A tu per tu con il giovane cantante savonese, in uscita con il nuovo singolo intitolato “Come il sole

Tempo di nuova musica per Jacopo Ottonello, meglio conosciuto semplicemente come Jacopo (qui la nostra precedente intervista), artista classe ’99 che abbiamo imparato a conoscere nel corso dell’ultima edizione di “Amici” di Maria De Filippi e come finalista del Festival di Castrocaro 2020. “Come il sole” è il titolo del singolo che segna l’inizio di un nuovo percorso, che arriva dopo la pubblicazione del suo EP d’esordio Colori. In occasione di questa uscita, lo abbiamo incontrato per approfondire la sua personale visione di vita e di musica.

Ciao Jacopo, bentrovato. Partiamo da “Come il sole”, primo tassello del tuo nuovo progetto discografico, che sapore ha per te questo pezzo?

«Un sapore che mi rimanda a quello che abbiamo vissuto durante l’estate, questo periodo un po’ di blocco totale a seguito del Covid. Penso che sia un tassello molto importante, una specie di rinascita dopo tutto quello che è successo. Sono rinato anch’io a livello morale, uscire da “Amici” con questa situazione è stato strano, tutti noi partecipanti ci aspettavamo di toccare con mano quello che avevamo intravisto sui social, l’affetto che c’è sempre stato anche nelle edizioni passate. Mi sono ritirato su grazie a questo pezzo, grazie a tutte le persone che mi sono state vicine, dalla alla mia famiglia alla mia ragazza, e sono molto molto felice di tornare proprio con questo brano».

Musicalmente parlando, le sonorità sono coinvolgenti e vitali, com’è stato lavorare con Michele Canova?

«E’ stato molto bello, lui è un genio secondo me. Ho ascoltato il pezzo appena mi è arrivato, mi è piaciuto subito questo suono nuovo e moderno, dopo averla cantata l’ho ritrovata in un modo completamente diversa, non me l’aspettavo così piena di suoni, quando canto sono molto minimalista, per me basterebbero un pianoforte e due archi, invece mi sono ritrovato catapultato in un mondo per me nuovo, di una bellezza esplosiva».

Veniamo ad “Amici”, analizzandolo a posteriori, quali sono gli aspetti che più ti rendono orgoglioso del tuo percorso nella scuola?

«L’essere riuscito a non farmi condizionare dalle telecamere, essere stato me stesso al 100%. Sono orgoglioso di aver fatto vedere Jacopo, non ho costruito nessun personaggio, io sono esattamente ciò che ho mostrato: il giocherellone, quello che si emoziona, ma che quando c’è da lavorare lavora».

Com’è stato il ritorno alla realtà? O meglio ad un tipo di realtà completamente diversa da quella che conoscevi prima di entrare…

«Stranissimo, ho avuto difficoltà a capire inizialmente la situazione, a comprenderla fino in fondo. Personalmente ho toccato subito con mano questa nuova realtà, uscito dal programma ho avuto la fortuna di poter prendere subito l’aereo per tornare a casa, durante il viaggio mi sono reso conto che qualcosa era cambiato. C’è stato un momento di disorientamento, così come in studio a partire dalla seconda puntata in poi, quando è venuto a mancare il pubblico, sembrerà banale ma gli applausi fanno davvero tanto».

Poi c’è stata anche l’avventura di Castrocaro, altra esperienza importante, anch’essa influenza dal distanziamento sociale e dalla situazione che sappiamo. Che atmosfera si respirava dietro le quinte con gli altri concorrenti? Che avventura è stata per te?

«E’ stato bello, ho conosciuto altre persone, artisti come Riccardo dei Pinguini Tattici Nucleari, piuttosto che Bugo, Maria Antonietta e Taketo Gohara. Dietro le quinte si stava bene, ci si divertiva, la competizione non si sentiva. E’ stata un’esperienza bella, ho avuto la possibilità di esibirmi davanti a tanti professionisti e quelle poche, purtroppo, persone presenti… mi sono divertito, questa penso sia la cosa migliore».

“Come il sole” è il primo tassello di quello che sarà un progetto immagino più corposo. Cosa puoi anticiparci a riguardo? 

«Ci stiamo lavorando, devo essere sincero, ho in cantiere un pezzo con Nyv che abbiamo scritto durante il programma, speriamo di poterci vedere presto per poterlo completare. Idee ce ne sono tante, canzoni anche, parecchie… spero solo che tutto questo porti presto a qualcosa di concreto. Non vedo l’ora di poter toccare con mano, con tutte le precauzioni del caso, e di poter vedere negli occhi il pubblico, di poter cantare con loro dal vivo».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«Io credo e spero di poter essere compreso da chiunque, naturalmente dipende in primis da me, ma vorrei che le persone capissero quello che dico, magari immedesimarsi nella storia che racconto. Non c’è un target di persone a cui mi riferisco, la mia musica è aperta a chiunque».

© foto di Veronica Argentiero

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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