A tu per tu con il giovane cantautore romano, in gara a Sanremo 2020 con il brano “Vai bene così”

E’ un momento importante per la carriera di Leo Gassmann, reduce dall’avventura di X Factor dello scorso anno e dalla successiva pubblicazione dei singoli Piume“, “Cosa sarà di noi? e Dimmi dove sei. A poche ore dalla vittoria conquistata nel corso della serata di Sanremo Giovani, andata in scena ieri su Rai Uno, lo abbiamo raggiunto telefonicamente per parlare di “Vai bene così”, brano con cui parteciperà di diritto alla 70esima edizione del Festival della canzone italiana.

Ciao Leo, sembrerà banale chiedertelo, ma come stai?

«Guarda no, non è banale invece, ti ringrazio. Benissimo, cioè nel senso… ho dormito poco perché non riuscivo a smettere di pensare, mi sono rivisto più volte l’esibizione per capire cosa poter migliorare la prossima volta, oltre che per rivivermi un po’ l’emozione. Sono molto felice, molto orgoglioso e onorato di essere arrivato fino a qui, è un sogno che si avvera».

Mentre ti ascoltavo ieri cercavo di immaginarmi il tuo pezzo già con l’Orchestra di Sanremo, ci hai fatto un pensierino anche tu?

«Beh sì, avendo scritto io la canzone ho ricevuto molti complimenti anche da musicisti professionisti, per me è davvero un onore, non riesco quasi a crederci, è una cosa incredibile, proprio perché il pezzo l’ho composto io. Ad arrangiare il brano mi ha aiutato Matteo Costanzo, un mio grandissimo amico, con il quale collaboro sempre, insieme abbiamo pensato naturalmente al clima orchestrale, l’arrangiamento finale è stato pensato per quel suono lì, quindi non vedo l’ora guarda, è quello che volevamo e solo all’idea sono troppo felice».

Che messaggio hai voluto lanciare tra le righe di “Vai bene così”? Cosa hai voluto raccontare?

«Ho voluto parlare di accettazione personale, spesso le persone vengono costantemente demoralizzate dalla società e dalle varie situazioni che si susseguono. Dedico questo brano a coloro i quali non riescono ad accettarsi, che si guardano allo specchio e non si piacciono per niente, questo pezzo è un modo per dirgli di imparare ad amarsi, perché i nostri difetti sono la nostra grande forza. Nella vita essere una persona umile, che lavora sodo per migliorarsi, che si comporta bene nei confronti degli altri e del prossimo, credo che aiuti a raggiungere i propri obiettivi. Il messaggio è: essere buoni non è un ostacolo, la rabbia non è necessaria, basta semplicemente esprimersi».

Dal punto di vista musicale, invece, l’idea di un finale così corale com’è venuta?

«La parte corale è arrivata con un guizzo mio e di Matteo, ci trovavamo in Toscana a registrare in una casa al mare, abbiamo pensato di dare un tocco internazionale, un modo per unire la cultura melodica italiana a quella africana che fa parte della nostra realtà, un modo per unire i popoli e tutti quanti in un grande coro. Direi che ce n’è assolutamente bisogno».

C’è una frase che, secondo te, rappresenta meglio questa canzone?

«In realtà non te lo saprei dire, perché avendola scritta interamente io sono legato a qualsiasi singola parola del testo, non ti saprei dire una mia preferita. Forse quella più rappresentativa è proprio il titolo, ovvero “Vai bene così”».

Quando hai scoperto che tu e la musica eravate fatti l’uno per l’altra?

«L’ho scoperto dopo un lungo processo sia artistico che mentale, in realtà la musica non la vedo come un lavoro, bensì come un modo di esprimermi, di emozionarmi per cercare di emozionare gli altri. E’ più una necessità, capisci? Come tutte le cose che vengono fatte non il cuore non lo considero come un mestiere. Avendo fatto un percorso graduale, passando da piccoli provini al palco di X Factor, fino ad arrivare qui a Sanremo, piano piano ho avuto la conferma che questa possa diventare la strada principale nella mia vita».

Hai avuto il tempo di realizzare che potresti trovare il tuo amico Anastasio a Sanremo?

«Guarda, ne sarei molto felice e tiferei per lui perché è un artista incredibile, sinceramente parlando penso che sia una delle penne più belle che abbiamo oggi, oltre che una persona di cuore che merita tutto l’affetto e il rispetto da parte del pubblico, perché si impegna moltissimo, lo considero un amico “profondamente profondo”».

Hai una canzone del Festival a cui sei particolarmente legato?

«Ti direi “Vita spericolata” di Vasco Rossi, perché è un artista fuori dagli schemi che ha sempre espresso se stesso senza mai avere paura di mostrarsi per quello che è. Credo che la sincerità lo abbia sempre contraddistinto, fino a farlo diventare una vera e propria leggenda vivente».

Al di là di come andrà Sanremo, quale sarebbe per te la vittoria più importante?

«Onestamente, mi basterebbe far star bene delle persone anche solo per quei tre minuti, cambiargli la giornata e trasmettergli qualcosa, magari un motivo in più per affrontare i problemi che inevitabilmente viviamo. Sai la musica si può ascoltare in qualsiasi momento, quando sei sull’autobus che stai andando al lavoro, mentre fai la spesa o prepari da mangiare, questo è il bello e la forza di questa forma d’arte, che non scompare mai e ci avvolge in un velo colorato tenendoci sempre per mano. Quello che mi farebbe piacere è poter essere una di quelle voci che fanno star bene gli altri».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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