La Zero e Livio Cori: “Abracadabra? La nostra macumba in musica” – INTERVISTA DOPPIA

A tu per tu con con i due talentuosi artisti napoletani, in uscita con il singolo “Abracadabra

“Abracadabra e vattenne, abracadabra e scumpare”, questa la formula magica protagonista del nuovo singolo di Manuela Zero, meglio conosciuta con lo pseudonimo di La Zero, cantautrice che ha deciso di intraprendere un nuovo percorso artistico a partire proprio da questo pezzo, un brano importante che la vede collaborare con Livio Cori, uno dei rapper più quotati della scena napoletana. “Abracadabra” è il titolo del brano scritto dai due artisti, composto per la parte musicale dal chitarrista Alessio Rossetti e prodotto da Sedd, alias Alessandro Manzo, in rotazione radiofonica a partire dal 17 gennaio. In occasione di questa importante uscita, abbiamo raggiunto telefonicamente i due artisti per realizzare una piacevole e confidenziale intervista doppia.

Ciao Manuela, ciao Livio, bentrovati. Partiamo dal singolo “Abracadabra“, cosa racconta?

Manuela: «“Abracadabra” è una macumba, la magia di cui vorrei disporre nei confronti di alcuni momenti della mia vita, ricordi che vorrei cancellare. Una formula magica per dimenticare, per esorcizzare tutto ciò che di negativo mi è capitato».

Livio: «L’input iniziale è partito da lei, mi sono aggiunto in un secondo momento riallacciandomi alla sua visione, ma anche al suo vissuto, alle difficoltà e allo sporco del mondo dello musica e dello spettacolo. Essendoci passato anch’io, ho cercato di ritagliarmi il ruolo di figura di sostegno, di dare un supporto all’intera narrazione, essendoci già passato in prima persona».

A livello di sonorità, vi siete trovati entrambi a vostro agio? 

Manuela: «Innanzitutto la mia terra, questo pezzo è una sorta di ritorno alle origini, alle chitarre che ricordano Napoli, il tutto contrapposto a batterie vicine al mondo della trap, perché avevo bisogno di un sound di questo tipo, dato che affronto temi abbastanza forti. Mi è sembrata una contaminazione molto interessante».

Livio: «Molto, perché rappresenta un po’ una fusione tra l’urban e suoni molto vicini a quelli che la musica napoletana ha sempre cercato nel tempo, in realtà è qualcosa che sentivo già mio, è bastato pochissimo per sbloccare l’ispirazione su una base del genere, l’ho sentita da subito affine al mio mood».

Una messaggio che viene veicolato anche attraverso le immagini, cosa rappresenta per voi il videoclip?

Manuela: «Questo progetto rappresenta l’inizio di una nuova vita, la mia rinascita, una dichiarazione di intenti su tutto quello che sono e voglio diventare, al di là della musica. “Abracadabra” è solo l’inizio di una verità che voglio raccontare, per me è stato importantissimo farlo anche attraverso le immagini, attraverso una libertà fisica e l’espressione del corpo. Il videoclip narra una storia, in maniera piuttosto irriverente, un racconto che ho cercato di spiegare anche attraverso un cortometraggio che uscirà a breve, nel quale parlo proprio di queste cose che voglio bruciare, i motivi che mi hanno spinto a scrivere questo pezzo».

Livio: «Il videoclip sta a rappresentare la sensazione tipica di chi si sente usato da un’industria, protagonista è questo angelo che si prostituisce, che è un po’ la metafora della figura dell’artista che si concede per dare piacere, a volte vendendosi pur di stare al passo coi tempi e col mercato. Di certo non è l’unica strada percorribile per fare determinate cose, come ho cercato di raccontare nel testo, perché se segui il tuo istinto non è necessario far parte di tutto questo schifo».

Come vi siete conosciuti e com’è nata la voglia di realizzare qualcosa insieme?

Manuela: «Livio ha incominciato a seguirmi su Instagram dopo avermi visto a Sanremo Giovani, da lì una serie di coincidenze incredibili, ad esempio sua madre è una ex ballerina del San Carlo di Napoli, proprio come me. Ci siamo sentiti sporadicamente per circa un anno, fino a quando non mi sono ritrovata in mano questa canzone che ho sentito di voler condividere con lui, così gli ho scritto in DM e spedito il progetto, successivamente ci siamo incontrati a Milano ed è nata “Abracadabra”, in modo facile e veloce».

