Luigi Tenco 1967

In attesa che il ministro Franceschini risponda agli eredi, ecco dubbi e soluzioni inedite sul mistero dei filmati scomparsi dagli archivi Rai, ma non solo

Mercoledì mattina, nella prestigiosa sede della sala stampa della Camera dei Deputati, è stata ufficialmente presentata dalla famiglia Tenco, assieme al giornalista Michele Piacentini e all’On. Manfredi Potenti un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro della Cultura Dario Franceschini. Tema del quesito, la sparizione dei filmati riguardanti il cantautore dalle Teche Rai: non solo le proverbiali riprese delle prove e dell’esibizione del cantautore a Sanremo ’67, ma anche le otto puntate della trasmissione “La comare“. Un recupero che, a livello artistico, sarebbe persino più importante delle prime ultime ed esibizioni di Tenco sulle note di “Ciao amore, ciao“, come scopriremo a breve.

Per molto tempo, davanti alla richiesta di questo materiale la Rai si è, abbastanza inspiegabilmente, trincerata dietro fantomatici incendi degni de Il nome della rosa, quasi a volersi smarcare da una ferita ancora aperta non solo nel mondo della canzone, ma anche dell’ente radiovisiva. Dopo l’annuncio del ritrovamento, avvenuto a Malta nel 2017, dei nastri integrali della finale del Festival (con le storiche esibizioni, tra le altre, de ‘L’immensità’, ‘Cuore matto’, ‘Io, tu e le rose’), dai vertici della TV di stato si è iniziata a dare una versione diversa sull’accaduto. La Rai non avrebbe avuto, ai tempi, l’abitudine di registrare i programmi mandati in onda in diretta. Le perplessità non si dissolvono nemmeno di fronte a questa spiegazione, tuttavia, se pensiamo alle immagini video stampate nella memoria collettiva dei Sanremo di ‘Non ho l’età’, ’24mila baci’ o ‘Nessuno mi può giudicare’, edizioni del Festival precedenti al 1967, trasmesse regolarmente in diretta e regolarmente registrate, come saranno trasmesse regolarmente anche le edizioni seguenti.

Quel buco negli archivi Rai sembra una conseguenza diretta dello sparo di una Beretta serie 70 dalla medesima sorte, un referto di importanza cruciale smarrito nel nulla al pari del caricatore della Walther Ppk (la pistola di James Bond) che Tenco portava con sé, un bossolo vuoto, una scatola di cartucce, alcuni farmaci e un biglietto dattiloscritto, ovvero il materiale presente sulla scena del crimine il 27 gennaio 1967 e registrato agli atti come repertato, in realtà acquistato solo un anno dopo dall’arredatore sanremese Renzo Delmonte in un’asta giudiziaria bandita dal tribunale di Sanremo. Oggetti passati di mano più volte e oggi, tanto per cambiare, smarriti.

Come è difficile reperire, per altri motivi, il materiale registrato dei programmi della TV Argentina del dicembre ’65, la quale ospitò Tenco in veste di acclamato ospite internazionale. Secondo i giornali locali, martedì 22 dicembre 1965 il cantautore si sarebbe esibito su Canale 13, e nei dieci giorni seguenti, prima della partenza, avrebbe cantato le sue canzoni al celebre varietà Casino Philips, oltre ad aver registrato alcune esibizioni da mandare in onda dopo il ritorno in Italia. Materiale potenzialmente rintracciabile, con un po’ di ambascerie sul fronte Roma-Buenos Aires. Anche in Polonia potrebbe esserci del registrato utile alla causa: negli archivi della tv locale c’è infatti un video che non dovrebbe esistere, da qualche anno apparso su Youtube.

Le immagini raccolte oggi nel mondo |

Anna German, nata in Urss e cresciuta in Polonia, partecipò a Sanremo ’67 con la nomea di “Mina degli Urali”. La sua partecipazione fu sfortunata e il brano “Gi“, cantato in abbinamento con Fred Bongusto, non si qualificò per la finale, esattamente come “Ciao amore, ciao“. Eppure un cameraman polacco, in Italia proprio per realizzare un docufilm sulla cantante, si premurò di tornare a casa con un souvenir della prima serata del Festival, regalandoci inconsapevolmente l’unico estratto noto della prima serata di Sanremo ’67. All’inizio del video si nota un simbolo tipico delle registrazioni dvd (Odtw. sta per Play in polacco) mentre in alto a destra c’è un logo, probabilmente un 2, sintomo di una ritrasmissione televisiva dell’esibizione della German. È l’estratto di una registrazione più ampia? Chissà. I cameraman presenti nel corso delle prime due serate del Festival erano tutti imbucati disposti a raggirare un ipotetico divieto di ripresa o c’erano dei regolari cineoperatori assoldati dalla Rai?

