C'è sempre una canzone (d'amore)

Raccontiamo l’amore con una canzone

Quando penso alle parole della lingua italiana meno utilizzate o comunque meno comuni, penso a parole come precipitevolissimevolmente, sternocleidomastoideo o qualche altro termine scientifico che solo i medici conoscono e che quando viene scritto sui referti dobbiamo aprire Google per capire che cosa sia. Ho scoperto, però, che c’è una parola che fa ancora più paura. Se pensate a qualcosa come dichiarazione dei redditi, tasse o autovelox, siete fuori strada. Parliamo pur sempre d’amore e, rispetto al male che fanno certi cuori spezzati, cosa volete che sia una multa per eccesso di velocità! Una parola che se la impari può cambiarti la vita, in meglio ma anche in peggio. La parola di questa sera è scusa.

Questa mattina mentre sfrecciavo per le strade della Pianura Padana, è passata nella riproduzione casuale una canzone che non ascoltavo da un po’, ma che resta sempre e comunque così attuale. Come quel bel vestito che lasci nell’armadio e poi lo ritrovi casualmente quando stai per andare a cena e non sai come vestirti, te lo provi e ti svolta la serata.

Ripeschiamo “Scusa se non ho gli occhi azzurri” dall’album 2640 di Francesca Michielin, uscito nel 2018. Di quell’album avevamo già parlato di “Io non abito al mare”, il pezzo che ha inaugurato questa rubrica (qui). Scusa se non ho gli occhi azzurri” è una ballata struggente, da ascoltare ad un volume altissimo mentre camminiamo per una strada di montagna, che prende tutta la sua energia nel ritornello.

Scusa se non ho già trent’anni
E non ho gli occhi azzurri
E la disco non mi va
Ma mi piace ascoltarti
Se parli o ti lamenti
E anche se ti incazzi
Che ridere che fa

È un anno che non possiamo abbracciarci e spesso nemmeno ritrovarci, ma è un anno che viviamo a braccetto con i “se” e con i “forse”. Ci sentiamo così soli e così fragili, così inadeguati che tutto quello che possiamo fare è chiedere scusa. Scusa se non ho trent’anni e se ogni tanto dipingo le pareti di rosa come una bambina, scusa se non ho gli occhi azzurri e se non sono perfetta, scusa se preferisco rifugiarmi nelle canzoni tristi e guardare la tv con una tisana drenante in mano. Chiediamo scusa per ogni nostro difetto, per ogni volta che cadiamo, per tutte quelle volte in cui la nostra testa parte per un viaggio intercontinentale perché guardiamo troppi film. Chiediamo scusa anche se per una volta ci permettiamo di sperare in un finale felice.

Vorrei solo amarti
I fine settimana
E tutti gli altri giorni
Che differenza fa?

Francesca ci prende per mano e ci accompagna tra le note di una ballata che ci fa sciogliere. Specialmente quando chi amiamo è lontano, specialmente quando chi amiamo non sa nemmeno ciò che stiamo provando. Entriamo in punta di piedi nella sua vita chiedendo il permesso e chiedendo, ancora una volta, scusa. Come se non avessimo il diritto di provare amore semplicemente perché non siamo abbastanza. Allora pendiamo dalle sue labbra, aspettiamo un messaggio che non arriva e decifriamo segnali come se stessimo studiando l’esistenza degli extraterrestri. E lo facciamo a quindici anni come a venti e come a trenta. 

Perché questo cuore l’ho tirato in faccia
Scusa se ti è stato male non l’ho fatto apposta
Ma il bene che ti voglio è così grande
Che neanche lo riesci a capire

Così il nostro sussurrare si trasforma in un urlo. Prendiamo l’energia che ci serve e lo gridiamo al mondo, perché non riusciamo più a stare in punta di piedi e a mimetizzarci con la carta da parati in un angolo della stanza. Non dobbiamo più far finta di non provare nulla per proteggerci, ma dobbiamo agire, perché se non lo facciamo ci potremmo schiantare contro un muro di “se” e di “forse”. Afferriamo senza paura il nostro cuore e lo tiriamo in faccia per dimostrare che anche noi, un po’ di forza, l’abbiamo.

Mi vergogno a dirti che ti penso sempre
Tu non mi pensi mai o non mi dici niente
Ma va bene così, lo sai

Allora ci accontentiamo di vivere nel limbo, facciamo tre passi avanti e due indietro, come se stessimo ballando su una pista vuota. Come se amare fosse qualcosa di brutto, come se essere amati da qualcuno come noi fosse una disgrazia più che un privilegio. Solo perché crediamo negli abbracci e non abbiamo gli occhi azzurri, il fisico perfetto delle star o non siamo vestiti con lo stampino. Noi che siamo sempre fuori posto e allora ci mettiamo a correre perché forse un posto al caldo prima o poi lo troveremo. Noi che chiediamo scusa troppo spesso e che ci giustifichiamo come se dovessimo ancora registrare il tutto sul libretto delle assenze a scuola.

Ma poi succede che arriva qualcuno nella tua vita che non ti permette che tu ti prenda tutte le colpe e che ti aiuta a portare il mondo sulle spalle. È la volta in cui impari anche a dire precipitevolissimevolmente e non solo “scusa”. Ti guardi allo specchio e vedi che i tuoi occhi non sono azzurri ma sono un po’ castani e un po’ verdi e che i tuoi occhiali da vista stanno perdendo il colore. Non devi stare più in un angolo a parlare con la tappezzeria, ma stai al centro della festa.

E questa volta ti metti a ballare con chi ami: “e adesso basta correre, io voglio solo restare… qui”.

C’è sempre una canzone (d’amore) | Playlist

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Gloria Tagliani

Il mio lavoro è far quadrare tutto, ma se c’è una cosa che non quadra mai, quella è la mia vita. Credo nei finali dei film romantici, nel Liga, nei tramonti, nei biglietti aerei, nelle canzoni urlate a squarciagola e nelle stelle cadenti. Ho cinque tatuaggi e troppe playlist.

By Gloria Tagliani

Il mio lavoro è far quadrare tutto, ma se c’è una cosa che non quadra mai, quella è la mia vita. Credo nei finali dei film romantici, nel Liga, nei tramonti, nei biglietti aerei, nelle canzoni urlate a squarciagola e nelle stelle cadenti. Ho cinque tatuaggi e troppe playlist.

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