“Ladra di libri”, alla riscoperta de “Le camelie invernali” di Ermal Meta

Le camelie invernali Ermal Meta

Alla scoperta dei libri che raccontano la musica: storie, approfondimenti, recensioni e curiosità ogni settimana. A cura di Carola Piluso

Ladra di libri” è la rubrica settimanale dedicata ai libri che parlano di musica, di artisti, di voci, di dischi e di storie che meritano di essere raccontate. In questa prima settimana, Carola Piluso ci racconta “Le camelie invernali” (edito La Nave di Teseo) di Ermal Meta.

L’obiettivo di “Ladra di libri” è proporvi una selezione curata di volumi (biografie, saggi, romanzi a tema musicale) da leggere, scoprire o riscoprire. Non solo recensioni, ma anche approfondimenti, aneddoti e curiosità per orientarsi tra le tante pubblicazioni dedicate all’universo sonoro. Perché la musica si ascolta, ma si legge anche.

“Le camelie invernali”: due famiglie, un’amicizia e tanti segreti

Con “Le camelie invernali” (La Nave di Teseo), Ermal Meta torna alla narrativa dopo “Domani e per sempre”, scegliendo una storia ambiziosa, stratificata, che attraversa trent’anni di storia albanese e unisce mistero, memoria e tradizione. Un romanzo che, va detto subito, non mi ha entusiasmato fino in fondo, ma che ha il merito indiscutibile di aprire la mente e porre domande scomode.

La trama si muove su due piani temporali. Da una parte l’Albania del 2025, dove Lara, studentessa di giornalismo italiana di origine albanese, arriva per intervistare un uomo che vive recluso in casa da trent’anni. Dall’altra il 1995, un Paese in ginocchio dopo la caduta del regime comunista, in cui le vite di due famiglie vengono travolte da un delitto e da una legge antica e implacabile: il Kanun. Qui nascono Uksan e Samir, amici inseparabili, destinati a diventare nemici per un debito di sangue che nessuno dei due ha scelto.

Meta scrive con sensibilità e rispetto, soprattutto quando racconta il peso delle tradizioni, la violenza ereditaria, il conflitto tra destino e libero arbitrio. Alcune pagine sono potenti, altre più lente, e il ritmo non sempre riesce a tenere alta la tensione emotiva. È forse questo che impedisce al romanzo di coinvolgere fino in fondo.

Eppure “Le camelie invernali” resta un libro importante. Perché parla di identità, di radici, di scelte imposte e scelte negate. Perché mostra come il passato continui a bussare al presente. E perché, anche senza travolgerti, ti costringe a guardare una realtà poco raccontata, complessa, dolorosa. Un romanzo che non conquista il cuore, ma stimola la testa. E a volte, anche questo, è un buon motivo per leggerlo.

Scritto da Carola Piluso
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