Livio: «La sera in cui ha cantato a Sanremo Giovani ero incollato davanti al teleschermo in attesa che annunciassero i nomi dei big e pronunciassero il mio nome e quello di Nino D’Angelo. La sua “Nina è brava” mi ha colpito tantissimo, sia perché è scritta molto bene, sia perché tocca un argomento che mi ha colpito molto emotivamente, non perché ci sono vicino, ma ho sentito mio per il tipo di narrazione così vera e autentica. Ho cominciato a seguirla, fino a qualche mese fa quando mi ha proposto “Abracadabra”, trovo questo brano e l’intero progetto molto interessanti, nel mio piccolo ho cercato di darle una mano anche nella costruzione di tutto quello che c’è intorno, perché non bisogna solo concentrarsi sulla musica, bisogna curare nel minimo dettaglio anche tutto il resto. Il tutto in maniera assolutamente disinteressata, perché tra noi è nata un’amicizia e mi ha fatto piacere darle qualche dritta».

Prima di incontrarvi che idea avevate l’uno dell’altra?

Manuela: «Seguendolo mi ero fatta un’idea abbastanza chiara di lui, un ragazzo che si è fatto da solo e che si fà il culo tutti i giorni, dall’animo sensibile ed elegante, attraverso le sue canzoni descrive una Napoli che mi piace, in più racconta l’amore in modo speciale. La cosa che mi piace di più è che si tratta di una persona vera, sincera e leale, ti dice le cose in faccia e, soprattutto, quando sposa il progetto di un collega partecipa in maniera coinvolta, non è uno di quelli che si limita a fare la sua parte nel feat. Personalmente mi ha aiutato in tantissime altre cose, con i suoi preziosi consigli».

Livio: «Dopo averla vista a Sanremo Giovani, mi sono fatto l’idea di un’artista che non seguiva per forza una qualche ondata, l’ho vista come una donna che preferiva far apparire la musica prima della propria persona. Conoscendola mi ha confermato tutto il suo talento e l’umanità che già avevo intuito attraverso lo schermo ascoltando “Nina è brava”. Penso che lei scriva davvero molto bene, mi sono affezionato al suo progetto».

Qual è il vostro pensiero sulle collaborazioni e sulle contaminazioni musicali?

Manuela: «Per me è la prima volta che realizzo un duetto, diciamo che sono stata fortunatissima, perché è stato facilissimo collaborare con Livio, parliamo la stessa lingua e ci capiamo al volo, quando mi ha girato la sua strofa mi sono resa conto che era esattamente quello che volevo lui aggiungesse in questa canzone. Abbiamo trovato un’intesa personale, almeno per il momento non posso che parlarti bene delle collaborazioni, poi in futuro ti dirò (ride, ndr)».

Livio: «Nei featuring mi trovo a mio agio quando c’è qualcosa di vero dietro, quando c’è un legame effettivo, quando c’è un confronto, non sono tagliato per i copia-incolla, per quelle collaborazioni combinate che servono più che altro per un discorso di comodo, ma non ti lasciano nulla a livello umano e artistico, perché alla fine penso che il feat. sia una roba intima. Per quanto mi riguarda è la prima volta che collaboro con una donna, stranamente non mi era mai capitato, avevo scritto per una donna, ma mai duettato, anche se l’ho sempre desiderato. Non potevo che cominciare nel migliore dei modi con Manuela, sicuramente sarà il primo di una lunga serie».

A parte la vostra napoletanità, quali elementi vi accomunano?

Manuela: «Tanti, tantissimi, a partire dal modo di scrivere le cose, la verità e la forza che mettiamo in quello che facciamo, anche il modo di interpretare è simile perché non è mai fuoriluogo. Non è un caso che io gli abbia proposto di collaborare proprio in “Abracadabra”, una canzone per me importante che parla di un momento della mia vita particolare, del confronto con mia Madre, del mio cambiamento. Ho voluto condividere con lui un pezzo così intimo perché sapevo benissimo che gli avrebbe dato quel tocco in più, quella delicatezza che mancava».

