Iva Zanicchi Amore mio malgrado

A tu per tu con la popolarissima interprete emiliana, al suo ritorno discografico con il singolo “Amore mio malgrado

Tempo di nuova musica per Iva Zanicchi, nota al grande pubblico come l’Aquila di Ligonchio, una vita spesa tra successi musicali, televisivi e il suo impegno sociale, espresso anche attraverso la carriera politica. Amore mio malgrado è il titolo del brano che segna il suo ritorno discografico e che anticipa il prossimo album di inediti, la cui uscita è prevista in autunno. Tornare a cantare è il suo più grande desiderio, per questo non potevamo esimerci dal realizzare con lei una piacevole e confidenziale chiacchierata musicale.

Ciao Iva, benvenuta. Partiamo da “Amore mio malgrado”, cosa ti ha colpito di primo acchito di questo pezzo?

«Mi ha colpito la dolcezza. Il brano è firmato da un compositore siciliano molto bravo, che si chiama Giuseppe Santamaria. E’ una canzone che mi è piaciuta sin dal primo momento, poi ulteriormente impreziosita dall’arrangiamento di Adriano Pennino, un grande maestro. Ringrazio anche il regista Massimo Albasi per le riprese del videoclip girato in un bellissimo teatro di Piacenza, che ricorda un po’ la Scala di Milano, seppur di dimensioni più piccole. L’intento era quello di sensibilizzare le persone, mostrando uno dei tanti bellissimi teatri italiani che, purtroppo, per troppo tempo sono rimasti chiusi per colpa della pandemia».

Una particolarità che mi ha molto colpito di questo brano è l’utilizzo degli strumenti, la presenza ad esempio della fisarmonica, che ha un suono talmente bello a cui, forse, le nostre orecchie oggi non sono più così tanto abituate…  

«Sai, in una canzone per me si devono riconoscere molto bene gli strumenti. Bisogna tornare a valorizzare le nostre eccellenze, questi musicisti straordinari, piuttosto che le potenzialità di un computer. Per un altro brano che sto realizzando, ad esempio, ho fatto suonare la chitarra da un ragazzo che abita in Belgio, perchè cercavo qualcuno che adoperasse bene l’oud, strumento a corde tipicamente arabo che ha un suono davvero speciale. Anche nel caso di “Amore mio malgrado”, la fisarmonica che hai citato ci sta benissimo, perchè la ritmica è moderna. Pennino è stato bravissimo, ha saputo ben equilibrare l’innovazione con qualcosa di molto tradizionale. Sono dell’avviso che bisognerebbe rivalutare strumenti come la fisarmonica, i giovani non la usano più ed è un vero peccato perchè ha un suono meraviglioso».

Il brano mette in evidenza, semmai ce ne fosse ancora bisogno, le sfumature di una vocalità direi in perfetta forma. In che modo ti prendi cura della tua voce?

«Ecco (ride, ndr), dovrei risponderti che faccio dei vocalizzi, invece purtroppo non faccio proprio nulla. Un bel niente, ma neanche i peperoncini della mia amica Orietta! L’unica cosa che ho fatto è stato smettere di fumare da circa due anni, ogni tanto in passato per sfizio mi piaceva farmi una sigaretta. In più non bevo abitualmente alcolici, se non qualche bicchierozzo di vino una volta al mese. Credo che tutto questo sia un bene altrimenti la voce si appanna e diventa un po’ una grattugia. In realtà, penso proprio che faccia parte del mio DNA e che la mia voce sia un dono naturale ricevuto alla nascita. Certo, andando avanti con gli anni bisognerebbe averne maggiore cura, per cui qualche vocalizzo lo farò, te lo prometto, altrimenti mi sento in colpa».

Iva Zanicchi Amore mio malgrado

Negli anni, leggendo e guardando le tue interviste, ti ho sentita spesso asserire di non essere riuscita a gestire al meglio la tua voce. A cosa ti riferisci esattamente?

«Più che la voce, forse, mi sono divertita a diversificare un po’ troppo il mio repertorio. Onestamente, non si può saltellare da un genere all’altro come ho fatto io. All’inizio sono partita con il blues, che amo alla follia. Poi ho fatto le canzoni per bambini con “Mamma tutto”, dopo ti capita di cantare una ballata d’amore struggente e diventa difficile farsi accettare, risultare credibile, perchè distrai e confondi un po’ troppo le idee. Se dovessi dare un consiglio a una giovane cantante, le direi di cercare di essere coerente, non come me che sono passata con estrema nonchalance dal folk alla musica greca o brasiliana. Può essere pericoloso, in questo senso intendevo di non aver gestito molto bene, ma in fondo mi sono anche tanto divertita, devo dirti la verità, per cui va bene così!».

Tra le tante leggende che ho letto e sentito in giro, ce ne sono alcune legate a presunte canzoni che avresti rifiutato. Tra queste cito “L’immensità”, “Non credere” e “Sono una donna non sono una santa”. Cosa c’è di vero? 

