Fulminacci: “Sanremo? Il vero successo è essere capito” – INTERVISTA
A tu per tu con Fulminacci per parlare di “Stupida sfortuna”, brano che presenterà in gara a Sanremo 2026. La nostra intervista al cantautore romano
A cinque anni dal debutto sanremese, Fulminacci torna sul palco dell’Ariston con “Stupida sfortuna”, brano che inaugura un nuovo capitolo del suo percorso artistico. Un ritorno che coincide con l’annuncio di “Calcinacci” (Maciste Dischi / Warner Records Italy / Warner Music Italy), il nuovo album in uscita il 13 marzo, anticipato sui social con un video che già ne suggerisce l’atmosfera intima e cinematografica.
“Calcinacci” è un disco che nasce dalle macerie sentimentali, personali, creative, per trasformarle in punto di partenza. Tra addii, fughe, relazioni irrisolte e desideri che cambiano forma, Fulminacci osserva gli istanti più ordinari fino a renderli straordinari. C’è ironia, spesso spiazzante, e una malinconia leggera che attraversa le tracce senza appesantirle. Il disco accetta le crepe, le contraddizioni, le imperfezioni, e le trasforma in linguaggio. Accanto a lui, in questo mosaico narrativo, anche due collaborazioni affini per sensibilità e sguardo: Franco126 e Tutti Fenomeni, presenze che arricchiscono il racconto senza snaturarlo.
Sanremo 2026 diventa così non solo il ritorno su un palco già calcato nel 2021 e poi da ospite, ma l’occasione per presentare l’inizio di una nuova fase: un immaginario che guarda alle atmosfere rétro, tra suggestioni da nouvelle vague e televisione d’altri tempi, e che trova nell’orchestra dell’Ariston una dimensione naturale. Un Festival da vivere con leggerezza, ma con la consapevolezza di avere tra le mani un disco che parla di ricostruzione e rinascita.
Sanremo 2026, Fulminacci presenta “Stupida sfortuna”, l’intervista
“Stupida sfortuna” è il titolo della canzone che segna il tuo ritorno a Sanremo. Come te lo immagini e come te lo auguri questo Festival?
«Me lo auguro divertendomi. Voglio andarci a cuor leggero, tranquillo, sapendo più o meno cosa mi aspetta. Ho già vissuto Sanremo nel 2021, in una versione particolare senza pubblico, e poi ci sono tornato come ospite di Gazzelle nella serata duetti nel 2024, quindi ho capito l’atmosfera che si respira. È un contesto che mi piace, in cui mi diverto. E ci vado soprattutto per raccontare l’inizio di una nuova avventura: il nuovo disco e il nuovo tour».
Dal punto di vista musicale, che tipo di lavoro c’è stato dietro alla ricerca del sound insieme a Golden Years? Cosa vi ha portato verso l’utilizzo dei cori e di queste influenze retrò?
«La canzone è nata in modo molto naturale. L’abbiamo scritta insieme a Golden Years, che ha prodotto tutto il disco, e ci siamo influenzati a vicenda. Quando questo scambio porta qualcosa di bello, si continua a lavorare insieme. Fin dall’inizio mi sono immaginato atmosfere da nouvelle vague, film anni Sessanta, trasmissioni dell’epoca d’oro della tv italiana. Mi ha trasportato in un mondo che forse non esiste più, ma che mi appartiene. I cori e certe scelte sonore vengono proprio da quell’immaginario lì».
Ci dobbiamo aspettare un look in linea con l’atmosfera della canzone? Capelli con la brillantina, camicie con le maniche a sbuffo, giacche con le spalline imbottite?
«Qualcosa di retrò sì, quello possiamo aspettarcelo. La brillantina forse no, niente capelli tirati all’indietro… però sarà un look abbastanza elegante, in linea con l’atmosfera del brano».
Avendo già fatto le prove con l’orchestra, come suona dal vivo “Stupida sfortuna”?
«Suona davvero bene. Sembra nata per essere suonata dall’orchestra. Dopo averla sentita così, sono ancora più contento di averla scelta per il Festival».
Serata cover: com’è avvenuta la scelta di Francesca Fagnani?
«Mi piaceva l’idea di creare un incontro trasversale tra due mestieri diversi che però hanno a che fare con lo spettacolo. Francesca è una delle figure televisive che stimo di più: è dignitosa, autorevole, ma anche molto popolare e rispettata da tutti. E poi è ironica, simpatica. Con lei sarà bello fare un omaggio affettuoso a una canzone mitologica».
“Calcinacci” è il tuo nuovo album: a cosa si deve la scelta di questo titolo?
«Intanto fa rima con Fulminacci, e già questo mi divertiva. Ma soprattutto richiama le macerie da cui sono ripartito nell’ultimo anno. Dove ci sono i calcinacci ci sono macerie, ma spesso c’è anche un cantiere, con operai che stanno costruendo qualcosa di nuovo. È quello che ho fatto anch’io. Il disco racconta esattamente questo periodo, quindi il titolo mi sembrava perfetto».
Per concludere, in “Stupida sfortuna” citi “classifiche e Sanremi”. Ci sono vari modi per vincere il Festival. Nel tuo caso, cosa ti renderebbe davvero soddisfatto? Quale sarebbe il vero successo?
«Per me il vero successo è essere capito, essere accolto dal mio pubblico e magari farmi scoprire da chi ancora non mi conosce. Se qualcuno ascolta la canzone e poi decide di approfondire tutta la mia discografia, allora ho vinto. È bello promuovere un singolo, ma ancora più bello quando le persone si prendono il tempo di ascoltare un disco intero. Io ho la fortuna di avere un pubblico che ai concerti canta tutte le canzoni, non solo il singolo. E questa è la soddisfazione più grande».