A tu per tu con la giovane artista campana, al suo esordio discografico con il disco “Va tutto bene

Reduce dal successo ottenuto nel corso della diciannovesima edizione di “Amici” di Maria De Filippi, per Giulia Molino è tempo di presentare e raccontare al pubblico il suo progetto che segna il suo debutto discografico, intitolato “Va tutto bene”, contenente sette inediti che riflettono sia il suo spirito cantautorale che l’anima da interprete. In occasione di questo lancio, abbiamo raggiunto tramite Skype l’artista campana per approfondire la conoscenza della sua personale visione di vita e di musica.

Ciao Giulia, benvenuta. Partiamo da “Giulia Molino”, un titolo più che mai positivo di questi tempi, legato rispettivamente sia al tuo ultimo singolo ma anche al tuo primo album. Cosa rappresenta esattamente per te questo biglietto da visita musicale?

«La chiave di lettura del titolo, chiaramente, era diversa in origine, in particolar modo del singolo, però sono felice che questo lavoro sia uscito in un momento storico così difficile, perché sto notando con grande piacere che “Va tutto bene” sta diventando un vero e proprio messaggio di speranza per tante persone.  Basta guardarci alle spalle per vedere che già siamo in una fase migliore della precedente. Questo album rappresenta per me l’inizio, non certo un traguardo, non sento di essere arrivata al mio obiettivo, anzi, credo che mai mi sentirò completamente soddisfatta. Sto lavorare a cose nuove, anche in quarantena, perché  credo che la cosa ottimale da fare sia dedicarsi a ciò che amiamo fare».

All’interno di questo progetto ci sono pezzi scritta da te, ma anche da altri autori, da Roberto Casalino a Dardast, passando per Manuel Finotti, Principe, Laura Di Lenola, Francesco De Benedettis, Fabio De Martino e Massimiliano Pelan. A livello di linguaggio, quindi, c’è una panoramica sicuramente più ampia, perché ricopri il doppio ruolo di cantautrice e di interprete. Come sei riuscita a coniugare queste due anime?

«In passato ho sempre interpretato, non ho mai scritto, ho cominciato nel 2018  ed è stato davvero un bisogno improvviso, un’esplosione nata con “Solo questo mi è rimasto”. Da lì ho iniziato ad incamerare delle emozioni, forse inconsciamente, ma è come se si fosse sbloccato qualcosa dentro di me a livello comunicativo, sto cercando di cavalcare l’onda, nel senso che su scrivendo tantissimo. Sono riuscita a conciliare queste due anime perché, forse, mi sono accorta che è qualcosa di innato. Mi è sempre piaciuto interpretare i brani, andando a scavare nelle radici di ogni singolo pezzo per poterlo rendere mio il più possibile, credo che sia per questo motivo che le due cose riescono a confluire, oggi, nella stessa direzione».

Veniamo ad “Amici”, sicuramente per te un’esperienza importante, che ti ha dato la possibilità di arrivare al grande pubblico, di scoprirti e di farti scoprire. Quali sono gli aspetti che più ti rendono orgogliosa del tuo percorso nella scuola? 

«La tenacia, la determinazione e la forza. Te lo dico con tanta fermezza, ma in realtà sono caratteristiche che non pensavo di possedere, mi consideravo una persona super fragile, non in grado di affrontare fino alla fine un percorso molto impegnativo come quello di “Amici”. Ce l’ho fatta, oggi ho sicuramente più consapevolezza di ciò che posso e non posso fare».

Da casa si è avvertito, ma immagino che in studio era tutta un’altra cosa: come si è sentita la mancanza di pubblico? 

«E’ stato molto innaturale, chiunque canti su un palco del genere si sente spinto anche dalla carica e dal supporto del pubblico. In particolare modo, durante la fase pomeridiana, ero felice e non vedevo l’ora che arrivasse il giorno della puntata per sentire la vicinanza del pubblico. Quando, quando dopo la prima puntata del serale, Maria ci ha riferito che avremmo svolto il resto delle puntate a porte chiuse, a causa di questo maledetto virus, è stato un bel colpo. Però, allo stesso tempo, forse ci ha molto rafforzato perché, in qualche modo, abbiamo avuto modo di imparare a cavarcela da soli, a canalizzare tutte le energie e tutte le ansie, a far affidamento esclusivamente su noi stessi».

Infatti, durante il tuo percorso ad “Amici” è scoppiata la pandemia. Com’è stato il ritorno alla realtà? A questo tipo di realtà?

«E’ stata dura da realizzare all’inizio, come passare da una quarantena all’altra, vivevamo in casetta, senza telefono, in una situazione comunque di “isolamento”. Uscire e non trovare la tanto agognata libertà, che personalmente avevo lasciato a novembre, è stato triste perché sono una persona molto dinamica, amo fare passeggiate, giri in macchina da sola oppure frequentare luoghi affollati, quindi ti lascio immaginare quanto stia soffrendo in questo momento. Ammetto di avere anch’io momenti di sconforto, in cui mi fermo a riflettere e mi intristisco, d’altro canto credo che il giusto atteggiamento per affrontare questa situazione sia tenere duro, dobbiamo essere più forti di tutto. Questa non è una situazione che dipende da noi, quindi dobbiamo avere l’intelligenza di non lasciarci sopraffare dalla tristezza».

Al netto di tutto quello che sta accadendo, della confusione e della crisi che sta colpendo vari settori compreso quello musicale, quali sono i tuoi prossimi progetti in cantiere e/o buoni propositi per il futuro?

«Guarda, in primis quello di riprendere il prima possibile il percorso lasciato a metà, ovvero gli instore e i concerti, questo è sicuramente il mio primo obiettivo. Poi vorrei tanto tornare a Napoli, mi manca la mia città, il mare, ne ho tanto bisogno e ne sento tanto la mancanza».

Per concludere Giulia, che ruolo può avere la musica in questa delicata e inedita situazione?

«La musica è un’ancora di salvezza, a me sta salvando. Alcune volte mi fermo a pensare e mi chiedo: “se non avessi avuto questa passione?” Sarebbe stato sicuramente molto più difficile. E’ complicato riuscire a colmare i vuoti che ci sono in una giornata, mi rendo conto che senza la musica tutto questo sarebbe stato ancora più difficile da sopportare».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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