A tu per tu con il cantautore romano classe ’97, al suo debutto discografico con “La vita veramente”

Lo abbiamo visto esibirsi sul palco di Piazza San Giovanni nel consueto concertone del Primo Maggio, stiamo parlando di Fulminacci, giovane e ispirato cantautore che ha da poco rilasciato il suo disco d’esordio “La vita veramente” (Maciste Dischi/Artist First), prodotto da Federico Nardelli e Giordano Colombo. A comporre la tracklist nove inediti, tra cui figurano: “Davanti a te” “La vita veramente”, “Tommaso”, “Borghese in borghese”, “Resistenza”, “I nostri corpi”, “Al giusto momento”, “La soglia dell’attenzione” e “Una sera”. In occasione di questo interessante debutto, abbiamo chiesto all’artista di raccontarci le sue sensazioni e lo stato d’animo di questo proficuo momento professionale.

Partiamo da “La vita veramente”, il tuo disco d’esordio, che valore ha per te?

«È il mio primo lavoro, ha un valore immenso per me perché un anno fa non avrei mai pensato che mi avrebbero permesso di fare un disco, e poi è successo. È il mio sogno avverato».  

Chi ha collaborato con te in questo progetto?

«Con la mia etichetta abbiamo scelto la produzione di Federico Nardelli e Giordano Colombo, dei professionisti brillanti e delle persone speciali, che hanno rispettato i miei arrangiamenti portando in alto la qualità di questo progetto». 

Da quali considerazioni iniziali sei partito e a quali conclusioni sei arrivato?

«Ad essere sincero sono partito senza considerazioni, e forse è proprio questo il motivo per cui mi ritengo soddisfatto. Voglio divertirmi prima di tutto perché sennò è tutto inutile!».

Ascoltando le nove tracce emerge una forte coerenza e una particolare omogeneità, qual è per te il fil rouge dell’album?

«Secondo me questo album al primo ascolto appare molto vario, rispondendoti con un paradosso potrei dirti che la coerenza del progetto nasce proprio dalla sua ostinata varietà stilistica, che viene rispettata come fosse una regola». 

Quali sono le tematiche predominati e che tipo di sonorità hai scelto per presentarti al grande pubblico?

«In generale parlo delle cose che succedono nella vita di un essere umano, delle domande che mi pongo, delle risposte che mi danno ma non so se sono giuste, della presunta inesistenza del concetto di giusto/sbagliato. Per la maggior parte dei brani il sound è classico, nudo e crudo, così come mi è venuto in mente scrivendo il pezzo, ma poi mi vengono in mente canzoni come “resistenza” e “i nostri corpi” in cui risulta evidente un tentativo di spingersi oltre i canoni del cantautorato puro».

Facciamo un salto indietro nel tempo, quando e come hai scoperto la tua passione per la musica?

«Non mi ricordo, ma da piccolo mi divertivo ad interpretare i miei idoli cantando le loro canzoni e a scuola mi hanno sempre ripreso perché battevo a tempo sul banco, la cosa non ha inciso molto sui miei voti in condotta perché comunque non ero uno che chiacchierava».

Quali ascolti hanno accompagnato e influenzato il tuo percorso?

«Prima di tutti i Beatles, poi Paul McCartney, John Lennon, George Harrison e ultimamente sto scoprendo Ringo Starr. Amo i cantautori italiani degli anni 70/80 e Billie Eilish».

Il tuo stile è molto versatile, quasi spiazzante. Tra credibilità e sperimentazione dove ti collochi esattamente?

«Ti ringrazio per il complimento, purtroppo credo di non riuscire ad identificarmi da solo ed è proprio questa una delle tematiche centrali del mio album, sono curioso di sapere cosa pensa chi ascolta le canzoni. L’ideale sarebbe essere collocato in categorie differenti in base al brano in questione». 

Da cosa trai principalmente ispirazione per scrivere le tue canzoni? Qual è la tua personale formula?

«Premettendo che la mia esperienza è minima, ho capito che le idee appaganti non arrivano mai quando le vado a cercare, spesso si presentano mentre sono imbottigliato nel traffico o se mi trovo nel bel mezzo di un’attività che non c’entra nulla con la musica,  come quando cerchi disperatamente una cosa e non la trovi mai ma poi un giorno te la vedi davanti nell’unico posto in cui non avevi guardato».

Con quale spirito ti affacci al mercato e come valuti l’attuale settore discografico? 

«Credo di avere la fortuna e l’opportunità di cominciare questo mestiere in un periodo florido, in un contesto amichevole e pronto a conoscere novità, la mia etichetta e le persone con cui lavoro mi fanno sentire a casa e mi accompagnano con passione ed entusiasmo ovunque voglio andare».

Quali sono i tuoi obiettivi futuri e/o sogni nel cassetto?

«Ho intenzione di lavorare sodo e non smettere mai di imparare, credo che le idee nascano tanto dall’ispirazione quanto dalla cultura e dalla tecnica».

Quale messaggio vorresti trasmettere al pubblico, oggi, attraverso la tua musica?

«Non so se il disco parla anche di questo ma credo che sia fondamentale non prenderci mai troppo sul serio, cercando di cogliere tutte le occasioni utili per ridere di noi stessi». 

Per concludere, una curiosità: a cosa si deve la scelta del tuo pseudonimo e la volontà di non rivelare il tuo nome?

«In realtà non ho mai avuto paura di rivelare il mio nome, mi interessava l’idea di agire sotto mentite spoglie un po’ come i supereroi, è durato poco ma è stato divertente. Comunque piacere, Filippo».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

2 thoughts on “Fulminacci: “I cantautori sono come supereroi” – INTERVISTA”

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