Ermal Meta 2021

Recensione del quarto album d’inediti del cantautore

Sono passati ben tre anni da quel Non abbiamo armi‘ che aveva rappresentato l’apice della popolarità e del successo discografico del cantautore. E forse proprio da questo stato di cose è nata la necessità di concepire con più calma e qualche sperimentalismo Tribù urbana, il quarto album d’inediti della carriera da solista di Ermal Meta. Un album che restituisce le tinte tipiche della musica e della scrittura del cantautore di origini albanesi ma che, contemporaneamente, butta sulla tavolozza nuovi colori soprattutto da un punto di vista sonoro.

Le canzoni |

Il punto di partenza dell’intero racconto non può che essere quella Un milione di cose da dirti (di cui qui la nostra recensione) portata sul palco del Festival di Sanremo 2021. Un punto di partenza che, in realtà, suona più come una riproposizione di schemi classici perfettamente avvicinabili al contesto del Teatro Ariston. Con un’atmosfera intima e rarefatta Ermal si addentra in un mood da ballad orchestrale che, pur non essendo mai stata lo schema-canzone delle sue precedenti partecipazioni sanremesi, ben rappresenta la sua scrittura.

Ermal Meta

L’episodio sanremese si colloca, però, in una minoranza relativa all’interno di un disco che sceglie spesso altre vie. Ne è un esempio la Uno che apre il racconto giocandosi la carta della spensieratezza in un inciso tutto da cantare accompagnando un nutrito coro da stadio. Eppure le sperimentazioni vere arrivano, soprattutto sul piano delle sonorità, con Stelle cadenti, una ballata sui sentimenti che fa ampio ricorso alle tastiere e ai sintetizzatori anni ’80, e con il singolo No satisfaction (di cui qui la nostra recensione), anch’essa tutta imperniata di quei suoni urbani che già il titolo dell’album ha voluto mettere in primo piano.

Ovviamente per questo suo ‘Tribù urbana’ Ermal Meta non dimentica da dove viene. Le ballate pop più tipiche della sua scrittura tornano in diversi altri episodi. C’è la ritmata Il destino universale e soprattutto il binomio formato da Un altro sole e Vita da fenomeni. Entrambi i brani uniscono la scrittura realista del cantautore ad una forma-canzone profondamente pop.

Anche brani che avrebbero tutta l’aria di poter suonare come dei classici orchestrali vengono rivisti in favore di suoni più artificiosi. Ad esempio questo accade per quella Nina e Sara che si cala su di una dimensione estremamente narrativa ma che sfuma l’intensità con una produzione “voluminosa”. Più efficienti, invece, suona la produzione di quella Non bastano le mani che parte delicata e poi esplode risultando, comunque, credibile a livello d’intensità interpretativa. Su questa via si colloca anche Gli invisibili che concretizza il più bell’episodio testuale del progetto raccontando degli esclusi. La conclusione arriva su Un po’ di pace, ennesima fotografia che tenta di fondere poetica ad una produzione musicale più invasiva, sostenuta e artificiale.

In conclusione |

Ermal Meta - Tribù umana |recensiamomusica.com

Per Ermal Meta cambiare era un’urgenza ed ha provato a farlo con Tribù urbana. Ascoltando questo album la sensazione di essere di fronte ad un tentativo di svolta la si ha tutta per quanto riguarda il nodo produttivo. Se la testualità tipica del cantautore rimane inviolata, diverso è, invece, il discorso degli arrangiamenti. Quell’immersione nell’oggi e nell’urbano, in realtà, è ricercata ma, a tratti, anche respinta. In conclusione, questo processo di avvicinamento all’ideale contaminato pare non essersi compiuto del tutto. Testo e musica faticano ad incontrarsi e spesso danno la sensazione di essere insieme per costrizione. Ermal rimane un talento della scrittura ma questo è, indiscutibilmente, il suo album più “artificioso”. E, si sa, la naturalezza paga sempre più della ricerca. A meno che questa non sia davvero assimilata. E qui, forse, manca questo per rendere un “buon disco” un “ottimo disco” come spesso è accaduto ai lavori di Meta.

Migliori tracce | Un milione di cose da dirti – Gli invisibili

Voto complessivo | 7/10

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Tribù urbana | Tracklist e stelline

  1. Uno ★★★★★★★★
    [Ermal Meta, Andrea Bonomo – Ermal Meta, Andrea Bonomo, Simone Bertolotti]
  2. Stelle cadenti ★★★★★★★★☆
    [Ermal Meta, Andrea Bonomo]
  3. Un milione di cose da dirti ★★★★★★★½☆☆
    [Ermal Meta – Ermal Meta, Roberto Cardelli]
  4. Il destino universale ★★★★★☆☆
    [Ermal Meta]
  5. Nina e Sara ★★★★★☆☆
    [Ermal Meta – Ermal Meta, Michele Clivati, Cristian Milani]
  6. No satisfaction ★★★★★☆☆
    [Ermal Meta – Ermal Meta, Roberto Cardelli]
  7. Non bastano le mani ★★★★★★★★☆
    [Ermal Meta]
  8. Un altro sole ★★★★★★★☆
    [Ermal Meta, Simone Pavia – Ermal Meta, Simone Pavia, Roberto Cardelli]
  9. Gli invisibili ★★★★★★★★☆
    [Ermal Meta – Ermal Meta, Simone Pavia]
  10. Vita da fenomeni ★★★★★☆☆
    [Ermal Meta, Simone Pavia]
  11. Un po’ di pace ★★★★★☆☆☆
    [Ermal Meta, Francesco De Maria – Roberto William Guglielmi]
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Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

By Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

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