Fasma

A tu per tu con il giovane artista romano, di ritorno al Festival di Sanremo con il brano “Parlami

A un anno di distanza dalla nostra precedente chiacchierata, ritroviamo con piacere Tiberio Fazioli, in arte Fasma, rapper classe ’96 protagonista nella passata edizione del Festival di Sanremo nella sezione Nuove Proposte, promosso quest’anno in prima categoria con “Parlami”, una rock ballad che mescola cantautorato rap, archi e chitarre elettriche. Lo abbiamo incontrato virtualmente per voi su Zoom, alla vigilia di questo importante appuntamento.

Ciao Tiberio, bentrovato. Partiamo da “Parlami”, com’è nato e come si è svolto il processo creativo di questo pezzo?

«Un po’ come ogni traccia che facciamo, dal bisogno. “Parlami” è nata in studio, con GG che faceva il beat, mentre io parallelamente mi sono occupato del testo, entrambi comunque sulla stessa linea. Devi sapere che io non sono mai soddisfatto delle tracce al primo ascolto, per cui ho dovuto risentirla più volte per convincermi che fosse il brano giusto per provare a tornare al Festival. Amadeus ci ha dato questa possibilità, perciò non vedo l’ora di farvela ascoltare».

Hai dichiarato di aver pensato ad ogni singola parola del testo, virgole comprese. Ci tenevi che  il tuo messaggio arrivasse forte e chiaro? 

«Ogni frase che ho scritto per me racconta una storia, racconta un mondo. Sono molto fiero di ogni singola parola del testo, sarebbe bello che ogni persona potesse riconoscersi anche in un solo verso e, magari, essere per loro in qualche modo d’aiuto. In fondo, le canzoni nascono per questo, per arrivare nelle orecchie di qualcun altro».

Come stanno andando le prove con l’orchestra? Immagino che tornare a suonare con ben 65 elementi, dopo un lungo stop forzato, sia una bella boccata d’ossigeno…

«Stanno andando bene, penso sempre di poter dare di più perché, per quanto mi riguarda, le prove non finiscono mai. Poi, l’adrenalina che arriva tutta d’un botto durante l’esibizione vera e propria, è qualcosa che puoi cercare di prevedere e di gestire, ma è tutta un’altra cosa!».

Da pochi giorni, “Per sentirmi vivo” è stato certificato doppio disco di platino. Quali sono gli elementi e le caratteristiche che hanno più colpito di questo pezzo?

«La verità, come in ogni canzone che facciamo. Io non mi nascondo mai dietro la musica, anzi, metto sempre in mostra la parte più debole di me. Questo mi infonde tanta sicurezza, a me e a tutto il mio team. La nostra musica è vera e credo ce ne sia sia tanto bisogno al giorno d’oggi, un discorso che vale sia per “Per sentirmi vivo”, ma anche per tutte le altre canzoni, compresa “Parlami”, che considero l’insieme di tante piccole storie».

Nella terza serata dedicata alle cover, hai scelto di cantare “La fine” insieme a Nesli. Un brano a cui sei particolarmente legato?

«Sì, proprio per questo l’ho scelto. E’ stato bello conoscere e lavorare con Nesli, oltre al grande artista ho sconosciuto una bella persona. A dirti la verità avevo paura della serata delle cover, perchè lo considero un mondo troppo lontano dal mio. Poi, all’improvviso, mi è venuta di getto in mente questa canzone, l’ho condivisa con la mia squadra e siamo felicissimi di questa scelta».

Un Festival che, per forza di cose, sarà diverso da quello che hai vissuto lo scorso anno. Cosa ti mancherà di più?

«Il calore della gente, un fattore importantissimo per qualsiasi artista. Come racconto sempre, con le persone che mi ascoltano cerco di instaurare un rapporto personale. Quella parte mancherà a tutti, la gente che ti abbraccia per strada e ti carica, quelle micro situazioni di tranquillità che si creano semplicemente scattando una foto o chiacchierando, rappresentano davvero qualcosa di magico. Però sono tranquillo, perchè so che in futuro ritornerà tutto questo e ce lo godremo anche più di prima».

Per concludere, al di là di come andrà in termini di classifica questo Sanremo, quale sarebbe per te la vittoria più importante?

«La vittoria reale è l’affetto della gente, per persone che mi scrivono “ancora una volta mi hai bucato la pancia”, oppure “non ti ascoltavo ieri, ma per la canzoni che hai fatto oggi ti ascolto”. Quando sento queste cose, tutto il resto non conta… scompare».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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