Jovine

A tu per tu con il cantautore napoletano, in uscita con il singolo “Come LeBron James” feat. La Zero

Venticinque anni di carriera e non sentirli. Per Valerio Jovine è arrivato il tempo dei bilanci, ma anche e soprattutto il momento di ripartire da se stesso e dalla sua nuova musica, dopo il difficile periodo di stop che ci accomuna e ci ha fatto sentire vicini seppur a distanza. Come LeBron James è il titolo del pezzo scritto a quattro mani e cantato a due voci con La Zero (qui la nostra ultima intervista), un brano che non ha bisogno di troppe presentazioni e che merita di essere scoperto… ascolto dopo ascolto.

Ciao Valerio, benvenuto. Partiamo da “Come LeBron James”, come sono nati rispettivamente questo pezzo e l’incontro con La Zero?

«E’ una storia bella da raccontare: l’idea di “Come LeBron James” è nata diverso tempo fa, mentre vedevo mio figlio di due anni fissare il canestro per cercare di buttare la palla e provare a fare il punto, senza riuscirci. In quel momento, nel mio immaginario, si è aperto un mondo. Inizialmente è nata una micro-song di un minuto in mezzo, composta dalla prima strofa e dal ritornello. Quando ho conosciuto Manuela, dopo la nostra prima sessione in studio, decisi di tirare fuori questo pezzo dal cassetto e di farglielo sentire. Lei si è innamorata sin da subito del brano, ha scritto la sua parte ed è riuscita pienamente a rispondere alla mia domanda. Un connubio artistico nato in una maniera molto naturale, proprio per questo non lo considero un semplice featuring, bensì una vera e propria collaborazione. Abbiamo vissuto insieme questo viaggio, dall’inizio alla fine, cercando di unire le nostre forze e le nostre idee».

Jovine

Hai definito questo brano come l’inizio di una nuova fase artistica 3.0, un terzo tempo se vogliamo, che nel rugby rappresenta proprio il momento in cui ci si diverte di più…

«Esattamente, questo 3.0 ha per me un senso: il primo Jovine è stato quello più acerbo, quando mi sono ritrovato a fare i primi viaggi, i primi concerti, le prime esperienze che mi hanno portato a fare tantissime cose; il secondo Jovine è quello che si divideva tra il suo progetto solista, la longeva militanza con i 99 Posse e il debutto televisivo a The Voice, nel momento in cui ho scritto la mia canzone più importante “Napulitan”, diventata un vero e proprio manifesto della mia città; infine questo terzo Jovine che si diverte con la musica, senza accontentarsi delle etichette. Oggi mi sento libero da qualsiasi schema mentale, amo infinitamente il mio lavoro e mi sono affacciato alle sonorità “lo-fi” di questo ultimo brano, con contiene riferimenti e citazioni importanti. Mi piace rivivere il bello e cercare di farlo alla mia maniera. Come cantava Bob Marley: “emancipate yourselves from mental slavery“, liberiamoci dalle nostre schiavitù mentali».

Quest’anno festeggi venticinque anni di carriera, che non sono di certo pochi, quindi non posso non chiederti un bilancio di queste tue nozze d’argento con la musica?

«Devo essere sincero, ho sempre pensato e sognato di fare questo nella vita. A volte capita di dire “chi me l’ha fatto fare”, perchè comunque mettersi in gioco ogni giorno non è semplice, portare avanti questa incerta modalità on the road non è facile. Nonostante questo, non potrei mai rinunciare alla musica, a questa continua scommessa. A distanza di venticinque anni, posso solo dire che mi sembra ieri e che la mia fortuna più grande, pur non avendo ottenuto mai un disco di platino, è quella di svegliarmi sempre con la stessa voglia, che a volte può diventare rabbia e altre felicità, con lo spirito di chi sogna di scrivere la sua canzone più bella».

Per concludere, qual è l’insegnamento più importante che senti di aver appreso dalla musica fino ad oggi?

«In tutto questo tempo la musica mi ha dato tantissimi insegnamenti, quello che mi ha dato in questo ultimo anno è che senza la linfa vitale non si può andare avanti. Quindi, senza palco io non posso assolutamente vivere, ormai per me è diventata un’esigenza. Per tutti questi mesi mi è mancato, perchè cantare dal vivo è adrenalina, bruciare quel fuoco dentro che ti tiene vivo. A causa di questo lungo stop mi sento un po’ più spento, ma non appena l’attività live riprenderà a pieno ritmo, sono certo che tornerò e torneremo presto alla vita. Ci sarà da recuperare, da togliere macerie, da ricostruire, da mettere a soqquadro, però la consapevolezza è la forza più importante e che abbiamo tutti dentro di noi».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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