C'è sempre una canzone (d'amore)

Raccontiamo l’amore con una canzone

Da qualche settimana ho iniziato a prendere lezioni di tennis. Quelle ore sono sacre perché sgombero la mia mente dai brutti pensieri e dalle preoccupazioni. Ci sono solo io, la mia racchetta, la mia collega con la quale mi faccio delle grandi risate e la nostra insegnante che prima o poi faremo santa. Alla quarta lezione ho capito come si tiene in mano la racchetta, che deve avere quell’impugnatura specifica e quell’inclinazione lì altrimenti la pallina non la riesci a controllare. Cosa c’entra l’amore con il tennis? No, non mi sono innamorata di Berrettini. Ho capito che le mie lezioni di tennis possono essere una metafora. La prima mezz’ora l’insegnante controlla impugnatura, inclinazione, movimento e ci impegniamo a fare tutto nel modo perfetto. Pensiamo ad ogni minimo dettaglio come se quello dovesse essere il colpo della vita. Poi però iniziamo a giocare veramente e ci dimentichiamo tutto, spostiamo le mani, non pieghiamo le ginocchia ma chissenefrega, l’importante è che la pallina vada nell’altro campo e possibilmente dentro la linea.

Ecco, così penso che sia l’amore: una lezione di tennis che inizia con mille regole per cercare il colpo perfetto ma si fa tutto a rallentatore e poi finisce in un gran casino, ma è questa la parte divertente.

Di amore, di regole e di confusione parla anche Francesca Michielin nella sua “Nei tuoi occhi”, ballata romantica uscita come colonna sonora del film “Marilyn ha gli occhi neri”, che racconta proprio la trama della pellicola stessa. Un brano avvolgente ed emozionante, che ci porta in un mondo parallelo come solo Francesca sa fare.

Quando tu mi guardi
forse te ne accorgi
mi attraversi e arrivi
in fondo ai miei ricordi
mi tuffo nei tuoi occhi
ci nuoto dentro finché sento che non tocco più
e quando piangi come grandine mi butti giù

Dicono che gli occhi siano lo specchio dell’anima e possano dire più cose di quanto possiamo fare con una ricerca accademica.  È vero, soprattutto oggi in cui spesso gli occhi sono l’unica parte del nostro viso che non è coperta. Abbiamo imparato a parlare con gli occhi e anche ad amare. Ci sono sguardi che valgono più di centinaia di parole anche se durano un secondo, anche se sono scambiati ad un tavolo di un bar. Basta incrociare lo sguardo di chi amiamo per dire “Sono qui, non avere paura” e tutto si fa più chiaro, più nitido.

Nella testa mille cose esplodono e a domino precipito
Come mille rose
Che sbocciano in un giardino esotico di petali che cadono
Tu mi non annoierai mai

Allora nella nostra testa abbiamo mille piccole bombe atomiche che esplodono, centinaia di tessere di domino che cadono una dopo l’altra. Attenzione: qualcuno ha abbattuto le nostre barriere, c’è un intruso nella nostra vita. Ma le bombe atomiche si trasformano in rose e le tessere del domino sono fiori di un giardino esotico nel quale danziamo. E mentre noi siamo lì ancora fermi seduti a quel tavolino di un bar che parliamo di principi e di castelli, come facciamo a trattenere tutto quel casino che sta succedendo dentro di noi?

Quando tu mi parli, non so a cosa pensi
Quasi prendi a pugni tutti i tuoi discorsi
Mi tuffo nei tuoi occhi, un po’ sprofondo
Non so fingere come fai tu
Mi tuffo nei tuoi occhi che se sto a galla
Magari non ti vedo più

Due persone si possono amare per anni prima che qualcuno lo dica apertamente. Si possono rincorrere, separare, dire bugie. Siamo così complicati che preferiamo arrampicarci sugli specchi parlando per ore di argomenti dei quali non ci interessa proprio niente piuttosto che fermare il tempo e ammettere che è tutta una scusa gigantesca. Infondo è molto più facile tenere una conversazione sui castelli medievali di dire semplicemente quello che sta accadendo nella nostra testa. Il problema è che dalla testa poi il caos si sposta nel cuore e non ci sono principi, castelli e armature che tengano quando dobbiamo dire un ti amo.

Liberami le ali, squarciami il cuore, prenditi tutto
Strappa via le paure, portami via altrove dove non è buio
Un sacco di cose che non so dire
Tu mi dai la voce ogni giorno per poterle gridare
Come un bengala esploso nel cuore mi dai la forza di dire
Che c’è tutto da fare

È dagli occhi che entra la luce e con gli occhi guardiamo le paure allontanarsi piano piano, mentre lasciamo cadere ogni singola barriera. Difendersi è inutile, ragionare impossibile. L’ordine lascia posto al caos, che in realtà, forse, è solo un ordine sparso. Lasciamo che qualcuno entri nei nostri occhi perché possiamo vedere quanto è bello il mondo, possiamo riconoscerne tutti i colori e non solo il nero e il grigio che fino a quel momento oscurava la nostra vita. Se non sapremo trovare le parole giuste non ci dovremo preoccupare, saranno gli occhi che parleranno per noi. Quando sorridono, quando si illuminano e quando si inzuppano di lacrime. Quando gli sguardi saranno ancore di salvezza e petardi sparati nel buio.

Non so se è più facile trovare due occhi che ci leggano dentro oppure finire una lezione di tennis senza qualche infortunio. So per certo che quando meno te lo aspetti la vita ti lancia una pallina nel punto esatto in cui tu la possa colpire proprio con un rovescio da manuale. Così come ti fa scontrare due occhi in un giorno qualunque in un bar qualunque di un paese qualunque. In entrambi i casi, potresti fare un punto che ti cambierà la vita.

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Gloria Tagliani

Il mio lavoro è far quadrare tutto, ma se c’è una cosa che non quadra mai, quella è la mia vita. Credo nei finali dei film romantici, nel Liga, nei tramonti, nei biglietti aerei, nelle canzoni urlate a squarciagola e nelle stelle cadenti. Ho cinque tatuaggi e troppe playlist.

By Gloria Tagliani

Il mio lavoro è far quadrare tutto, ma se c’è una cosa che non quadra mai, quella è la mia vita. Credo nei finali dei film romantici, nel Liga, nei tramonti, nei biglietti aerei, nelle canzoni urlate a squarciagola e nelle stelle cadenti. Ho cinque tatuaggi e troppe playlist.

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