Livio: «Una forte umanità, conoscendoci ci siamo confrontati su alcuni aspetti della vita, abbiamo idee spesso simili, entrambi vogliamo riscoprire la bellezza attraverso la nostra arte, cercando di fare al meglio ogni singola cosa. Proprio come me, anche lei è molto attenta al dettaglio e al suono, ma sempre con l’obiettivo di realizzare qualcosa che possa soddisfarci e non che funzioni a tutti i costi. Di base abbiamo un’idea artistica abbastanza condivisa, in più mi assomiglia un po’ anche caratterialmente, a volte ha un po’ una testa di c***o come me, per questo ci prendiamo (ride, ndr), poi ho scoperto che è stata una ballerina del San Carlo come mia mamma, quindi di cose in comune ne abbiamo».

In comune avete sicuramente il passaggio a Sanremo dello scorso anno, seppur in categorie diverse. Che esperienza ha rappresentato per voi il Festival e cosa pensate di questa kermesse che sta per compiere settant’anni?

Manuela: «In realtà “Abracadabra” l’ho scritta in treno al rientro da Sanremo lo scorso febbraio, dopo aver vissuto un’esperienza non proprio bellissima. Non so se ricordi ma i giovani dovevano esibirsi sul palco dell’Ariston, poi la cosa è saltata ma nessuno ci aveva avvertito. L’input di questo pezzo è arrivato dopo che una persona mi ha detto di stare zitta, di non parlare troppo di questa storia, di evitare di ribellarmi a questo sistema poco umano, perché io e gli altri ragazzi eravamo lì ma molta gente ha fatto finta che non ci fossimo. E’ la prima volta che lo racconto, è stato brutto, così in viaggio ho iniziato a buttare i primi versi, perché alla fine non mi interessava tanto non essere salita sul palco, personalmente mi bruciava il non essere stati considerati. Da lì è nato questo inno liberatorio, un v******o ad una serie di cose che accadono e che non reputo giuste. Sul prossimo Sanremo, invece, penso che debba vincere Rita Pavone, lo dico davvero, io la amo e tiferò per lei, anche perché il titolo della sua canzone è meraviglioso».

Livio: «Sanremo per me è stata un’esperienza incredibile, non avevo mai calcato un palcoscenico del genere, con Nino ci siamo riusciti, lui ha portato me e io ho portato lui, insomma ci siamo portati a vicenda, chiaramente senza di lui sarebbe stato impossibile far parte del cast dei big, probabilmente avrei fatto parte del cast dei giovani, per questo non smetterò mai di ringraziarlo per avermi dato una tale fiducia. Un’esperienza che ha avuto un grosso impatto sulla mia carriera, in una settimana ho appreso quello che non avevo imparato in dieci anni, influenzando tante altre cose grazie alla visibilità che mi ha dato. Quest’anno ci sono sicuramente dei nomi storici ma anche delle novità, come Elettra Lamborghini, Elodie e il ritorno di Achille Lauro, penso che si continui a rinfrescare sempre più l’aria ed è giusto così, perché è giusto dare spazio ai nuovi big, trovo che Sanremo si sia molto aperto negli ultimi anni, avvicinando al Festival anche le nuove generazioni».

Prendendo spunto dal titolo della vostra canzone, se per assurdo aveste la possibilità di ricevere in dono un qualche potere, di che tipo di magia vi piacerebbe disporre?

Manuela: «Guarda, niente di più di quello che dico nella canzone: “Abracadabra e scumpare”, ovvero eliminare tutto ciò che reputo superfluo, far scomparire le cose e le persone che non ci piacciono. Non mi piace l’ineducazione, la mancanza di empatia, di conseguenza questa è l’unica magia di cui vorrei, in alcuni momenti, poter disporre».

Livio: «Mi piacerebbe poter volare, non so dirti nemmeno per quale assurdo motivo, ma ho sempre avuto in mente ‘sta cosa, forse perché sono stato influenzato dai vari supereroi, per il desiderio a volte di andare via e staccare la testa da tutto e da tutti. Non so, dovrei andare dallo psicologo per saperne di più (ride, ndr)».

Visto che vi siete conosciuti online, non posso non chiedervi, dunque, come descrivereste il vostro rapporto con i social network?

Manuela: «Terribile, nel senso che li odio moltissimo perché li considero dei canali piuttosto freddi, al giorno d’oggi purtroppo indispensabili. Sto imparando ad avere un approccio diverso, lavorando con Francesco Facchinetti non puoi che scoprire un sacco di cose, di sicuro apprezzo la comodità e la velocità con cui si possono scambiare informazioni, la praticità di poter inviare un link a chiunque. Non sono ancora brava a comunicare la mia vera essenza sulle varie piattaforme, preferisco di gran lunga il palco e il contatto diretto con la gente. Spero di riuscire a trovare il giusto metodo per esprimermi al meglio anche attraverso i social».

