Fiorella Mannoia Padroni di niente

A tu per tu con la cantautrice romana, in uscita con il suo diciottesimo album di inediti “Padroni di niente

La grazia, l’intensità e l’impegno di Fiorella Mannoia rivivono ancora una volta in musica, “Padroni di niente” è l’album che segna il suo ritorno discografico, disponibile per Sony Music a partire dal 6 novembre. Anticipato dal singolo Chissà da dove arriva una canzone, composto per lei da Ultimo, il disco racconta in maniera elegante e romantica il senso di unione che abbiamo avvertito durante il primo lockdown, alternando temi attuali con temi universali, invitando l’ascoltatore a mantenere una visione sempre lucida e speranzosa della realtà. In occasione della conferenza stampa di presentazione di questo suo nuovo lavoro, abbiamo posto all’artista alcune domande.

Ciao Fiorella, benvenuta. Partiamo da “Padroni di niente“, a cosa si deve la scelta del titolo?

«Questo album è stato concepito durante il primo lockdown, quando eravamo tutti chiusi. In quel momento, se ricordate, i nostri pensieri volavano alti. Ci interrogavamo tutti, chi più chi meno, sul senso della nostra vita e di questa situazione. Addirittura si parlava di un nuovo umanesimo, della necessità di rimettere al centro l’uomo a scapito del profitto, la natura si riprendeva i propri spazi, cantavamo dai balconi e avvertiavamo un po’ tutti il bisogno di abbracciarci. Alla fine, quando si è riaperto tutto, si è tornati esattamente come prima, se non peggio.

In quei momenti, però, sentivano una forte coesione, nessuno avrebbe potuto mai pensare che ci saremmo trovati ad affrontare una cosa del genere, neanche la più fervida immaginazione, il virus ci ha colti alla sprovvista. Riflettendo, mi sono resa conto che noi occidentali ci siamo sempre sentiti invincibili, padroni di tutto, in realtà è bastata una minuscola entità cellulare per metterci in ginocchio e farci riflettere sul fatto che, in fondo, non siamo padroni di niente Da qui anche la scelta della copertina, che richiama l’opera “Viandante sul mare di nebbia” del pittore tedesco Caspar David Friedrich. Una panoramica su ciò che l’uomo è riuscito a costruire, ma anche su quello che è riuscito a distruggere».

Nella title track canti: “qui c’è chi non capisce che prima di tutto la vita è un valore”. Secondo te, quali sono i valori che si stanno dando per scontato, oggi, in questa complessa situazione?

«Adesso siamo completamente in un’altra fase, siamo tutti in allarme per il nostro futuro, costretti a scegliere tra salute e lavoro, quando la salute viene sicuramente al primo posto, ma la gente è preoccupata di come sta andando, la paura è che se non si muore di Covid si rischia di morire di fame. Se avessi concepito il disco ora, avrei risentito sicuramente di questa nuova atmosfera, ben diversa dalla precedente. Dai negazionisti a quelli che invece pensano che moriremo tutti domani, ci siamo divisi, siamo riusciti a farne una questione politica anche su questo. Diciamo pure che non stiamo dando un buono spettacolo».

Fiorella Mannoia Padroni di niente

Ancora una volta nei tuoi lavori appaiono firme appartenenti a generazioni diverse, da Ultimo a Olivia XX, passando per Amara, Simone Cristicchi, Bungaro, Cesare Chiodo, Edoardo Galletti, Enrico Lotterini e Fabio Capezzone. Ci racconti qualcosa in più sul processo creativo e sul contributo degli autori coinvolti?

«Le canzoni mettono d’accordo tutti, secondo me non risentono né dell’età anagrafica né del tempo. Le canzoni sono canzoni, o sono belle o sono brutte, oppure ci piacciono o non ci piacciono. Non è che una canzone può risultare vecchia o giovane, piuttosto risente del momento storico che sta vivendo. Per chi le vorrà ascoltare, le canzoni rimangono. Gli autori lavorano insieme a te, per cui devono avere la stessa tua visione del mondo, solo così si riesce a collaborare. Niccolò (Ultimo, ndr) è forse uno dei pochi della nuova generazione che sa scrivere canzoni, poi ci sono i rapper e i trapper. E quando scrivi delle canzoni che arrivano al cuore, che arrivano alla testa, che arrivano ai piedi per ballare o che arrivano dove ti pare, metti davvero d’accordo tutti. Come vedi il suo pubblico è completamente trasversale, ha molti ragazzini che lo seguono, ma anche molti adulti.

Poi c’è Amara, oramai io e lei siamo una coppia (sorride, ndr), ci scambiamo spesso le nostre opinioni, quando possiamo ci vediamo, ma passiamo soprattutto ore al telefono a confrontarci sulla vita. Dai nostri racconti e dalle nostre riflessioni, vengono fuori le canzoni che avete modo di ascoltare. Con Cesare Chiodo e Bungaro collaboro da anni, mentre tra i giovani autori cito ad esempio Edoardo Galletti, che ha scritto insieme a me “Sogna”, un brano che considero un po’ il proseguo ideale de “In viaggio”, di questo dialogo tra madre e figlia. Con Olivia XX ho ripreso un discorso iniziato con il mio precedente disco, il progetto della “canzone sospesa” che richiama il famoso “caffè sospeso” napoletano, dando spazio ad artisti emergenti, proprio come avevo fatto con Antonio Carluccio in “Personale».

Per concludere, a cosa si deve la presenza di sole otto tracce in scaletta? Sono per caso rimasti fuori degli inediti? Se sì, hai preso in considerazione un possibile ritorno a Sanremo?

«Un ritorno a Sanremo no, onestamente non ci abbiamo pensato, non rientra nei nostri progetti. Otto canzoni proprio per sottolineare l’essenzialità del periodo che stiamo vivendo, abbiamo incluso solo quelle nelle quali credevamo, escludendone altre che reputavamo carine, ma non del tutto convincenti. Invece di farcire un album, preferisco che la gente senta un disco con lo stesso entusiasmo dall’inizio alla fine, piuttosto che skippare le tracce che piacciono meno, come spesso faccio anch’io quando sento diversi lavori di altri. Per cui, ho pensato che forse era meglio scegliere quello che ci piaceva, sperando che possa piacere».

Fiorella Mannoia Padroni di niente

© foto di Francesco Scipioni

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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