The Band

Non funziona l’idea di dotare le band di un programma tutto loro

Poteva essere un’idea interessante da sviluppare e andare ad elaborare ma, invece, The Band si è rilevata una scommessa non vinta. Colpa di una definizione non così avvincente del format o di una selezione musicale non così attenta ma anche di una storica disaffezione, tutta d’italiana tradizione, per la dimensione delle band.

Carlo Conti, ideatore oltre che conduttore di quest’avventura, ci ha provato con la sua abituale idea di conduzione. Il presentatore toscano ha dettato una linea ritmicamente sostenuta ma comunque dotata di tutti gli elementi ritenuti essenziali per gli show di prima serata a vocazione musicale. Lo spettacolo, però, andato in onda per cinque serate su Rai Uno, non ha mai davvero convinto pubblico e critica.

Gli ascolti deludenti |

A decretare un sostanziale fallimento di quello che poteva essere il vero primo e proprio talent show musicale di Rai Uno dopo diverso tempo c’hanno pensato gli ascolti. Le medie finali recitano di appena 2,4 milioni di ascoltatori con il 13,8% di share. Numeri non così incoraggianti sulla prospettiva di una possibile seconda edizione del format. Ancora più cupi sono i segnali lasciati da un andamento decrescente degli ascolti. Nemmeno la finale, da questo punto di vista, è stata capace di catturare l’attenzione del pubblico televisivo e rilanciare in volata i numeri.

Cosa ha funzionato e cosa ha deluso |

Poteva essere interessante l’idea di riportare una gara di musica su Rai Uno creando un’alternativa al strapotere di “Amici di Maria de Filippi”. Poteva funzionare anche l’intuizione di affidare ad un singolo tutor (qui il cast) un unico concorrente da seguire e su cui puntare. I nomi coinvolti, tra l’altro, avevano tutto il potenziale per destare la giusta curiosità e rappresentare un’adeguata competenza.

Meno innovativa, invece, è risultata essere la composizione a tre della giuria, il sistema di voto e la scelta del repertorio da proporre. L’idea di una gara basata sulle cover e, poi, finalizzata da un inedito non è di certo una ventata d’aria fresca. Rispetto a tanti altri talent ‘The Band’ non è riuscito a distinguersi e, forse, anche per questo non ha catturato l’attenzione del pubblico in un panorama ormai saturo nel genere talent.

Ora la palla passerà alla Rai che dovrà decidere se continuare a puntare su questo format correggendo notevolmente il tiro oppure se, più saggiamente, depositarlo già in soffitta. Se si vorrà dare una nuova chance al format occorrerà tenere in conto di dover concentrarsi su di una selezione musicale più accurata (e magari più fresca). Ciò che è chiaro è che il fenomeno-Maneskin, scintilla che ha fatto partire l’idea autorale, non è facilmente replicabile nel nostro panorama discografico e che l’Italia, al netto dei conti, non gradisce troppo gruppi, band, frontman ecc…

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Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

By Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

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