A tu per tu con la giovanissima cantautrice maltese, in uscita con il nuovo singolo “Vicolo cieco

E’ disponibile in radio e in rotazione radiofonica l’inedito che segna il ritorno di Emma Muscat (qui la nostra precedente intervista), un brano dalle marcate e ricercate sonorità internazionali, composto a sei mani con Danusk e Federico Secondomé, intitolato “Vicolo cieco”. Un nuovo capitolo musicale per l’artista maltese, il tutto impreziosito da un messaggio positivo e carico di umanità nei confronti dell’universo femminile.

Ciao Emma, bentrovata. “Vicolo cieco” è il titolo del tuo nuovo singolo, cosa racconta?

«Racconta una storia di orgoglio personale all’interno di una coppia, allo stesso tempo volevo trasmettere un po’ di girl power, un messaggio di forza per noi donne, perché non c’è bisogno di odio, dovremmo essere tutte più unite tra di noi».

Pensi ci sia poca solidarietà, in questo momento storico, tra le donne?

«Sì, penso che potrebbe essercene di più».

Chi ha scritto con te questo pezzo e come ti sei trovata a lavorare con loro?

«Federico Secondomé e Danusk, lavorare con loro è stato bellissimo, sono molto bravi ed è sempre bello collaborare con persone “acculturate”. Abbiamo scritto la canzone in due giorni, sono andata in studio da loro a Verona, insieme abbiamo deciso di parlare di questo argomento».

Dal punto di vista musicale, il sound è molto internazionale, come ti sei trovata in queste sonorità?

«Molto bene, perché provengo da questo tipo di mondo musicale. Il mio obiettivo è quello di riuscire a portare il suono internazionale in Italia, perché secondo me c’è ma non abbastanza».

Tra l’altro mettendoti alla prova con l’italiano per la prima volta da sola, di recente hai cantato nella nostra lingua nel singolo “Figurati noi” con Shade e in “Avec moi” con Biondo. Questa volta canti tutto tu, come te la stai cavando? 

«Sì, ho fatto anche il remix di “Sigarette” con Junior Cally, ma è la prima volta che canto un singolo completamente in italiano da sola. Diciamo che mi devo scaldare (sorride, ndr), ce la sto mettendo tutta, sono fiera del risultato finale, perché non è stato sicuramente facile, ma oggi mi trovo molto più a mio agio a parlare e cantare in italiano.».

Ha contribuito sicuramente l’esserti trasferita a Milano, come ti trovi in questa città?

«Mi trovo molto bene, molto molto bene. Sono contenta perché per me è un sogno poter vivere di musica al 100%, è un po’ difficile perché mi manca la mia isola, la mia famiglia, i miei amici le persone che amo, il mio cane specialmente (sorride, ndr), però quando voglio in realtà torno, perché non c’è tanta distanza».

Cosa ti manca di Malta e cosa ti piace di Milano?

«A parte gli affetti, di Malta mi manca il mare. Di Milano mi piace che c’è meno pregiudizio, non avevo mai vissuto in una città, ma mi sono accorta che la gente ti giudica di meno».

Stai lavorando al tuo nuovo album, cosa dobbiamo aspettarci a riguardo?

«Il lavoro sta andando molto bene, è da più di un anno che sto scrivendo le canzoni che porteranno al nuovo album. Sono contenta del percorso del percorso che sto facendo, del mondo che sto creando intorno a me stessa. Sono felice e non vedo l’ora di far ascoltare la mia nuova musica ai miei fan».

Per concludere, a chi ti piacerebbe arrivare con la tua nuova musica?

«A tutto il mondo, anche se l’italiano è un po’ limitato. In futuro vorrei continuare a scrivere anche in inglese, come ho sempre fatto, per ora voglio arrivare alle persone che mi conoscono e anche a tutti gli altri attraverso quello che ho da dire. Di solito, in ogni canzone cerco di trasmettere un messaggio, questo è il mio scopo».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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