio per capire il genere è sarà uno dei singoli».

Per concludere, dove e a chi desideri arrivare con la tua musica?

«E’ chiaro che vorrei che arrivasse a tutti e dovunque però per rimanere nell essenziale e nel bello dell’arte in se’, ti posso dire che certe volte, annullando il desiderio del successo è delle luci della ribalta, basta condividere il sentimento che vuoi esprimere attraverso la tua canzone anche solo con una persona che magari ti guarda dritto negli occhi e ti fa capire che hai intercettato anche il suo di sentimento. Questo è la sublimazione più alta dello scrivere canzoni. Poi è chiaro che se si allarga il giro e una mia canzone passasse in radio o arrivasse a Sanremo certo non lo disdegnerei».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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