Raccontiamo l’attualità con una canzone

Lo so Legnano, che ti nomino spesso, ma quest’oggi è diverso. Non è per nostalgia né per solitudine il motivo per cui ti disturbo un’altra volta. È per questa cosa, che tu saprai bene visto che ogni tua strada ne è piena di segnali, che noi chiamiamo elezioni. Questa cosa che porta colori, palloncini, stand, volantini e facce di tutti i tipi. Facce felici di essere elette, facce arrabbiate per l’attuale situazione della città, facce che non sanno chi votare, facce di “tanto son tutti uguali”, facce del “tutto ma non quello lì”. Così mi chiedevo, cara Legnano, cosa ne pensavi te di questa immotivata euforia che travolge i tuoi abitanti e che ti fa riscoprire stamattina più bella e stasera inguardabile. Sembra di vivere in un circo, uno di quelli enormi. Non importano più gli ideali e l’integrità. Il circo quando viene ti assorbe, ti ingloba. Puoi prendere il biglietto e saltarci dentro così da sentirti parte di esso. Oppure starne fuori, ma capirai bene, anche te che sei una città, che abitare stando fuori dalla propria casa, non è cosa piacevole per noi uomini.

Così, facendo un po’ di conti, ho visto che hai sulle tue spalle più di cinquanta elezioni, cinquanta circhi ambulanti con chissà quante facce e chissà quante promesse. Che solitudine devi provare, o dolce Legnano! Ogni volta che la gente parla di te per un voto, ti decanta per aver supporto o ti maltratta pur di colpire l’avversario politico. Così che tutti parlano di te ma nessuno ti vede. E tu ti nascondi dagli elettori, dalle mille proposte elettorali e dai politici (sopratutto da loro).

Ma qui devo svelarti un segreto. Un segreto che do in dono a te e al mio lettore silenzioso. L’altro giorno, quando il sole trascinava lentamente il suo occhio oltre le montagne e le case venivano abbracciate dalle lunghe braccia della notte, ecco che d’improvviso, girando gli occhi, ti vidi. Vidi te, Legnano.

Eri su un camioncino bianco, lentissimo. Quelli che portano su i faccioni (spesso orribili) dei candidati sindaci. Ti ho visto guidare con i tuoi occhi tristi e le tue mani ferme quel camion e ho capito una cosa. Ho capito che ciò che provo io, e noi tutti quando ci sentiamo soli, soli veramente, non è poi tanto diverso da quello che provi te in questi giorni. Un mondo che impazzisce, che sbraita tutto intorno. Ed impazzisce e sbraita per te, fregandosene di cosa tu pensi e di cosa tu sei. Diventi solo un pretesto per un’altra disputa, per un altro motivo d’orgoglio. Un altro modo per tirar fuori quell’umano che c’è in noi, quello peggiore però. E tu cosa fai? Ti nascondi. Non per paura ma per salvarti. Non per egoismo ma per amore. Non per fuggire, ma per per ritrovarti. Il mondo fuori urla e la sola cosa che si può fare è ricostruirlo, almeno provarci. E così eccoti lì, dentro quel camioncino bianco, con su un’altra faccia di un altro candidato con un altro promessa in seguito. Ma tu, tenace e solitario, guidi e disegni la tua mappa. La mappa della tua città, la mappa della tua idea e del tuo più intimo cuore pulsante. Una solitudine, sì, ma tenerissima. Un’emozione che ho scoperto solo in un’altra canzone che adoro follemente e che mi va di dedicarti in questo periodo: “L’ultimo giorno del circo” di Angelo Branduardi.

Ascolto questa canzone e ti ricreo nei ricordi, Legnano, dentro quel camioncino tristissimo che tra poco finirà la sua corsa.

“Passato il giorno della festa
Resta un ricordo eccezionale
Un manifesto lungo il viale
Domani il circo se ne va…
…Solo l’orchestra del silenzio
Che non ha posto per partire
Rimane a farci divertire
Domani il circo se ne va”.

In tutto questo mondo di cose che si vanno e poi finiscono, senza brillare più di tanto, credo che il tuo sia un modo piccolo, ma essenziale per prendersi cura del mondo. So che queste parole potranno sembrare vuote ai lettori più cinici, ma non lo sarebbero se avessero visto con i propri occhi la propria città su un camioncino, sola, triste, ma bellissima.

Continuerai a guidare fino alla fine di queste elezioni e poi, quando il circo se ne andrà di nuovo via, ti nasconderai ancora. E rimarrà un silenzio amaro, come quello di una possibilità sprecata. Per ora rimango qui a vederti guidare quel camioncino su queste nostre strade, le tue strade, con lo sguardo lento e ferito della vita.
Una goccia di tenera solitudine, in un mare di clown.

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Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

Di Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

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