A tu per tu con il giovane cantautore pugliese, in uscita con il singolo “Da quando mi hai detto di sì

Tempo di nuova musica per Davide Epicoco, artista che abbiamo avuto modo di conoscere e apprezzare già con i precedenti Ricordami chi sono”, “L’unica cosa che odio di te e Buttati (Let it b), oltre che in veste di co-autore di Bella e rovinata di Irama e  a Universale di Benji e Fede. Si intitola “Da quando mi hai detto di sì” il singolo che segna il suo ritorno e che consolida il suo stile ispirato e sempre più coinvolgente. Prodotto da Giulio Nenna e Andrea DB Debernardi, il brano anticipa di fatto quello che sarà l’EP d’esordio, la cui uscita è prevista per i primi mesi del 2020.

Ciao Davide, bentrovato. Partiamo da “Da quando mi hai detto di sì”, com’è nato questo tuo nuovo brano?

«Devo raccontarti una piccola storiella per spiegarti com’è nato questo brano, perchè c’è stato un periodo della mia vita in cui ho riascoltato “Squerez”, l’album dei Lunapop uscito nel ’99, all’epoca avevo due anni, riascoltandolo di recente mi sono accorto del potere di quelle canzoni, ancora oggi attuali e ricordate da tutti. Mi sono interrogato su quale fosse il reale segreto, ho capito che la spensieratezza di quei testi e di quelle melodie spiega fino in fondo i sentimenti, perché non serve chissà quale linguaggio complesso, ho cercato di riadattarmi a quel genere lì e ho scritto questo pezzo. Viviamo in un’epoca abbastanza strana, in cui tutti cerchiamo di mascherarci, di far vedere quello che non siamo, di fare troppo i fighi, fondamentalmente per nascondere le nostre debolezze. Quello che ho voluto fare è esattamente l’opposto, perché gli anni ’90 mi insegnano questo, che non è per niente banale scrivere canzoni d’amore, anche perchè le cose semplici sono quelle che arrivano di più».

Rispetto a quelli anni il mondo della musica è cambiato notevolmente, tant’è che oggi è diventato sempre più difficile trovare canzoni in cui immedesimarsi…

«Penso che non sia solo un discorso musicale, ma racchiude un cambiamento radicale della vita delle persone. Tendiamo un po’ a nasconderci, a fingere di essere dei personaggi, vogliamo far vedere quello che non siamo e questo influisce parecchio nella comunicazione. Il mio obiettivo è scrivere delle canzoni che siano alla portata di tutti, in cui potersi immedesimare, partendo dalla semplicità e dalla spontaneità delle emozioni che viviamo giorno per giorno, secondo me è questo il segreto. Chiunque nella vita decide di fare come meglio crede, io scelgo di mostrare quello che sono, comunicando ciò che mi capita di vivere in maniera fedele e veritiera».

Melodicamente la tua è una canzone che nel ritornello si apre e ti porta inevitabilmente a spalancare le braccia e cantare, manca anche un po’ questo nelle produzioni attuali. Secondo te, quali ingredienti deve possedere una canzone per essere ricordata nel tempo?

«E’ una domanda difficile, nel senso che non è come quando cucini un piatto di pasta, non è facile riconoscere gli ingredienti preferiti dal pubblico, altrimenti li utilizzerebbero tutti, chiunque scriverebbe canzoni che rimangono nel tempo. L’importante è dire la verità, l’unico ingrediente che metterò sempre e che ha un valore universale. Chi ce l’ha fatta a scrivere un pezzo entrato nella storia, ha sicuramente raccontato qualcosa di vero».

Una storia che viene raccontata anche attraverso il videoclip diretto da Mario Silvestrone, cosa aggiungono quelle immagini dal punto di vista narrativo?

«E’ un video che racconta la giornata in cui ho scritto il brano, ero in pigiama a casa di un mio amico, mi sono ritrovato a parlare di lui e della sua ragazza, dopo averli osservati parecchio e “studiati”. Ho descritto una storia d’amore nella sua più totale quotidianità, credo che le immagini aggiungano valore a quanto raccontato. Quando fai un video devi cercare di continuare a regalare le stesse emozioni trasmesse dalla canzone e non è sempre facile, anche in questo caso ho scelto la semplicità, ovvero raccontare il risveglio mattutino di ognuno di noi e l’evolversi della giornata, fino ad arrivare all’incontro con la persona amata. Nello sguardo finale del video, c’è il momento decisivo e quell’amore che ho voluto raccontare».

“Ricordami chi sono”, “L’unica cosa che odio di te”, “Buttati (Let it b)” e “Da quando mi hai detto di sì”, sono i primi quattro tasselli di questo tuo mosaico musicale, quali lati pensi di aver messo a fuoco e quali invece credi di non avere ancora mostrato e che potremo trovare nelle tue prossime produzioni?

«Sicuramente questi quattro brani fanno parte della mia storia fino ad ora, raccontano ciò che ho vissuto. Non ragiono per mode o tendenze, a me interessa trasmettere la verità delle cose che ho provato sulla mia pelle. Dal punto di vista musicale sto seguendo due filoni, quello degli anni ’90 che mi piace tantissimo, ma anche quello degli anni ’60, come ti dicevo nella nostra prima intervista amo i Beatles e tutto quel filone che ha aperto le porte a tutti i generi che sono arrivati dopo. Mi piacciono questi due metodi di comunicazione musicale e testuale, mi ci rivedo tantissimo. Naturalmente ci metto anche del mio, tutte quelle influenze che mi hanno segnato sin da quando sono piccolo fino ad oggi. Sto scrivendo tante canzoni, molte sono già pronte nel cassetto, le lascio lì fino a quando si arriverà alla prodizione di un disco».

Per concludere, dove e a chi ti piacerebbe arrivare attraverso la tua musica?

«Quando scrivo canzoni non penso mai a chi desidero arrivare, anche se in realtà il sogno di chi fa musica è chiaramente quello di arrivare a più persone possibili, in modo tale da far vedere chi sono e far conoscere la mia storia. E’ chiaro che si tratta di una questione di gusti, non potrai mai piacere a tutti, ognuno di noi dovrebbe limitarsi a fare il proprio, nel mio caso scrivere canzoni per chi ha voglia di ascoltarle, riuscendo nel complicato intento di emozionare. Qualsiasi cosa nella vita finisce, mentre la musica resta, riuscire a lasciare una determinata emozione all’interno di una persona è il mio obiettivo più grande».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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