A tu per tu con il cantautore napoletano, fuori a partire dal 31 gennaio con il nuovo EP intitolato “5

A qualche mese di distanza dalla nostra precedente chiacchierata, ritroviamo con piacere Giovanni Truppi, reduce dalla vittoria del premio MEI “PIMI 2019” come Miglior Artista Indipendente dell’Anno e dalla pubblicazione di “Poesia e civiltà”il suo quinto album in studio che gli ha regalato non poche soddisfazioni. Edito da Virgin Records Italia/Universal Music, è disponibile a partire dal 31 gennaio il suo nuovo EP, intitolato “5”, contenente cinque tracce tra cui tre che già conosciamo perché pubblicate all’interno del suo ultimo progetto (Mia“, “Due segreti” e “Conoscersi in una situazione di difficoltà) e due inediti (“Procreare” e “Il tuo numero di telefono”), il tutto impreziosito dalla presenza di quattro graditissimi ospiti, vale a dire Calcutta, La Rappresentante di Lista, Niccolò Fabi e Brunori Sas.

Ciao Giovanni, bentrovato. Partiamo dal tuo nuovo EP intitolato “5” che contiene tre brani già editi, due inediti e quattro prestigiose collaborazioni. Com’è nato e come si è evoluto nel tempo questo progetto?

«Durante la lavorazione di “Poesia e civiltà” sono rimasti fuori due pezzi, che sono questi due inediti, per me era molto importante farli uscire nel ciclo di vita di questo disco, perché sono molto legati all’intero progetto. Quando lavori ad un disco hai una rosa di canzoni e, in questo caso, queste due sono state messi via, ma non perché non avessero a che fare con il progetto, bensì perché non volevamo pubblicare più di undici tracce in scaletta, poiché si tratta di un album di per sé molto denso. Ci tenevo a fare uscire questi due brani prima di un prossimo lavoro di inediti, quindi tutto è nato da questa esigenza, in più mi ha sempre intrigato l’idea di duettare con altri artisti che mi piacciono».

Un progetto musicale ma anche visivo, perché l’intero lavoro è accompagnato da un fumetto edito da COCONINO PRESS, che contiene le cinque canzoni dell’Ep illustrate da sei differenti disegnatori. Com’è nata questa idea?

«E’ venuto fuori tutto in maniera molto naturale, l’idea di suggerire le mie canzoni a dei fumettisti mi era venuta da un po’ di tempo, utilizzare i pezzi come suggestione. Ho parlato con un po’ di persone e, piano piano, per una serie di coincidenze fortuite, il tutto si è concretizzato in questo progetto».

Vorrei analizzare con te traccia per traccia, partirei da “Mia”, che in questa nuova versione si avvale dell’apporto di Calcutta. Come ti sei trovato a lavorare con lui? 

«Mi sono divertito a lavorare con Edoardo, non con tutti gli artisti coinvolti siamo riusciti a ritrovarci in studio, mentre con lui sì. Mi è piaciuto molto vederlo lavorare e confrontarmi anche sulla scelta del brano, perché non è il primo pezzo che avevo pensato di proporgli, insieme abbiamo trovato la canzone giusta. Trovo molto sensuale il suo modo di cantare, tutto ciò si sposa perfettamente con “Mia”».

Poi c’è “Due segreti” riletta insieme a La Rappresentante di Lista, che valore hanno aggiunto a questo pezzo?

«Avevo l’idea di rivisitare “Due segreti”, fin dall’inizio l’avevo immaginata con una voce femminile e quella di Veronica era perfetta, la stimo un sacco, così ho pensato subito a lei. Abbiamo lavorato nuovamente alla produzione e agli arrangiamenti, la sua scelta di non cantare nei ritornelli ma di fare solamente un cappello iniziale, la trovo davvero indovinata».

La terza traccia “Conoscersi in una situazione di difficoltà” ospita il grandissimo Niccolò Fabi, com’è avvenuto il vostro incontro?

«Conosco Niccolò da un po’, viviamo entrambi a Roma, collaboriamo entrambi per una realtà che si chiama “Officina Pasolini”, ammiro molto il suo lavoro. In realtà ci siamo molto avvicinati dopo l’uscita di “Poesia e civiltà”, disco che a lui è piaciuto molto, in particolare “Conoscersi in una situazione di difficoltà”, quindi è stata una scelta spontanea, senza pensarci troppo».

“Procreare” è il titolo del penultimo pezzo in scaletta, il primo dei due inediti, cantato con Brunori Sas. Un pezzo nuovo, cosa rappresenta per te?

«Anche con Dario ci siamo avvicinati dopo l’uscita del mio disco, precedentemente ci eravamo solo incrociati, dopo l’uscita “Poesia e civiltà” abbiamo avuto modo di chiacchierare un po’ di più, mi piace molto quello che scrive. “Procreare” è il pezzo che lui ha scelto di cantare dopo avergli presentato una rosa di canzoni, non ha avuto dubbi e devo dire che, dopo aver ascoltato “Cip!”, capisco il motivo perché ho l’impressione che la poetica e le tematiche del disco si intersechino molto con questo brano, quindi mi fa ancora più piacere».

Infine troviamo “Il tuo numero di telefono”, cosa esprime per te questa canzone?

«Sicuramente è la canzone più intima di questo EP, un brano a cui avrei voluto lavorare durante le sessioni di “Poesia e civiltà”, ma che abbiamo ripreso e sviluppato la scorsa estate. Quando lo ascolto percepisco che a livello di sound è già in un altro punto, su un altro piano, penso che racconti molto dell’evoluzione che c’è stata dopo i vari concerti che abbiamo realizzato nell’ultimo periodo».

Per concludere, in un mondo falsato in qualche modo dai social, influenzato dalle mode e dalle tendenze, come riesci a mantenere integra la tua identità musicale e non lasciarti contaminare dal superfluo?

«Ah, io non ci riesco (ride, ndr), credo che uno possa fare il possibile per mantenersi onesto, ma è piuttosto difficile mantenere la concentrazione sulle cose vere e più importanti, penso che sia una vera e propria guerriglia giornaliera, comunque sia,  persa in partenza a meno che non si decide di fare gli eremiti».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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