Kura K: “La musica ci accompagna nei momenti in cui stiamo cercando di capire chi siamo” – INTERVISTA
A tu per tu con Kura K per parlare del suo primo singolo solista intitolato “Tra Milano e il mare”, fuori dallo scorso 12 giugno 2026 per l’etichetta Fankee. Ecco la nostra intervista
Tempo di nuova musica per Gabriel Broggini, in arte Kura K, artista svizzero che ha reso disponibile il singolo “Tra Milano e il mare”. Il brano racconta uno stato di irrequietezza profonda e consapevole, non parla di una fuga, né di una ricerca di salvezza, ma di una tensione continua tra ciò che siamo e ciò che il mondo ci chiede di diventare.
L’irrequietezza descritta nel testo non è subita, ma scelta. Il dolore, la stanchezza e il caos non portano a un cambiamento o a una redenzione. Al contrario, emerge una presa di posizione chiara: non sempre siamo noi ad essere sbagliati, a volte è il mondo intorno a noi ad esserlo. È una canzone sull’identità, sulla resistenza emotiva e sulla scelta di non cambiare pelle.
“Tra Milano e il mare” è il titolo del tuo nuovo singolo, che momento fotografa del tuo percorso?
«“Tra Milano e il Mare” segna l’inizio di un nuovo capitolo, la nascita di uno spazio più personale. Dopo anni di musica sentivo il bisogno di seguire l’istinto e raccontare certe cose in modo diverso. Kura K è il luogo dove posso fare meno compromessi possibili e trasformare domande, dubbi e contraddizioni in canzoni».
Quali emozioni e quali stati d’animo ti hanno accompagnato durante la scrittura del pezzo?
«A un certo punto ho iniziato a sentirmi fuori posto. Come se tutto andasse sempre più veloce e avessi bisogno di fermarmi un attimo per capire dove stessi andando. Credo che molte persone oggi provino una forma d’inquietudine silenziosa. Siamo sempre connessi, sempre occupati, sempre di corsa, ma spesso ci dimentichiamo di chiederci cosa conta davvero. Milano e il mare non rappresentano soltanto due luoghi. Sono due stati d’animo. Da una parte la pressione, il rumore, l’ambizione. Dall’altra il bisogno di respirare, rallentare e ritrovare un equilibrio. La canzone nasce proprio da questa tensione».
Dal punto di vista musicale, che tipo di lavoro c’è stato dietro la ricerca del sound da restituire al pezzo?
«Volevo creare qualcosa che unisse musica moderna a certe atmosfere senza tempo della new wave. Abbiamo lavorato su arrangiamenti essenziali, un groove ipnotico e una produzione contemporanea. Mi affascina l’idea di far convivere energia e malinconia all’interno dello stesso brano. Anche vocalmente ho scelto una direzione diversa dal passato: meno performance e più spazio all’interpretazione, cercando di mettere la canzone al centro di tutto».
Si tratta del tuo primo singolo dopo i Sinplus. Che esperienza è stata quella per te e quali differenze noti dal duo all’esordio solista?
«È il mio primo singolo da solista e l’emozione è tanta. Tengo però a precisare che i Sinplus continuano il loro percorso e abbiamo appena concluso la registrazione del nuovo album. Con i Sinplus ho vissuto esperienze straordinarie. Siamo partiti da una cantina in un piccolo paese della Svizzera e ci siamo ritrovati a vivere festival internazionali, l’Eurovision, gli MTV Awards e molto altro. È stato un viaggio che mi ha formato profondamente. Con Kura K non sento il bisogno di dimostrare qualcosa. Forse questa è la differenza più grande. Oggi faccio musica con più serenità e meno aspettative, cercando semplicemente di essere sincero con quello che scrivo».
A cosa si deve la scelta dello pseudonimo Kura K?
«Ho sempre pensato che la musica abbia qualcosa di profondamente curativo. Non credo che una canzone possa risolvere tutti i problemi, ma credo che possa farti sentire meno solo, e a volte è già tantissimo. Kura K nasce da quest’idea. Dalla convinzione che la musica non serva soltanto a intrattenere, ma anche ad accompagnarci nei momenti in cui stiamo cercando di capire chi siamo».
Conti diverse esperienze internazionali, tra festival e concerti in giro per l’Europa. Cosa pensi di aver imparato viaggiando con la musica?
«Ho imparato che esiste spazio per ogni tipo di musica, purché sia sincera. Viaggiare mi ha fatto capire che il successo e la fama non sono necessariamente la stessa cosa. Le persone che mi hanno colpito di più in questi anni sono quasi sempre quelle che continuano a fare musica perché non saprebbero fare altrimenti».
Per concludere, quali sono gli aspetti che ti rendono orgoglioso del percorso fatto finora?
«Essere ancora qui. Può sembrare una risposta semplice, ma non lo è. Ho vissuto momenti bellissimi e momenti complicati, ma non ho mai perso la curiosità e l’entusiasmo che mi hanno fatto iniziare. Oggi ho meno certezze di quando ho iniziato, ma probabilmente faccio domande migliori. E credo che la musica, per me, continui a essere proprio questo: un modo per cercare, non per trovare».