Secondo quanto trapelato dalla conferenza stampa, nella prima serata di Sanremo, quella dell’esibizione di Tenco, oltre alle telecamere Rai erano presenti ben cinque cineoperatori. Difficile pensare fossero lì in veste lavorativa… ma a telecamere spente. A quei tempi non dovevano mancare nemmeno i freelance disposti a raccogliere quanto più materiale possibile per poi rivenderlo al miglior offerente, invitati o non. Non mancavano di operatori nemmeno le prove del Festival, le cui registrazioni sono state credute semplicemente inesistenti fino al ritrovamento di alcune di esse: quelle di Dalida, Johnny Dorelli, Bobby Solo e Marianne Faithfull sono state inglobate nel video della “Finale ritrovata” caricata su Raiplay. In rete, forse immagini di mano diversa, ci sono anche le prove di Ornella Vanoni e Connie Francis, e quelle, in pessimo stato ma tanto basta per ritenerle esistenti, di Cher e Sonny Bono. Con precisione chirurgica, tra prove e serata finale (anche questa giunta con alcuni “buchi”) ci sono pervenute le registrazioni video dei divi internazionali e dei brani che si sono imposti nel tempo. Cineoperatori lungimiranti, o estratti di nastri che qualcuno conserva gelosamente? Le poche immagini pervenute ci parlano più di quanto possa apparire ad un occhio distratto. 

Appena prima della fine della prova di Johnny Dorelli la telecamera stacca frettolosamente dall’artista per riprendere una mano che sventola un bigliettino. Una voce fuoricampo urla “39 prima”. Ipotizzando che il 39 sia il numero assegnato all’esibizione di Dorelli (in gara nelle due semifinali, in un regolamento simile a quello dell’attuale Eurovision Song Contest, c’erano ben 60 diverse interpretazioni – trenta canzoni cantate ciascuna da due cantanti o gruppi diversi), il “prima” lascerebbe pensare addirittura all’esecuzione di diverse riprese per ogni prova. Questa interpretazione trova conferma nella visione della prova di Ornella Vanoni aperta col gesto inequivocabile di un tecnico: prima, ventuno. L’esibizione di Dalida conta un record: ad un certo punto le girano attorno in contemporanea due fotografi e due operatori, escluso quello che riprende. A lungo, tuttavia, si è creduto che non esistesse alcuna traccia video dalla sua versione a Sanremo.

Il ricordo dell’esibizione di Luigi Tenco |

Di Tenco sul palco del Casinò di Sanremo sappiamo com’era vestito, con che intensità ha mimato la sua canzone, e come ha cantato, grazie alle foto pervenute e all’intera registrazione audio della prima sera del Festival. Un’esibizione stranamente stanca e svogliata, che ha dato adito alla nota tesi del cantautore stordito da alcol e sonniferi prima dell’esibizione. Eppure, come rivelato da Michele Piacentini, biografo di Tenco e relatore della conferenza, il nastro sarebbe stato deteriorato a causa del passaggio in digitale, che ne avrebbe rallentato la velocità.

In effetti, chi vi scrive ha provato ad ascoltare la stessa traccia audio leggermente velocizzata (×1,15) e in effetti sembrerebbe una versione del brano molto più vicina alla registrazione su disco. Riascoltando nuovamente la traccia che per anni confermava la diceria sulla brutta interpretazione di Tenco, appare evidente la farraginosa lentezza dell’introduzione orchestrale, al punto da avere difficoltà a riconoscere il tema portante del brano, ma non solo. Le imperfezioni vocali di Tenco, solitamente interprete ineccepibile, a posteriori non sembrano ascrivibili a stonature o problemi vocali ma all’eccesso prolungamento delle sillabe cantate. Problemi che nella versione leggermente velocizzata spariscono. Infine, dettaglio da non trascurare, la coda di applausi registrata dalla traccia allontanerebbe lo spettro della fredda accoglienza ricevuta dal pubblico. Per avere la controprova di tutto ciò, sarebbe fondamentale trovare le registrazioni delle esibizioni preparatorie di Tenco, e avere conferma dell’effettivo ritmo del brano, oppure confermare che quella sera, durante l’esibizione, Tenco, il Maestro Reverberi, gli orchestrali e il pubblico in sala, erano tutti in uno strano stato di torpore.