Livio: «Amore e odio, o meglio amore poco, più odio. Per me i social sono una costrizione, è un qualcosa che è entrato a far parte del mio lavoro, anche se ne farei francamente a meno, a volte mi verrebbe voglia di staccare tutto, ma bisogna fare i conti con le eventuali conseguenze, perché in una società iperconnessa non è facile estraniarsi da tutto, specie per chi fa un lavoro in cui la comunicazione è centrale. Cerco di renderla meno impostata, personalizzando il più possibile i contenuti, ma di base considero questo strumento il tumore di tutto, vissuto in maniera troppo intensa diventa veramente un male. Nei limiti può rappresentare un’ottima forma di progresso, ma il rischio è che possa degenerare e sfociare sempre di più  in dipendenza».

Entrambi state rispettivamente lavorando a nuova musica, quali sono i vostri prossimi progetti in cantiere?

Manuela: «E’ praticamente tutto pronto, uscirà un singolo ogni mese in modo tale da arrivare all’estate con un po’ di pezzi fuori per potermi esibire dal vivo il più possibile. A Capodanno in Piazza Plebiscito ho cantato due pezzi inediti davanti a centomila persone ed è stato bellissimo, perché ho potuto vedere in tempo reale la loro reazione, devo dire che la mia Napoli ha reagito benissimo e mi ha caricato tantissimo. Sto scrivendo moltissimo, anche per altri artisti, la collaborazione con Le Deva continuerà dopo i positivi riscontri ottenuti con “A.I.U.T.O.”, sono molto contenta. Sul resto ancora non posso dire nulla, ma sono molto contenta perché le canzoni che scrivo per gli altri si discostano completamente dal mio progetto, lo trovo divertente perché mi dà la possibilità di esprimermi in maniera diversa. Infine ci saranno anche novità sul fronte della recitazione, sto cercando di portare avanti anche il mestiere di attrice, mettere insieme le due cose e di farle funzionare al meglio».

Livio: «A parte le collaborazioni, in questi giorni esce anche il disco de I Desideri con un mio featuring, in settimana registrerò due brani con artisti abbastanza importanti, molto big diciamo (sorride, ndr), non posso dirti di più perché si tratta di progetti non miei e saranno giustamente loro ad annunciarlo più in là. Poi sto lavorando alle mie cose, ho in mente due progetti separati, non so bene se un album o un EP, è difficile poterli definire perché non vedo ancora una forma finale, diciamo che sto scrivendo tanto, ma non so in che direzione potranno andare entrambi i progetti».

Per concludere, facciamo un salto nel futuro: come vi vedete tra dieci anni?

Manuela: «Mi vedo in giro a raccontarmi attraverso la musica, la recitazione e la scrittura, una comunicazione a 360 gradi, senza filtri o limiti. Mi piacerebbe raccontare sempre di più la mia terra, il mio progetto parte da Napoli e mi piacerebbe portarla il più lontano possibile, magari anche all’estero. Nella mia vita ci sono stati tanti cambiamenti negli ultimi mesi, quindi non riesco a pensare troppo in là, sicuramente il mio progetto sarà sempre in continua evoluzione, perché caratterialmente sono fatta così, tutta questa energia mi fa sentire viva e felice».

Livio: «Questo tipo di domande sono sempre difficili, se penso a dieci anni fa sono successe delle cose che non mi sarei mai aspettato, tra queste Sanremo, almeno non così presto. Sai, ci sono tante cose che cambiano, ho scoperto che con il passare del tempo è difficile definire dove arriverai. Sicuramente mi vedo in parte come sono oggi, un artista legato al contenuto e spero di rimanere fedele a tutta la mia visione, alle idee e al messaggio che ho. Spero di perfezionarmi ancora di più, di risultare molto più saggio ed esperto nella mia musica, soprattutto di suonare ovunque e per sempre, perché il live è la parte più bella di questo mestiere, per portare in giro la tua musica e ricevere un confronto immediato con il tuo pubblico, in assoluto la cosa più bella che spero non passi del tutto in secondo piano rispetto al resto».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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