Einar viaggia spensierato ed inconsapevole tra le sue prime note – RECENSIONE
Recensione dell’EP di debutto di Einar
Più volte è stato detto che il talent show costituisce un’arma a doppio taglio: un trampolino di lancio per il talento vero, cristallino ma emarginato o non considerato dalle distratte etichette discografiche oppure una ghigliottina pronta a recidere con un colpo secco il capo dello sventurato che capita per quelle parti. Einar Ortiz, giovane e puro talento cubano ha tentato la sorte ed ha scelto la via di Amici di Maria de Filippi dove si è classificato al terzo posto finale. Difficile, però, sostenere che questo suo tentativo abbia arriso positivamente al suo talento, lo abbia incoraggiato e guidato per lanciarlo nel firmamento della musica italiana. Più semplice, e corretto, pensare che il talent per lui non sia stata la strada più giusta da intraprendere o, per meglio dire, non quella migliore per questo momento della sua vita. A testimoniare per questa tesi è il suo primo EP, intitolato semplicemente Einar, e pubblicato dalla Sony Music Italia a conclusione del suo percorso musical-televisivo.
Sette tracce totali, quattro inediti e tre celebri cover, per raccontare chi è Einar oggi, chi lo è stato ieri e dove ha intenzione di andare domani. Il problema, però, è che tutto ciò Einar non è ancora in grado di farlo con la giusta e necessaria consapevolezza e maturità e lo si capisce dallo stesso viaggio musicale che offre con questo album.

Maiello torna anche per l’elettronica e sintetica Notte d’agosto dove il presente s’impossessa del sound spaziando tra sintetizzatori e tastiere rispondendo all’obbligata proposta di un beat facile da assimilare nelle estati d’oggi pur senza riuscire, però, ad appartenere davvero al suo interprete che ne esce piuttosto dissestato. A concludere la lista degli inediti c’è Non c’è che per la firma dello stesso Einar dovrebbe risultare l’episodio più personale pur non riuscendo, però, a trasmettere tale sensazione con la giusta convinzione mantenendosi in un territorio poco stimolante.
Anche nel reparto cover le scelte sono poco ponderate e giustificate passando dall’attuale (e riuscita) Il diario degli errori, in cui Einar ricalca le orme nitide di Michele Bravi (di cui gli manca però l’intensità) riuscendo a trovare la propria cifra nel racconto del brano, sufficientemente affine alle sue corde non troppo dotate tecnicamente, al grande classico di Sergio Endrigo, Io che amo solo te, e al capolavoro di Samuele Bersani, Giudizi universali, entrambi bistrattati interpretativamente facendo mancare l’originale intensità ed emotività.

MIGLIORI TRACCIA: Salutalo da parte mia
VOTO COMPLESSIVO: 5.7/10
VIDEO-RECENSIONE: (in aggiornamento)
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