Luciano Ligabue conquista l’Olimpico: oltre 50mila fan per i 30 anni di “Certe notti”

Ligabue

Ligabue come un gladiatore nell’arena, il suo tour 2026 passa dallo stadio Olimpico di Roma e lascia il segno. Ecco le sue dichiarazioni poche ore prima dell’incontro e il resoconto della serata

Per una sera lo Stadio Olimpico di Roma diventa la casa del rock italiano. Oltre 50mila spettatori accolgono Luciano Ligabue per uno show-evento che continua a celebrare i 30 anni di “Certe notti”, il brano che ha segnato la sua carriera e che, nel tempo, è diventato la colonna sonora di intere generazioni.

L’atmosfera è quella delle grandi occasioni. Sul palco, una scaletta speciale pensata per ripercorrere tre decenni di musica e ricordi. «Questa sera inauguro le date degli Stadi e poi mi sposterò nei Palazzetti» promette il rocker emiliano nel pomeriggio nell’incontro stampa organizzato alla vigilia del debutto. E aggiunge: «Sarà una scaletta diversa dalle altre e suonerò anche “Sogni e Rock’n’roll”, la mia prima canzone».

L’Olimpico, per Ligabue, è un luogo ricco di aneddoti e momenti indimenticabili. «Ho un paio di ricordi che mi legano all’Olimpico: la mia prima volta che sono stato qui il mio tecnico mi fece uno scherzo: alzò la piattaforma sulla quale cantavo di 10mt, ho stretto il sedere. Nel 2002 invece per un nuovo concerto qui portai uno spettacolo senza copertura e quel giorno ha diluviato. Vidi passare l’Arca di Noe» confessa ridendo.

Tra i momenti più emozionanti della serata c’è naturalmente il tributo a “Certe notti”. «È stato un singolo particolare, non avrei mai potuto immaginare che cambiasse la mia vita così tanto» racconta l’artista. Ad accompagnarlo sul palco ci sono cinque chitarre e tutti i chitarristi che hanno condiviso con lui un pezzo di percorso artistico. Alla batteria, invece, siede suo figlio Lenny, in un passaggio simbolico che unisce generazioni diverse sotto il segno della musica.

Nel corso del concerto trova spazio anche “Nessuno è di qualcuno”, brano intenso e profondamente empatico incentrato sul tema dei femminicidi. Con “Il mio nome è mai più”, la canzone incisa nel 1999 insieme a Jovanotti e Piero Pelù, il live assume una forte connotazione civile: sui maxi schermi scorrono messaggi che invocano la pace e denunciano i conflitti in corso: “Basta col massacro di Gaza”, “basta col massacro in Ucraina”, “basta col massacro in Sudan”.

Guardando al futuro, Ligabue rassicura i fan sulla sua vena creativa: «Io di canzoni ne ho un fottio, sono l’ultimo dei problemi. Prima o poi qualcosa uscirà». E poi la sorpresa finale. Il cantautore annuncia già i suoi progetti per il prossimo anno: «Nel 2027 mi fermo, ma solo in Italia, perché voglio spostarmi all’estero».

Una dichiarazione che apre nuovi scenari per uno degli artisti più amati della musica italiana, capace ancora oggi di riempire grandi spazi come gli stadi e di trasformare una notte qualunque in una di quelle che, per dirla come lui, somiglia a un vizio che vizio non vuoi smettere mai

Scritto da Carola Piluso
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