Negramaro Contatto 2020

Recensione del secondo estratto dal nuovo lavoro discografico della band

La cura del tempo” è il secondo singolo tratto dall’ album “Contatto” (di cui qui la nostra recensione ed analisi), ottavo lavoro discografico per i Negramaro. Un brano questo che sancisce un ritorno alle origini che sicuramente i fan storici della band apprezzeranno: “La cura del tempo” è infatti una ballad, vecchio stile per certi versi, nuova per altri, perché tutto ciò che nasce dopo è nuovo rispetto a quello che è nato prima.

Il brano è, però, ricco di spunti di riflessione, a partire dall’arrangiamento musicale: Il pop-rock iniziale si allinea alle sonorità del disco (seppure con qualche passo indietro) con sprazzi di elettronica, synth e arpeggiatori che vengono comunque avvertiti come un semplice contorno. A differenza dal resto dell’album, qui si scorge l’essenza dei Negramaro, poca forma e più sostanza che si concretizza con maggiore attenzione per la bella melodia. L’arrangiamento è a servizio della melodia, la ritmica incalzante cresce man mano che l’emotività del brano lo richiede.

Negramaro 2020

Tra voce e pad si insedia il buon vecchio pianoforte ed è nel bridge che entra un arpeggiatore che sembra annunciare un mondo esclusivamente elettronico prima che il ritornello accolga una ritmica elettronica essenzialmente pop- rock nella scansione metrica. Ultima, ma non per importanza, la progressione melodica degli archi che apre e chiude i ritornelli incorniciando una contaminazione musicale coerente con il presente, nostalgica del passato, ben stretta ai capisaldi che hanno fatto il successo della band in brani come questo.

Ciò che importa è l’emotività, ed in questo un ruolo speciale è affidato al testo. Come solo Giuliano Sangiorgi sa fare, ci accompagna con la sua voce dentro ad un viaggio emotivo. La paura del tempo non esiste, non c’è malattia se c’è un abbraccio, non c’è cura se non la speranza. La fiducia nell’amore, come la fede o come un sogno, non la si può toccare se non vivere, abbandonarsi l’uno nell’altra mentre fuori il mondo sta per finire.

C’è bisogno di crederci, e la voce di Giuliano è la dimostrazione che si può essere ciò che si vuole, basta volerlo ardentemente. “La cura del tempoè un invito ad amare, a chiudere gli occhi ed essere presenti solo ai propri sentimenti.

Un piccolo spunto di riflessione va fatto per la voce di Giuliano che ormai certamente conosciamo bene ma che spesso resta offuscata dal ridondante eccesso di suoni. Qui ogni parola è apprezzata grazie alla bellezza della voce, di nuovo protagonista della band, dall’inizio unico immenso elemento riempitivo del brano. E’ nella semplicità musicale che la voce del Sangiorgi acquisisce spessore emotivo, essenziale quando si vuol far ballare tanto quanto emozionare. Oggi come dieci anni fa, i Negramaro funzionano quando ci fanno ballare, ci emozionano però quando Giuliano “ce la sa cantare”.

Sembra che “La cura del tempo” sia una ripresa in carreggiata dopo un primo singolo tanto apprezzato ma forse meno acquistato dal pubblico. C’è bisogno di tornare indietro, di tanto in tanto, per ricominciare a camminare più forti di prima.

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La cura del tempo | Testo

Le strade son piene da un’ora
Di gente che corre e ha paura
Che possa arrivare
In questo momento
La fine del mondo (la fine del mondo, la fine del mondo)
E il mondo dovrebbe accettare
Nel giro di questa mezz’ora che sta per passare
Che tutto finisca di colpo e nel niente, il futuro e il presente
Io ti prendo in disparte
Per te ho la cura, da qui non si parte
Stringimi
Anche se questo mondo dovesse finire
Amami
Che se mai nuovo giorno dovesse arrivare
Ci trovi qui, stesi qui
Ad aspettarlo così
Così (così)
E il sole ritorna a danzare
Sui passi di questo pianeta che sta per finire
E intanto ci uccide a colpi di niente l’idea del presente
Io ti prendo in disparte
Per te ho la cura, da qui non si parte
Stringimi
Anche se questo mondo dovesse finire
Amami
Che se mai nuovo giorno dovesse arrivare
Ci trovi qui, stesi qui
Ad aspettarlo così
Così, eh
Colgo l’attimo, forse l’ultimo
E mi lascio andare al mondo
Incantesimo, puro e magico
Affidarsi all’infinito
Io non tremo, no, non tremo
Se mi resti ancora accanto
Ho la cura contro il tempo
Ti proteggo e intanto canto
Abbiamo ancora tempo per fare le valigie (stringimi)
Facciamo ancora in tempo e tu smettila di ridere
E fermati un secondo e lascia stare il mondo (amami)
E punta dritto a me, che ti salvo in un abbraccio
E non seguire il senso di chi scappa adesso (restiamo qui)
Noi restiamo vivi, vivi, in quest’angolo di mondo (ad abbracciarci così)
In quest’angolo di mondo, oh (così)
Abbiamo ancora tempo per fare le valigie (e stringimi)
Siamo l’unica cura alla fine del tempo
Fermati un secondo e lascia stare il mondo (e amami)
Rimaniamo sospesi in quest’attimo eterno
Il mondo è qui, ancora qui (e non seguire il senso di chi scappa adesso)
(Noi restiamo vivi)
Pronto a sorriderci (noi restiamo vivi)
(In quest’angolo di mondo)
(In quest’angolo di mondo)
Stringimi
Tanto questa non è poi la fine del mondo
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Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

By Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

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