Deborah Iurato

A tu per tu con l’artista siciliana, in uscita con l’EP intitolato “Live Set – Groove Factory

A due anni di distanza dalla nostra precedente chiacchierata, ritroviamo con piacere Deborah Iurato per parlare di Live Set – Groove Factory, progetto in cui la cantante ha scelto di cimentarsi in alcune reinterpretazioni di Whitney Houston, Aretha Franklin, Tina Turner, Annie Lennox ed Etta James, artiste che hanno segnato la sua crescita e che ha voluto omaggiare attraverso i loro pezzi iconici.

Ciao Deborah, bentrovata. Partiamo da “Live Set – Groove Factory”, come è nata questa idea e come si è poi sviluppata?

«L’idea è nata dal desiderio di reinterpretare i pezzi che, fondamentalmente, hanno segnato il mio percorso. Sono cresciuta con la musica soul e R&B, generi che hanno sempre fatto parte dei miei ascolti sin da piccolina. Avevo un po’ questa voglia di ritornare a quei ricordi, considerati anche i due anni che ci hanno bloccati. Credo proprio che la gente abbia voglia di tornare alla normalità, di divertirsi, di recuperare un po’ di sana spensieratezza».

Da una parte c’è stato il desiderio di recuperare frammenti musicali del tuo passato, aprire vecchi scatoloni dei ricordi, mentre dall’altro la voglia di condividere questi momenti con alcuni tuoi fan. In entrambe le cose ci vedi, nel bene e nel male, lo zampino del lockdown?

«Penso che, alla fine, quel periodo qualcosa di buono lo abbia portato, perché abbiamo avuto modo di confrontarci con noi stessi, per pensare anche a cosa realizzare e abbiamo avuto anche tanto tempo per farlo. In questi ultimi due anni, l’unico modo per comunicare con i miei fan è stato attraverso i social. Mi mancava stare con loro, guardargli negli occhi e trascorrere un po’ di tempo insieme. Questa per me è stata la mia più grande soddisfazione».

In un’intervista che avevamo realizzato tempo fa, mi avevi detto che la musica ti ha insegnato ad essere sempre te stessa. Cosa ti lega così tanto in maniera viscerale e ancestrale a questa nobile forma d’arte?

«La musica in realtà è un qualcosa che mi fa stare bene e mi rilassa nei momenti in cui sono più agitata, stressata. Mi fa ripensare ai ricordi, mi da gioia. Secondo me, la musica è un tutto che fa parte di ognuno di noi. E’ sicuramente un qualcosa che mi accompagna sin da quando sono bambina e che sono certa mi farà compagnia fino alla fine».

Per concludere, in un’intervista una volta Zucchero mi disse che le cover hanno senso solo se riesci a personalizzarle. Quali sono gli elementi e le caratteristiche che ti rendono soddisfatta, orgogliosa, completamente appagata di questo EP?

«Guarda, io ho semplicemente cercato di mettere tutta me stessa in questo progetto. Di certo la considero una scelta un po’ coraggiosa, il fatto di far uscire dei pezzi che hanno fatto la storia della musica. Ho cercato comunque una chiave che rappresenti me stessa, quella che sono oggi, e quando una cosa la fai con il cuore i risultati poi li vedi».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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