A tu per tu con la regina delle sigle dei cartoni animati, quattro chiacchiere in piacevole e totale libertà

La solarità di Cristina D’Avena non è certo un segreto, attraverso le sue sigle ha saputo far compagnia a numerose generazioni di bambini. Cintura nera di live, da anni è protagonista nei club e nelle discoteche di tutto il Paese, divertendo il pubblico sulle note delle canzoni più belle della nostra infanzia. Durante la quarantena si è reinventata con una serie di dirette sui suoi profili social, al grido dell’hashtag #ACasaConCristina, non facendo mancare ai numerosi fans il suo buonumore, considerato ormai un vero e proprio marchio di fabbrica. Diverte e si diverte un sacco in questa nuova strepitosa fase della sua carriera, inaugurata con l’ospitata al Festival di Sanremo e proseguita a suon di concerti, coronata dalla pubblicazione di ben due album, Duets e Duets forever, nei quali ha ospitato ben trentadue protagonisti del pop nazionale.

Ciao Cristina, bentrovata. Sono contento di poter realizzare questa chiacchierata con te in questo preciso momento storico, alla luce di tutto quello che sta accadendo. Parto col chiederti come stai e come hai affrontato queste difficili settimane?

«Sto bene, devo dire che è stata abbastanza dura ed è dura tuttora, perché sono una persona sempre in movimento. Da un giorno all’altro mi sono ritrovata a dovermi fermare, come tutti, ho annullato una quarantina di concerti e diversi eventi in programma. Ho iniziato ad impiegare il tempo facendo dirette su Instagram, devo dire molto seguite dai giovani, ci divertiamo come matti. Poi cucino, guardo film, mi rilasso, faccio tantissime interviste, cerco di impiegare il più possibile perché ferma non ci sto proprio stare».

Tu sei una persona molto attenta e sensibile, quindi, anche se è un po’ prematuro parlare di consegue precise, ti chiedo: quale impatto emotivo pensi che avrà tutto questo sulle nostre vite? Credi ne usciremo davvero migliori come dicono?

«Io me lo auguro, perché è stata una situazione epocale, veramente drammatica, che ha segnato il mondo intero e tutti noi. Abbiamo avuto la possibilità e il tempo per guardarci dentro, perché abbiamo vissuto in maniera meno frenetica rispetto al passato. Non sapere cosa succederà domani è una sensazione pazzesca, terribile a livello psicologico. Mi auguro che tutto questo ci faccia riflettere e apprezzare molto di più il senso della vita, di un abbraccio, di una stretta di mano, di un sorriso».

A livello discografico, invece, sono stati fatti un sacco di appelli nei confronti dell’intera categoria, alcune parole sono state anche travisate. Qual è il tuo pensiero a riguardo? Come pensi ne potrà uscire l’industria musicale?

«E’ dura e difficile, noi siamo stati i primi a chiudere e saremo gli ultimi a riaprire, fondamentalmente perché la musica è considerata un po’ un accessorio, senza rendersi conto che dietro i nostri concerti c’è tanta gente che lavora, nel momento in cui noi chiudiamo, chiudono anche loro. Lascia stare noi, tanti tecnici vivono di questo mestiere, molti dei quali lavorano a tournée, quindi non hanno diritto alla cassa integrazione e non sono tutelati, è importante ricordarlo e sottolinearlo in questo preciso momento».

La musica è sempre in prima linea in questo genere di emergenze, gli artisti uniscono le forze e danno vita ad iniziative benefiche come nel caso del progetto “Italian Allstars 4 Life” per sostenere la Croce Rossa Italiana, con la cover di “Ma il cielo è sempre più blu”. Che esperienza è stata per te?

«Sono contenta di essere stata coinvolta, è un’iniziativa importantissima, ho partecipato con tanto amore e con tanta voglia di dare il mio contributo, col cuore, attraverso la mia voce. Oltretutto, la maggior parte degli artisti coinvolti li conosco perché hanno cantato con me in “Duets” e “Duets forever”, ormai siamo veramente come una grande famiglia. E’ stato bellissimo, speriamo che attraverso questo progetto si possa donare davvero tanto».

Tutto quello che noi viviamo durante l’infanzia, in qualche modo ce lo portiamo dietro tutta la vita. Penso ai bambini di oggi, quelli che saranno i grandi di domani, che stanno subendo qualcosa di terribile, che li segnerà per sempre. Tu hai studiato neuropsichiatra infantile, tutto ciò che ruota attorno allo sviluppo dei bambini ti ha sempre affascinato, qual è il tuo pensiero a riguardo?

«Sì, penso che i bambini abbiano vissuto veramente un momento tragico che si porteranno dietro per tutta la vita. Allo stesso modo, credo che i genitori abbiano fatto il massimo per stargli accanto il più possibile, vedo e leggo tante belle storie a riguardo, sia le mamme che i papà si sono impegnati tanto per non trasmettere al proprio bambino il peso di una situazione così dura. Non andare a scuola con i propri compagni, seguire le lezioni da casa, deve essere stato abbastanza pesante a livello psicologico. Quando tutto finirà i bambini torneranno indietro con la loro memoria e, probabilmente, capiranno ancora di più quello che è successo, spero e mi auguro che riescano a metabolizzarlo nella maniera giusta».

Alla fine di ogni tuo concerto fai un discorso sull’importanza del recuperare quel pezzettino della nostra infanzia custodita in ciascuno di noi. In questo momento così delicato abbiamo inevitabilmente abbassato le nostre difese, forse, siamo ritornati un po’ tutti bambini. Peter Pan diceva che bastano pensieri felici per poter volare. In questo momento così difficile, quali sono i tuoi pensieri felici?

«Che tutto possa finire presto, molto presto. Conosco tantissimi amici medici e tantissimi amici infermieri che hanno passato veramente momenti terribili, li ho sentiti al telefono e mi hanno raccontato delle vere e proprie tragedie. Il mio pensiero felice è l’augurio che questo virus se ne vada, ci ha già portato tanto male e tanta paura, ora basta. Personalmente ho tanta voglia di ridere giocare, scherzare, saltare e cantare con il mio pubblico, spero di poterlo fare al più presto perché ne ho davvero bisogno. La musica è la mia vita, un rimedio per l’anima, soprattutto in questa delicata situazione, per i bimbi di ieri e di oggi. Il canto è la mia massima forma di espressione, mi auguro di poter tornare presto a comunicare tutta quanta la mia gioia».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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