«E’ quasi tutto vero. In realtà per “L’immensità” ho lottato per poterla cantare, ma ero giovane e non avevo voce in capitolo. Avrei voluto portarla a Sanremo, ma la mia casa discografica aveva intenzione di presentarmi con “Non pensare a me”, una canzone bellissima, molto all’italiana, con una melodia fantastica. In verità, io preferivo l’altra, ma per fortuna non mi sono potuta imporre, perchè con Claudio Villa abbiamo poi vinto il Festival. “Sono una donna non sono una santa”, invece, era stata scritta dagli stessi autori de “La riva bianca, la riva nera”, con cui avevo venduto milioni di copie. Il testo non mi entusiasmava, per fortuna di Rosanna Fratello che ne ha fatto un grande successo.

L’unica canzone che ho rifiutato, di cui mi sono amaramente pentita, è “Non credere”… che poi Mina ha reso celebre. Dopo aver vinto Sanremo con “Zingara”, dovevo andare all’Eurofestival con un pezzo che si chiamava “Due grosse lacrime bianche”, un titolo orribile. Musicalmente non era neanche male, ma il testo era abbastanza discutibile. Una volta inciso, l’autore Piero Soffici mi propose un altro brano, perché non eravamo entrambi molto soddisfatti. Stupidamente e pigramente rifiutai, perchè avevamo poco tempo e non mi andava di tornare in sala di registrazione. Da non credere… era proprio “Non credere”!».

Sei la donna ad aver vinto più Festival di Sanremo. In riviera hai raccolto tante gioie ma anche qualche piccola amarezza che, negli anni, non hai mai nascosto. Ad oggi, se ci fosse la possibilità, ci torneresti?

«Ho sempre amato il Festival, sono nata artisticamente a Sanremo, ne ho fatti tantissimi e ho ricevuto tante belle soddisfazioni, al netto di qualche delusione. Sono arrivata prima tre volte, una volta anche terza con il grande Sergio Endrigo, ho proposto belle canzoni come “La notte dell’addio”, quindi il bilancio non può che essere positivo. In futuro, perchè no, potrei anche tornarci, come ha fatto l’Orietta quest’anno. L’unico modo che concepisco, però, sarebbe partecipare in gara, non come ospite, perché il bello di Sanremo è la competizione. Avessi una canzone bomba, come credo di avere, potrei anche pensarci!».

In autunno realizzerai un sogno che hai da tempo: condurre uno show musicale che ripercorre la tua storia. Come sarà strutturato?

«E’ uno spettacolo a cui tengo tantissimo, che aspettavo da anni. Credo che sia il sogno di chiunque poter avere due puntate in prima serata, nelle quali poter cantare e raccontarsi. In un momento come questo, l’obiettivo è quello di far divertire il pubblico, perchè alle volte faccio anche ridere sai? Conosco un sacco di barzellette, alcune non da fascia protetta, ma se non sono un poco sconce che senso hanno le barzellette? Non fanno mica ridere. Comunque sia, mi cimenterò anche con qualche passo di danza, perchè alla mia età si può anche ballare. Certo, non il rock ‘nroll, ma un bel valzer o un bel tango si può tranquillamente fare. Non mancherà la musica dal vivo, ma non sarà una passerella di ospiti e di cantanti, non ne vorrei tantissimi, giusto gli amici e gli artisti che stimo. Mi piacerebbe avere al mio fianco un giovane comico o una giovane comica come spalla, ne sono alla ricerca, ma sono certa che ci riuscirò».

Sempre per fine anno, arriverà nei negozi il tuo nuovo album di inediti, cosa puoi anticiparci a riguardo? 

«Come nel caso di “Amore mio malgrado”, a me deve piacere in primis la canzone, poi se l’autore è famoso ben venga, ma se è uno sconosciuto ben venga lo stesso. Nel cassetto ho già dei pezzi molto belli, ad esempio ce n’è uno scritto da Attilio Fontana, che nella fiction “Caterina e le sue figlie” aveva interpretato il ruolo di mio figlio. Sono anni che ha scritto per me questa canzone, è arrivato il momento di tirarla fuori. Altro non ti posso dire, perchè devo fare ancora i provini, sentire se le canzoni mi stanno bene addosso e, soprattutto, bene dentro. Se non riescono ad emozionare me per prima, allora non ha alcun senso farle uscire, anche se sono state scritte da autori famosi. Per me non può che essere così».

Per concludere, qual è la lezione più importante che senti di aver imparato dalla musica fino ad oggi?

«La musica ti da, o perlomeno dovrebbe darti, il rigore. Trovo che sia fondamentale, perchè ti insegna come comportati, come vivere, come condividere, come confrontarti con gli altri. La musica è un’emozione unica che ti regala grandi vibrazioni, se impari a rispettarla riesci a migliorarti sotto tanti punti di vista. La musica è un sostegno, colta bene può esserti di grande aiuto. Quando ho avuto il Covid ed ero ricoverata in ospedale, ascoltavo con le cuffiette la musica classica, tra cui Bach. Le sue composizioni mi hanno aiutato, alleviato e curato. Insomma, la musica è vita».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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