MEI 2019, la parola al patron Giordano Sangiorgi – INTERVISTA

Da ben venticinque anni il MEI si occupa di valorizzare la scena musicale indipendente italiana

Anche quest’anno il MEI trasformerà Faenza nella capitale della musica italiana per tre imperdibili giornate all’insegna dell’arte, della qualità e dell’impegno di numerosi professionisti del settore. Diversi gli ospiti che animeranno la cittadina romagnola dal 4 al 6 ottobre 2019, da I Tristi (vincitori del Concerto del Primo Maggio di Roma) a Le Cose Importanti (vincitori del Concerto del Primo Maggio di Taranto), passando per Marcondiro, la compositrice Giuseppina Torre, Marco Di Noia, Rosmy, Peligro e i Panta.

Si tratterà della venticinquesima edizione di una delle manifestazioni diventate ormai un appuntamento fisso per gli amanti della buona musica, una kermesse che ha ospitato alcuni dei più importanti rappresentanti della scena artistica del nostro Paese dell’ultimo quarto di secolo, tra cui citiamo: tra gli altri Daniele Silvestri, gli Afterhours, i Bluvertigo, i Marlene Kuntz, i Pitura Freska, i Baustelle, Caparezza, i Negramaro, i Perturbazione, i Marta sui Tubi, Ermal Meta, Lo Stato Sociale, Ghali, i Canova, Calcutta, Zibba, Mirkoeilcane, Le Luci della Centrale Elettrica, Motta, Colapesce, Cosmo e tanti altri. In occasione di questo importante traguardo, abbiamo incontrato Giordano Sangiorgi, fondatore e patron del MEI.

Quanto è cambiato il mondo che ci circonda, in particolare quello discografico, in questi venticinque anni?

«Radicalmente, nel senso che la musica è stata una delle piattaforme sulle quali si è sperimentato di più per quanto riguarda il cambiamento, mi riferisco alla distribuzione e alla diffusione dei contenuti online. Pensiamo all’mp3 nel ’98-’99 e al boom dei siti, pensiamo all’avvento di iTunes e tutta la filiera di iPod e iPad nel 2001-2002, pensiamo a MySpace nel 2005, all’avvento di YouTube che ha spento le tv musicali, all’arrivo di Spotify nel 2013, al concetto di streaming e non più di possesso della musica. Ogni cinque anni c’è stato un cambiamento epocale che ha fatto sì che crollasse il mercato del disco fisico, oramai scomparso perché ha perso il 90% del fatturato, d’altro canto ha dato agli artisti una nuova opportunità arrivando direttamente al pubblico attraverso i canali web, tutto questo tagliando drasticamente le risorse, mettendo in difficoltà l’aspetto creativo».

A parte alcune rare eccezioni, ho sempre pensato che le etichette indipendenti lavorassero in linea generale molto meglio rispetto alle multinazionali. Quali sono le principali differenze tra questi due modi diversi di concepire e coltivare la musica?

«Dalla metà degli anni ’90, le etichette indipendenti hanno colto nel momento giusto il cambiamento del gusto musicale dei giovani di quel periodo, hanno inteso che c’era necessità di avere prodotti nuovi, di valorizzare la lingua italiana, sdoganando il rock come genere musicale rappresentativo anche del nostro Paese e non solo come stile d’oltremanica e d’oltreoceano. Le etichette indipendenti del ’95, proprio quando è nato il MEI, sono state al passo coi tempi, se non anticipatrici, aprendo un mercato a tanti artisti che ci sono ancora oggi. Le realtà che sono rimaste attualmente competitive, sono quelle in grado di valorizzare il potere del digitale, in questo caso le etichette trap e quelle indie-rock hanno capito meglio il nuovo ciclo musicale, intercettandolo e traendone le poche risorse che servono per sostentarsi».

Qual è il rapporto del MEI con i talent show?

«Diciamo che è un non-rapporto, perché noi abbiamo sempre sostenuto che i talent show abbiano diritto di esistere, che se un artista ha voglia di provare quella strada è libero di farlo, ma penso che sia un percorso che vada bene soprattutto agli interpreti, mentre chi ha delle cose originali e innovative da raccontare rischia di bruciarsi partecipando a questo genere di trasmissioni. Negli ultimi quindici anni i talent hanno lanciato cinque-sei carriere in tutto, a fronte di centinaia e centinaia di ragazzi che hanno partecipato alle varie edizioni. Chi ricorda le Lollipop? Tanto per dire un nome di un gruppo che ha vinto uno dei primi talent che poi è stato interrotto perché pioneristico per l’epoca. Questo genere di programmi servono soprattutto alla tv, in parte alla discografia perché fanno vendere dischi alle major, ma non aiutano a far decollare le carriere degli artisti, se non per alcune rarissime eccezioni».

Parlando di Sanremo, quest’anno in gara c’erano Motta e gli Zen Circus, delle vecchie conoscenze del MEI, significa che il Festival si sta aprendo alle realtà indipendenti?

«Il Festival di Sanremo di Claudio Baglioni sì, vedremo con il prossimo cosa succederà, speriamo non sia completamente diverso. L’ultima è stata un’edizione che ha fotografato il mercato nel senso migliore del termine, andando a prendere tutte le aree e le nicchie del mercato discografico, il cast era composto per il 37% da artisti indipendenti, rispecchiando più di altre annate i gusti del nostro Paese, lo dimostra il successo delle canzoni stesse, rimaste in classifica per numerose settimane».

Dopo aver parlato di questi venticinque anni, per concludere facciamo una sorta di previsione: in che direzione andrà la musica? Come e cosa ascolteremo in futuro?

«Qui ci vorrebbe veramente la palla di vetro, sfido chiunque a dire che sarebbe arrivato MySpace e che tre anni dopo sarebbe morto, sfido chiunque a dire che YouTube avrebbe ucciso un colosso come MTV. Con tutti questi presupposti credo sia davvero molto difficile fare delle previsioni, è evidente che la musica sarà sempre più liquida, che la dimensione live subirà delle trasformazioni epocali difficili da prefigurare, anche se l’avvento dello streaming è ipotizzabile su questo fronte. Non possiamo sapere cosa accadrà realmente, sia dal punto di vista artistico che produttivo, non mi avventuro perché non ci prenderei di sicuro (sorride, ndr)».

Da sinistra verso destra: Enrico Deregibus (membro del comitato artistico del MEI e coordinatore del Forum del Giornalismo Musicale), Riccardo De Stefano (membro del comitato artistico del MEI e direttore del mensile ExitWell) Giordano Sangiorgi (fondatore e direttore MEI) e Giovanni Truppi (vincitore “PIMI 2019” come Miglior Artista Indipendente dell’anno).

MEI 2019 | Premi

Premio MEI alla carrieraMorgan
Premio “Radio Rai Live” per i loro 25 anni di carriera: Negrita
Premio Miglior Album per “Ciao cuore”: Riccardo Senigallia
Premio “MEI – Exitwell al miglior progetto indie 2019”: Viito
Premio “Pimi 2019” come miglior artista indipendente: Giovanni Truppi
Premio Speciale MEI per il loro progetto discografico: Ginevra Di Marco e Cristina Donà
Premio “Hiovani MEI – Exitwell” per il miglior esordio indipendente dell’anno: Fulminacci

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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