Francesca Michielin ritrova la sua dimensione musicale con “La mia ragazza” – RECENSIONE

Francesca Michielin

La cantautrice veneta ricostruisce una storia tragica del passato in chiave moderna: l’alt-rock incontra lo spirito di sorellanza. Questo e molto altro ancora è “La mia ragazza” di Francesca Michielin

Il nuovo singolo, uscito venerdì 25 settembre, conferma come Francesca Michielin sembri aver ritrovato la sua dimensione musicale, nella quale riesce a muoversi con grinta e naturalezza. Il brano, prodotto da Katoo, porta la firma della cantautrice insieme allo stesso Francesco Catitti, Viviana Colombo e Antonio Caputo. Le sonorità fondono l’energia dell’alt-rock contemporaneo con un ritmo anni ’80 che cresce piano piano. L’ascolto evoca la dimensione esoterica e medievale tipica dell’ultimo disco di Francesca, “Magia bianca“, incentrato sui temi del folklore, della magia e della figura della strega, usata come simbolo di indipendenza e libertà femminile. 

Il ritmo travolgente nasconde la memoria di Katherina Hetzeldorfer, la prima donna di cui si abbia notizia a essere stata giustiziata per omosessualità, nel 1477: «Caterina, dove stai andando? […] Si è innamorata la sera e pure la mattina. L’hanno annegata in un fiume di bocche e di sguardi. Non l’hanno mai capita». Il contrasto tra una base energica, quasi ballabile, e un tema tragico costituisce il cuore del nuovo pezzo. La produzione spinge con un ritmo incalzante che non cancella la natura del messaggio che il testo vuole gridare, ma anzi lo accompagna, trasformando il lutto in rivendicazione: quasi un ballare nel nome del riscatto e della memoria; un brano vitale, che le restituisce quella voce e quella libertà che le sono state tolte. Interessante è il simbolo della falena citato nel testo, tipicamente associato alla metamorfosi interiore e al passaggio tra vita e morte: «Ma la notte è come una falena. Si trasforma in una stanza buia». Qui l’oscurità non viene vista come una minaccia, ma come un mantello protettivo: il buio diventa l’unico luogo in cui l’intimità e la verità del proprio corpo possono esistere al sicuro dall’inquisizione collettiva.

Quella di Katherina, però, è anche una storia di sorellanza e chi l’ascolta può sentirla vicina, come un’amica, una compagna, una sorella perché ciò che accade a una ragazza può appartenere, in qualche modo, a tutte: il giudizio degli altri, la paura di essere guardate e messe a tacere, il bisogno di proteggere il proprio amore da occhi ostili.

Il risultato è una canzone immediata, una di quelle che si ascoltano tutte d’un fiato, tanto da chiedersi: «Ma è già finita?». C’è malinconia, c’è energia, c’è voglia di riscatto e desiderio di denuncia sociale, il tutto condensato in pochi minuti che lasciano il segno. Francesca Michielin è tornata e lo ha fatto con grinta, più libera che mai e senza alcuno schema da seguire.

Scritto da Ivan Tarantino
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