Ermal Meta 2021

Recensione del nuovo singolo sanremese del cantautore

Era un primo posto annunciato da subito quello di Ermal Meta con “Un milione di cose da dirti” al Festival di Sanremo 2021. Poi sono arrivati i Maneskin e hanno ribaltato la situazione, ma classifica a parte resta per tutti un ottimo riscontro di critica e pubblico per questo ritorno di Ermal nella città dei fiori.

Il brano è un revival del cantautore alle melodie lente ed appassionate, che a Sanremo non lo avevano ancora visto protagonista. Il nuovo progetto discografico è “Tribù urbana” e racchiude sonorità e atmosfere simili ma allo stesso tempo differenti e che trovano un punto d’ incontro nel porto sicuro, proprio come l’insieme di multiformità di una città oggi.

Un milione di cose da dirti” è forte del valore del testo che racconta il volersi aprire ad una dedica d’amore, tra romanticismo e passione. Quando le parole sono troppe basta non dire niente. La metafora del cuore a sonagli è la bellezza della semplicità emotiva a cui Ermal ci ha da sempre abituati.

L’arrangiamento non aggiunge nulla ed anzi, fa fede alla volontà di dare importanza alle parole piuttosto che alla musica che comunque è forte di una melodia di immediata comprensione. Nell’insieme perciò “Un milione di cose da dirti” è semplice tanto immediata nella comprensione perché permette a chi ascolta di identificarsi appieno con il suo significato. Questo è il motivo per cui a Sanremo il riscontro è stato immediato. Come tutte le cose semplici ed efficaci, spesso vengono sorpassate ad un soffio dal traguardo da quelle altre cose che erano state sottovalutate in un primo momento ma che, dopo un’attenta osservazione, destano maggiore interesse.

La sensazione è che Ermal Meta non volesse sbarcare il lunario con questo brano, ma che volesse semplicemente restare in una zona di confort che è da sempre stata il mondo delle ballad, di immediato impatto per il grande pubblico. A testimonianza di quanto detto basterebbe pensare a cosa sarebbe successo se al posto di “Un milione di cose da dirti” ci fosse stata “No satisfaction“, (il primo estratto dal nuovo album) totalmente lontano a livello musicale e comunicativo dal brano sanremese e messo in un angolo dalle radio e dalle classifiche di vendita.

Vocalmente Ermal Meta è uguale a se stesso, il che è un punto a favore nella visione di cautezza che ha portato a Sanremo. Strofe e ritornelli si muovono nella tessitura comoda del cantautore, senza voli pindarici o balzi melodici importanti. Nella parte strumentale ritorna un classico di Ermal a Sanremo: il falsetto. Come a voler darsi tutto ma con misura nulla viene tolto né aggiunto al portfolio vocale dell’ artista. Nel complesso si può dunque concludere dicendo che “Un milione di cose da dirti” rappresenta la semplicità delle emozioni che vince sempre ma che a volte può non dare il balzo dalla sedia che serve per sbaragliare la concorrenza.

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Testo | Un milione di cose da dirti

Senza nome io, senza nome tu
E parlare finché un nome non ci serve più
Senza fretta io, senza fretta tu
Ci sfioriamo delicatamente
Per capirci un po’ di più
Siamo come due stelle scampate al mattino
Se mi resti vicino non ci spegne nessuno
Avrai il mio cuore a sonagli

Per i tuoi occhi a fanale
Ti ho presa sulle spalle
E ti ho sentita volare
Con le mani nel fango
Per cercare il destino
Tu diventi più bella ad ogni tuo respiro
E mi allunghi la vita inconsapevolmente
Avrei un milione di cose da dirti, ma non dico niente
In un mare di giorni felici annega la mia mente
Ed ho un milione di cose da dirti

Ma non dico niente
Ma non dico niente
Il tuo viaggio io, la mia stazione tu
E scoprire che volersi bene
È più difficile che amarsi un po’ di più
È la mia mano che stringi, niente paura
E se non riesco ad alzarti starò con te per terra
Avrai il mio cuore a sonagli per i tuoi occhi a fanale
Ce li faremo bastare
Ce li faremo bastare
Con le mani nel fango per cercare il destino
Tu diventi più bella ad ogni tuo respiro

E mi allunghi la vita inconsapevolmente
Avrei un milione di cose da dirti, ma non dico niente
In un mare di giorni felici annega la mia mente
Ho un milione di cose da dirti
Solo un milione di cose da dirti
Ti do il mio cuore a sonagli per i tuoi occhi a fanale
E senza dirlo a nessuno
Impareremo a volare

Tu mi allunghi la vita inconsapevolmente
Avrei un milione di cose da dirti, ma non dico niente
In un mare di giorni felici annega la mia mente
Ed ho un milione di cose da dirti
Ma non dico niente
Ma non dico niente
Cuore a sonagli io
Occhi a fanale tu

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Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

By Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

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