Daniele Stefani si veste di poesia e gentilezza ne “La fiducia” – RECENSIONE

Dal 10 maggio disponibile su tutte le piattaforme digitali il nuovo singolo del cantautore milanese

La musica è la miglior cura per la nostra anima, ci allieta nei momenti tosti e ci accompagna in quelli piacevoli, influenzando quotidianamente ogni singolo stato d’animo. Dopo aver sviscerato le nostre più recondite contraddizioni in Italiani e analizzato i tratti somatici dell’attuale società in Generazione trentenni, Daniele Stefani torna a surfare sulle onde di quei sentimenti che, in fondo, lo esaltano e contraddistinguono. “La fiducia” è il titolo del nuovo singolo che anticipa l’imminente uscita dell’omonimo album che, di fatto, segna il suo atteso ritorno discografico, a di distanza di undici anni dal suo ultimo progetto in patria, dopo aver collezionato positive esperienze all’estero e inciso per il mercato latino il disco “Siento la distancia” nel 2014. Ad impreziosire il pezzo un featuring speciale con l’attore Paolo Ruffini, che arricchisce il risultato finale con un suo breve monologo recitato a cavallo tra il primo e il secondo tempo del brano.

Non è la prima volta che la musica e il cinema danno vita a questo tipo di alchimia, partendo da Alberto Lupo che nel ’72 si è prestato ad interpretare la famosa “Parole parole” al fianco di Mina, fino ad arrivare a Giancarlo Giannini nel recente cameo del brano “Io sono te” di Eros Ramazzotti, incluso nell’album “Noi” del 2012. Questa sorta di magia che si instaura tra recitazione e canto mette ulteriormente in risalto il potere della parola, il vero significato del messaggio che si intende lanciare, un connubio che potremmo sintetizzare nel sublime concetto di arte.

“La fiducia” è uno di quei brani che, sin dal primo ascolto, ti prendono per via della naturalezza con la quale vengono esposti, e probabilmente anche concepiti, i contenuti. Una canzone di passaggio, che ricorda per intensità e pathos la prima parte del percorso di Daniele Stefani, mentre per maturità ed eleganza si avvicina molto anche alle sue ultime produzioni e a quella che sarà probabilmente la sua nuova musica, frutto del ritrovato sodalizio con il producer Giuliano Boursier, suo storico e fedele collaboratore con il quale ha realizzato i brani di maggior successo.

Di conseguenza, questo pezzo non può che parlare di fiducia ritrovata, sia nei confronti di se stessi che verso gli altri, con un retrogusto dal sapore di rimpatriata. Un testo profondo e importante, in cui i dettagli riflettono un valore universale e l’amore non viene relegato esclusivamente ad un rapporto di coppia, ma assume un significato globale rivolgendosi all’intera società, per cui ognuno di noi può vederci un po’ del proprio vissuto.

Sono le cosiddette “canzoni-manifesto”, quelle che non conoscono razza, orientamento o ideologie, quelle che parlano di cose semplici con la stessa naturalezza di una poesia del Carducci che, circa centocinquant’anni fa, altro non faceva che raccontare a suo modo ciò che lo circondava, la bellezza della natura e delle relazioni interpersonali. In tal senso, La fiducia è un palazzo che cade come i sogni infranti, è saper di potersi salvare per mani più grandi” è un verso che si commenta da solo e che non conosce epoca. 

Per quanto riguarda la parte musicale, invece, oggi più che mai si avverte la necessità di un ritorno a quel tipo di sonorità che ci hanno permesso di varcare i confini nazionali, portando il bel canto all’italiana in giro per il mondo, cosa che non può tornare a concretizzarsi finché continueremo a scimmiottare generi che non ci appartengono, producendo canzoni che non ci rappresentano. Onestamente e orgogliosamente appartengo al girone dei nostalgici, di quelli che nella musica cercano ancora conforto e, perché no, qualche spunto di riflessione.

Poesia a parte, quello che manca oggi è un po’ di gentilezza, quel modo educato e posato di comunicare che, onestamente, si è perso da qualche parte per strada, forse perché richiede un tipo di ascolto attento e, in quest’era così frenetica, sarebbe come chiedere troppo. In un momento storico in cui il tempo sembra essere diventato la nostra reale moneta di scambio, “La fiducia” merita un piccolo investimento da parte nostra, lo sforzo di chiudere gli occhi e mettersi off-line per 3 minuti e 18 secondi, per concentrarsi e poter comprendere l’enorme potere che è in grado di sprigionare una bella canzone.

La fiducia | Audio

La fiducia | Testo

La fiducia è qualcosa che sposta i venti più forti
è lo sguardo di un padre e una madre, i tuoi stessi occhi
è guardarsi le spalle e sentirsi davvero protetti
senza mai aver paura di un filo
senza mai domandarsi se è vero

La fiducia è un palazzo che cade come i sogni infranti
è saper di potersi salvare per mani più grandi
è affrontare il destino che a volte ci porta lontano
è guardare un passante in pericolo
è incontrarlo per dargli la mano

La fiducia è una regola avversa nel gioco d’azzardo
perché sai che la vita è soltanto un tavolo bianco
ma le carte le hai scelte anche tu
ora gioca il tuo numero e vinci
perché forse domani saremo ancora più grandi

La vita a volte può essere feroce ed altre ferocemente bella
e la felicità non serve abilità per averla
io sono un ultimo senza il bisogno di arrivare primo
mi basta la medaglia di un sorriso ogni mattino
approfitterò di lei, io mi fiderò di lei
di questa vita che come me non è normale
e che non è per niente social, ma sociale
che sia up, che sia down io mi fido
ho una sindrome da emozione perché è più importante
essere felici che avere ragione
diversamente normali
ugualmente diversi

Fidati di questa pioggia che ti bagna e lava
diffidenza e ipocrisia, 
sporca la tua strada
fidati del vento, della convinzione
di una sensazione e credici
la fiducia è tempo

Fidati dell’aria che respiri
prendi fiato e vivi la magia
di ogni istante perso
fidati che è ancora troppo presto
per pensare che è finita

Anima in silenzio
trova la fiducia
cerca la fiducia
fidati di me

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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