La comare |

Dicevamo però, che il vero tesoro a livello artistico sarebbe recuperare le otto puntate de “La comare“, il programma che segnò la riconciliazione tra Tenco e la Rai, dopo le bocciature ricevute dall’artista da parte della commissione di censura. Il programma televisivo è a detta delle cronache una fiction-dibattito con Arnoldo Foà e Renata Mauro (valletta di Mike Bongiorno a Sanremo ’67) nei panni di una coppia piccolo-borghese, Emilio Pericoli (spalla di Tony Renis negli anni ’60) nei panni di un giovane allegro e superficiale e Tenco, da contraltare, esattamente come nel suo unico film da protagonista “La cuccagna“, interpreta una versione scritta da altri di sé stesso, o forse di quello che oggi è nella mente di tanti Luigi Tenco, un giovane intellettuale uggioso e introspettivo.

A sigillo di ogni puntata, Tenco interpretava una ballata satirica sulla società: due di queste, “Le stelle dell’Orsa Maggiore” e “Liscio o al seltz“, non sono mai state incise. Perdendo dunque le immagini, due canzoni di Tenco hanno cessato di esistere. Se gli archivi della Rai o le registrazioni di qualche privato rivelassero l’esistenza di questo materiale, avremmo quindi recuperato due brani inediti di Luigi Tenco, un patrimonio notevole per la canzone italiana. Mancherebbero all’appello altre trasmissioni televisive come ‘Scala Reale’ (l’edizione di Canzonissima 1966/67), una sorta di prova generale – andata male – per Sanremo,  oltre a “Speciale per voi“, “33 giri”, “Musica hotel”, “Canzoniere minimo”, “Il paroliere questo sconosciuto“. 

Esiste infine un Tenco inedito perché privato, sconosciuto perfino a tanti dei suoi appassionati di tutte le età. È il Tenco-cinefilo, l’appassionato regista amatoriale che cerca di apprendere rudimenti tecnici sul set de “La cuccagna”, che dibatte per ore con De André riguardo “La battaglia di Algeri” di Gillo Pontecorvo, che avrebbe figurato in un girato (forse un provino o un lavoro inedito) di Federico Fellini, come rivelato en passant in conferenza stampa. Tra i tanti ‘si dice’ che Luigi ha subito dopo la prematura fine, ogni tanto ce n’è qualcuno che non ne infanga la memoria. Si dice, ad esempio, che avrebbe girato dei cortometraggi amatoriali sperimentali, e che esisterebbe addirittura una sceneggiatura cinematografica inedita realizzata da Tenco. La nipote Patrizia ha rivelato che questa sua passione, inedita ai più, era così grande che forse un giorno sarebbe diventato un regista. Sarebbe una scoperta altrettanto importante rispetto a un’eventuale recupero dei nastri di Sanremo ’67 o di brani perduti del suo repertorio sapere se questi lavori effettivamente esistono, nel rispetto della piena libertà degli eredi di decidere cosa rendere pubblico e cosa trattenere in una sfera affettiva privata.

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Manuel Bacca

Sono nato in Molise in un anno con tre zeri, amo il cantautorato. Battiato, i genovesi. Cerco nuove rotte in nuove storie, e le storie che cerco spesso hanno colonne sonore, Rota e Morricone. Viaggio tra i discorsi su due piedi di Guccini e i silenzi di Tenco, inseguendo, tra un disco e l'altro, le sacre sinfonie del tempo.

By Manuel Bacca

Sono nato in Molise in un anno con tre zeri, amo il cantautorato. Battiato, i genovesi. Cerco nuove rotte in nuove storie, e le storie che cerco spesso hanno colonne sonore, Rota e Morricone. Viaggio tra i discorsi su due piedi di Guccini e i silenzi di Tenco, inseguendo, tra un disco e l'altro, le sacre sinfonie del tempo.

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