Francesco Gabbani La Rete

A tu per tu con il cantautore toscano, in uscita con il singolo “La rete“, primo tassello del suo nuovo album

Una fotografia del mondo di oggi, anzi un selfie. Potremmo definire così il nuovo singolo di Francesco Gabbani, intitolato La rete, disponibile in radio e sulle piattaforme digitali a partire dallo scorso 3 settembre. A un anno e mezzo di distanza dall’uscita di “Viceversa” (qui la nostra precedente intervista), ritroviamo con piacere il cantautore toscano in occasione della sua partecipazione ai Seat Music Awards 2021.

Ciao Francesco, bentrovato. I tuoi pezzi hanno sempre una loro iconografia è una loro filosofia, da quali riflessioni è nato questo nuovo brano?

«”La rete” è un’analisi del mondo di oggi, del nostro modo di vivere e di utilizzare il web che, spesso, da adito a situazioni in cui ci ritroviamo delusi, frustrati, insoddisfatti. Attraverso l’uso smodato dei social network, ci ritroviamo costantemente in un continuo paragone con gli altri. La canzone parla di questa sorta di trappola mentale, una condizione in cui l’uomo si è sempre ritrovato. Da quando è stato in grado di pensare, è riuscito a mettersi spesso in rete da solo. Il brano suggerisce un modo per provare ad uscire da questa condizione, perchè i pescatori siamo noi stessi e per risolvere una situazione bisogna cominciare dal punto di partenza, rendendosi conto del problema». 

Lo consideri un brano che può inaugurare una nuova fase artistica del tuo percorso?

«Sicuramente, in modo pratico, apre la pista a quello che sarà il mio prossimo lavoro discografico, che sto ancora ultimando. Le canzoni che ho scritto finora hanno un po’ tutte lo stesso filo conduttore. Se in “Viceversa” paravo del rapporto con gli altri, questo nuovo progetto ruoterà attorno all’analisi di sé stessi, una sorta di introspezione psicologica». 

Francesco Gabbani La Rete

Sei reduce dal concerto-evento all’Arena di Verona, lo scorso 4 luglio hai debuttato in quello che possiamo considerare a tutti gli effetti il tempio della musica. Per gli americani è il giorno dell’indipendenza, per te cosa ha rappresentato quella data?

«Quel 4 luglio ha rappresentato anche per me la stessa cosa, l’indipendenza di tornare a vivere di forti emozioni, come quelle che si possono trovare soltanto nei live. Quel concerto è stato importante per vari motivi, in primis perchè è stato sofferto e rimandato già volte. In più, per chi fa il mio mestiere, suonare all’Arena di Verona assume un valore emblematico importante, la possiamo considerare una tappa fondamentale. Infine, sono felice di aver ritrovato questa sinergia con il pubblico, le sensazioni che si provano facendo musica dal vivo sono uniche e inimitabili». 

A proposito dei concerti rimandati, purtroppo la situazione non è ancora del tutto rientrata, la maggior parte delle tournée sono state posticipate al 2022. In questi giorni, ad esempio, abbiamo assistito allo sfogo sui social di Mahmood. Quale richiesta ti senti di rivolgere alle istituzioni?

«La mia richiesta è quella di cercare di approcciarsi con più elasticità rispetto alle regole, nel senso che non bisogna generalizzare. Il rischio è quello di restare scottati dai limiti che vengono imposti per i concerti, mentre in altre circostanze ti accorgi che vengono concessi altri tipi di capienze. Di questo mi dispiace, bisogna cercare di uniformare o quantomeno distribuire regole ad hoc a seconda delle situazioni, magari in modo intelligente e non soltanto proibitivo. Detto questo, credo sia importante rispettare le norme per una questione di senso civico. Pur venendo da un momento di grande emergenza, trovo stupido pensare di poter prevaricare le regole, per una questione anzitutto di rispetto. Il concetto è: fai agli altri quello che vorresti che gli altri facessero a te». 

Ti vedremo presto anche sul grande schermo in veste di attore, ci racconti di questa inedita parentesi cinematografica?

«Sono anch’io curioso di vedere quello che sarà il risultato. Mi sono cimentato in questa nuova avventura, invitato da Marco Martani, il regista del film “La donna per me” in uscita in autunno nelle sale. E’ stata un’esperienza emozionante, ma anche divertente, perché mi sono approcciato con l’entusiasmo del principiante. Non essendo un attore vero, l’ho vissuta quasi come un gioco. Di conseguenza, mi sono divertito parecchio». 

Per concludere, hai da poco festeggiato il tuo trentanovesimo compleanno, i traguardi anagrafici suggeriscono sempre dei bilanci. Qual è il regalo più bello che senti di aver ricevuto dalla vita e dalla musica fino ad oggi?

«La prima cosa che mi viene in mente, anche se può sembrare banale, è innanzitutto e fortunatamente la salute, perchè capita spesso di darla per scontata. Poi, se devo essere sincero, la cosa più bella che mi ha dato la vita è avermi permesso di realizzare quello che è sempre stato il mio sogno: vivere facendo quello ciò mi piace. Fare musica è un grande privilegio». 

Francesco Gabbani

© foto di Daniele Barraco

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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